Tanto miele a Natale per un voto a Capodanno

Oh, finalmente è la vigilia di Natale! Non sentite l’atmosfera natalizia che pervade ogni poro della vostra pelle? Non vi sentite irrimediabilmente più buoni e generosi in questo periodo dell’anno? (Se sì, c’è una spiegazione scientifica anche a questo: si mangia più cioccolato, che rilascia endorfine con effetti rilassanti sull’umore nel cervello… a tutto il resto ci pensano le decorazioni natalizie e la corsa al regalo di Natale, con la tv addobbata a tema per l’occasione).

Da circa una settimana, poi, continuo a ricevere mielosi inviti da una categoria molto particolare di italiani: quelli che sono in Parlamento e vorrebbero rimanerci, quelli che non ci sono e vorrebbero andarci. Io pensavo fosse la magia del Natale e… invece erano le primarie dei Parlamentari calendarizzate per Capodanno.

Improvvisamente, gente che per cinque anni (o per tutta la vita) non ha ascoltato nemmeno una delle denunce che abbiamo fatto sul piano politico, etico e morale, si riscopre movimentista e rivoluzionaria: fenomenale l’invito che mi è arrivato ad andare al voto il 29 dicembre perché il 28 la candidata (sì, era donna, a dimostrazione che decenza e genere non vanno di pari passo) offriva una grande abbuffata a base di delizie natalizie (soldi suoi, si intende).

Ora, non vorrei fare il solito Rompiballe (ma del resto, questo sono), ma ci tengo a farvi riflettere su un punto: così come sono state concepite, queste primarie per parlamentari non sono certo migliori di quelle che ha fatto Grillo. Sono infatti ristrette ad una platea ben precisa (e manovrabile) di persone, sono state organizzate in fretta e furia non permettendo a tutti quelli che si volevano candidare di farlo e in ogni caso i più fedeli trinariciuti di partito, che non prendono un voto nemmeno se lo pagano, verranno inseriti nella quota riservata al Segretario, con buona pace di rottamatori e cittadini che ci credono per davvero.

Ora, così come sono riusciti a modificare in 12 mesi la Costituzione, inserendovi il pareggio di bilancio senza aprire un grande dibattito nel paese e permettendo ai cittadini di esprimersi al riguardo (uno dei motivi per cui non sono andato a votare alle primarie per scegliere il candidato premier), per dare veramente la possibilità agli elettori di scegliere bastava inserire due comma all’attuale Porcellum (votazione netta: 10 minuti): il primo per introdurre le preferenze di lista, il secondo per abolire il premio di maggioranza su base regionale al Senato (che ha senso solo se il Governo non deve avere la fiducia anche in quel ramo del Parlamento, con in Germania).

Invece, nulla. Hanno persino boicottato il referendum per ripristinare il Mattarellum, che era già qualcosa. Ovvio: un Parlamento di nominati è più facile da manovrare di uno che vanta parlamentari eletti dal popolo, con un proprio consenso (lecito o meno, è un altro discorso).

A vedere le regole, queste primarie sono solo lo specchietto per allodole, tutto mediatico, per dare la parvenza di democraticità ad un processo che tutto è, tranne che democratico: chi, infatti, come me non è andato a votare alle primarie per il premier non potrà andare a votare per quelle dei parlamentari (negandomi il diritto di scelta); chi, invece, potrà andare a votare, potrà farlo solo pagando due euro (aridaje) e non potrà mettere becco né sui capilista, né sulle prime posizioni (a quelle ci pensa il Segretario, con il suo parterre di 120 parlamentari da nominare).

Un partito come il PD, i cui voti si aggireranno attorno ai 12 milioni, restringe la possibilità di voto solo ad un sesto del suo elettorato potenziale (2 milioni, tolti i 500mila del PSI e i 500mila di SEL), sesto composto perlopiù dai militanti di partito, spesso riuniti in consorterie e clientele controllate da questo o quel deputato o satrapo di partito.

Perché c’è anche questa indecenza: mentre per i parlamentari uscenti non è prevista alcuna raccolta firme, tutti gli altri avrebbero dovuto raccogliere in 3 giorni 500 firme di elettori e militanti (quota abbassata a 310 per gli “amici” e mantenuta per i “nemici”, come il piddino No-Tav Sandro Plano). Badate bene: le firme dei militanti valide sarebbero state solo quelle degli iscritti al PD dal 2011 (quelli del 2012 non sono valide e non si capisce perché).

Il fatto che i parlamentari uscenti non debbano presentare firme, fa sì che possano mettere le proprie clientele al servizio degli zelanti portaborse che vogliono fare il salto a livello nazionale: una meraviglia istituzionale che garantisce certamente la qualità delle future liste democratiche e selline (sì, perché anche SEL ha il suo listino bloccato deciso da Vendola).

La stessa data (29 e 30 dicembre) farà sì che a votare andranno in maggioranza i militanti dei due partiti (e allora ci si chiede perché non abbiano fatto delle consultazioni interne, sarebbero state più credibili). Loro si difendono dicendo che, stando la legge, quella è l’unica data possibile per votare. Eppure c’era chi, come Civati, chiedeva di fare le parlamentarie contestualmente alla scelta del leader, ma fu trattato in malo modo nei mesi scorsi. A dimostrazione che sono stati costretti a farle e, visto che non possono fare altrimenti, hanno preso tutte le misure necessarie per pilotare il risultato finale a favore dei soliti noti.

Sarà interessante vedere quanta gente andrà a votare e quanti voti prenderà ciascun singolo candidato parlamentare (come è noto, per essere eletti in un sistema proporzionale aperto, sono necessari decine di migliaia di voti). Quel che è certo è che la stragrande maggioranza dell’elettorato del centrosinistra non potrà andare a scegliere il proprio candidato, tra le tante persone oneste e perbene che si sono candidate e che rischiano di perdere a favore degli impresentabili sponsorizzati da leader vecchi e nuovi.

Il mio augurio di buon Natale va a loro, a tutte le persone oneste e perbene che ci sono, resistono e lottano per un Paese migliore e non si arrendono mai. Per tutti gli altri, come direbbe il buon vecchio Scrooge, un bel bao bubbole, perché se lo son proprio meritati.

P.S. C’è chi ha avuto l’ardore e la faccia tosta di chiedermi di sostenerlo con Qualcosa di Sinistra ed enricoberlinguer.it. Preciso, per evitare che vi mandi a quel paese in malo modo e senza vaselina in futuro, che questo non è il mio blog, benché l’abbia creato e ci metta i denari. Non lo posso schierare con nessuno (e mai lo farò), al massimo, sul mio personalissimo profilo fb posso esprimere simpatia per tizio o per caio. Ma di certo stiano tranquilli lor signori che la faccia pulita di Enrico Berlinguer, tramite i ragazzi di enricoberlinguer.it, non l’avranno mai per raccogliere consensi elettorali. 

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

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