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JG – l’alternativa al disastro della disoccupazione

In un contesto come quello italiano, la disoccupazione ha raggiunto livelli non più tollerabili.
Siamo intorno all’11% per quanto riguarda quella aggregata ed oltre il 35% per quanto concerne la disoccupazione giovanile.

Oltre all’enorme danno economico che essa porta con sè, la disoccupazione rappresenta il peggior disastro che possa accadere ad una economia; non l’inflazione ma la disoccupazione.

Infatti la disoccupazione porta con sè danni sociali di gravissima intensità: suicidi, violenze domestiche, depressione, aumento della criminalità, perdita della propria stima, perdita della dignità di essere umano.

Chi vede la disoccupazione come uno stabilizzatore del livello dei prezzi (il NAIRU, per i più ferrati in Economia) senza prendere in considerazione il devastante impatto che essa ha sulla vita di ogni singolo padre di famiglia e/o ragazzo disoccupato, dovrebbe cominciare a riflettere nuovamente su cosa vuol dire studiare l’economia. L’Economia può rendere meravigliosa la vita delle persone, permettendogli di avere una casa, un lavoro, una famiglia, una felicità; ma l’Economia può anche distruggere interi popoli (vedasi la distruzione del Sud Europa a seguito delle folli politiche economiche europee).

A fronte di un disastro sociale di tali dimensioni, però, una politica economica alternativa è possibile. Si chiama ELR (Employer of Last Resort) o JG (Job Guarantee) e nasce inizialmente dalla mente dell’illustre e compianto economista post-keynesiano Hyman Philip Minsky, per poi trovare successivi sviluppi in quella che è la Scuola di Economia della Modern Money Theory, con gli economisti Warren Mosler, L. Randall Wray, Bill Mitchell, Stephanie Kelton, Pavlina Tcherneva e molti altri.

Il modello JG per il raggiungimento della Piena Occupazione può essere riassunto in questo modo:

uno Stato che ha una piena sovranità monetaria (fiat money) fissa un salario minimo (che diverrà il salario minimo per legge)  con il quale occuperà tutte quelle persone che sono disponibili e abilitate a lavorare ma che non riescono a farlo nel settore privato. Viene così a formarsi una piscina, come la chiama L. Randall Wray, di occupati nel programma JG. Tale “piscina” varierà a seconda del ciclo economico: quando l’economia va male e la disoccupazione aumenta, il Governo aumenterà la schiera di persone che lavoreranno per lui al salario minimo fissato; viceversa, quando l’economia va bene e la disoccupazione diminuisce, il Governo diminuirà la schiera di persone che lavoreranno per lui, poichè tali lavoratori potranno trovare una occupazione nel settore privato. Il livello di questa “piscina” varia, quindi, a seconda delle condizioni in cui viene a trovarsi l’economia.
Moltissimi sono i settori in cui questi lavoratori possono essere occupati nel programma di Job Guarantee: assistenza agli anziani e ai disabili, costruzione e riqualificazione degli edifici, riassestamento idrogeologico del territorio, pulizia degli spazi pubblici, assistenza ai bambini, servizi sociali, e via dicendo.

Ovviamente tale programma JG ha un impatto sul bilancio pubblico: il Governo sarà costretto ad aumentare il suo deficit di bilancio per occupare i lavoratori in momenti di crollo dell’economia, mentre ridurrà il deficit quando l’economia sarà in ripresa.

Abbiamo già visto, in altri articoli, come il deficit di bilancio per un paese avente piena sovranità monetaria, non sia un problema ma anzi rappresenti la ricchezza (il surplus) del settore privato (famiglie, aziende, banche, ecc…). Abbiamo anche visto come la spesa dello Stato con una propria fiat money non sia vincolata al gettito fiscale e/o all’emissione di Titoli di Stato.

Chiunque di voi stia leggendo queste righe probabilmente dirà: “Si, bello! Ma poi come la controlli l’inflazione che schizza alle stelle con questi deficit mostruosi?”

