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L’italiano all’estero

C’era una volta l’italiano emigrante con la valigia di cartone. Poi era giunta l’era del turista italiano ma cittadino del mondo, quello che andava a infornare pizze nella City tutta l’estate o passava sette anni in Tibet. Poi ancora, coi Bond e lo Spread, è tornato di moda l’emigrante, ma con la 24 ore di pelle. Dall’estremo nord all’estremo sud est del mondo la differenziazione degli individui di origine italica che popolano il pianeta è assai ampia, ma riconducibile ad alcuni macrogruppi:

1 – Il rinnegatore
Ai “mi consenta” e “uè ragassi” fa orecchie da mercante, fingendo abilmente di non riconoscere la lingua. La sua carta geografica più recente risale al periodo napoleonico. A tradire le sue origini un inconfondibile accento francobergamasco o anglosiculo che sfoggia con nonchalance anche se in partenza da Orio al Serio.

2 – Il nostalgico
Egli si cruccia soprattutto per la perdita del rito mattutino del bombolone alla crema inzuppato nel cappuccino. Ovunque vada, qualunque prezzo sia disposto a pagare, ciò che ottiene è al massimo una tazza di caffè solubile. Quando si avvicina l’ora di cena può restare deluso dal ristorante italiano in cui s’avventura, scoprendo di avere una possibilità su due che il cuoco sia egiziano. Quando torna su suolo natio ordina un caffè e una capricciosa quattro stagioni con le sarde e il pecorino ma scopre, con suo grande rammarico, che il gestore del chiosco cui si è appena affidato è cinese.

3 – Il maratoneta
Comincia trasferendosi in Canton Ticino e finisce a Canton. Il suo disgusto per il futuro dell’Italia lo porta ad allontanarsi sempre di più, fino a dove Skype non funziona e Facebook non è mai arrivato. Ma poiché la vita è una ruota che gira o un cerchio che si chiude o un sole che tramonta e poi sorge di nuovo, la sua parabola di emigrante di successo lo riporterà in Italia, dove ammorberà colleghi o amici pensionati giocatori di scopone con racconti inverosimili sui bar di Bogotà e le strade di Calcutta.

4 – Il sognatore
La sua vita gravita intorno a una data incognita del futuro in cui rimetterà radici a Casa (la maiuscola è d’obbligo) prospettandosi di aprire un agriturismo nel senese. Così come i “ma sì tra un anno o due ci sposiamo” e i “comunque possiamo restare amici”  anche il “tornerò” si dimostra promessa vacua e sogno irrealizzabile, colmata dal graduale insorgere nell’individuo di un amore folle per gli inverni norvegesi o le temperature estive dei deserti arabi.

5 – Il genio
Gruppo sempre più diffuso: se ne ha notizia soprattutto dai giornali italiani che celebrano all’unisono l’invenzione di frigoriferi a pedali e altri oggetti straordinari, di solito costruiti in collaborazione con dirigenti di Google in infradito e boyscout dodicenni venditori di limonata. Essi vivono soprattutto in nordamerica, dove fanno grande sfoggio di modestia ma anche di buste paga alle telecamere di Studio Aperto. Allo stato brado amano girare per Central Park nelle 24 ore di libertà che vengono concesse loro ogni biennio.

Nota: nei gruppi sopracitati (trattasi comunque di classificazione incompleta e generica) non sono compresi individui come lo statista Bottino Bettino Craxi, l’esimio letterato Cesare Battisti, il divin banchiere Calvi, l’eroico Bertolaso e un discreto numero di mafiosi imprenditori. Essi sono soggetti del tutto particolari, veri e propri fuoriclasse del famoso made in Italy, cui noi tutti saremo eternamente grati.

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Laura Bonaventura

"Non comanderò, né sarò comandato"

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