Domanda più che giusta, aggiungerei io. Innanzitutto bisogna dire che di fronte ad una situazione economica che presenta una elevata disoccupazione, con molti beni e servizi invenduti, capitale inutilizzato, una politica di JG permette di accrescere la domanda aggregata in modo da ridurre questo stock di merci invendute e, quindi, di aumentare i consumi, l’occupazione, ecc… in modo da far riprendere l’economia ed il settore privato. Ma oltre ad accrescere la domanda aggregata, una politica di Job Guarantee (JG) permette di accrescere anche l’offerta aggregata (la produzione) fino al raggiungimento della Piena Occupazione (ovvero quella situazione in cui tutti coloro che vogliono e sono abilitati a lavorare, hanno un lavoro).
Per Piena Occupazione si intende un livello di disoccupazione pari all’1-2% (cioè quella che in Economia si chiama “disoccupazione frizionale”).
L’inflazione, quindi, con una tale armonizzazione tra politica fiscale, domanda e offerta aggregata, non è un problema. Solo una volta che si è raggiunta la Piena Occupazione, aumentare la domanda aggregata porta ad un rialzo dei prezzi, poichè non è più possibile produrre altri beni e servizi e quindi una maggiore spesa si traduce in inflazione.

Un programma JG è stato sperimentato in Argentina, dal 2003 al 2007, con il nome di Plan Jefes de Hogar (scaricabile qui). Possiamo usufruire di questi semplici grafici, relativi al suddetto programma, per vederne gli effetti. Questo grafico riporta la stabilizzazione del livello dei prezzi, proprio come abbiamo appena detto:

Plan Jefes - stabilizzazione livello dei prezzi
E per quanto riguarda il tasso di cambio della valuta? Non c’è da preoccuparsi di una svalutazione/deprezzamento (a seconda del regime di cambi) della stessa dopo l’attuazione di un programma JG. Anzi, un tale programma stabilizza il tasso di cambio della valuta proprio perchè, come Mathew Forstater, Direttore del Center For Full Employment and Price Stability (UMKC), dice:

“se abbiamo un programma di Job Guarantee, il valore della valuta domestica è perfettamente stabile, dato che è fissato al salario nominale JG. Quindi, se c’è un qualsiasi cambiamento nel tasso di cambio, esso deve essere dovuto alla variazione del valore delle valute degli altri paesi.”

Ed infatti il seguente grafico, sempre relativo al Plan Jefes argentino, ci mostra proprio quanto appena detto:

Plan Jefes - stabilizzazione tasso di cambio
Infine, possiamo vedere dal grafico seguente (anch’esso relativo al Plan Jefes) quanto detto precedentemente; ovvero come la “piscina” di lavoratori occupati nel programma JG diminuisca, riportando i lavoratori nel settore privato una volta che esso è in ripresa, diminuendo così l’impatto sul bilancio dello Stato.

Plan Jefes - rientro nel settore privato
Un programma JG, è bene tenere a mente, non avrà questo impatto immenso sul bilancio pubblico. Questo perchè molte spese che oggi gli Stati sostengono (l’indennità di disoccupazione, le spese per i poveri, ecc…) potranno essere eliminate offrendo solamente il salario minimo JG ed un posto di lavoro. Inoltre, solo inizialmente potrà esserci un deficit di bilancio più o meno elevato, poichè, con la ripresa del ciclo economico e di conseguenza del settore privato, molti lavoratori torneranno a lavorare in esso, diminuendo (come abbiamo già detto) il deficit di bilancio governativo.

I drammi sociali dovuti allo status di disoccupato che oggi leggiamo sui quotidiani e che ascoltiamo la sera nei telegiornali, potrebbero essero quasi azzerati se solo l’Economia venisse usata dagli Stati per il “perseguimento della felicità”, di Lockiana memoria, dei propri cittadini.

Un tale programma potremmo attuarlo anche qui in Italia, domani mattina, se solo avessimo il coraggio di uscire da questa gabbia infernale che è l’Eurozona.

Come Warren Mosler dice: “La disoccupazione è un crimine contro l’umanità”.
Perchè non fermarla ora?

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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