Calabria. La Regione che non crolla.

Facendo bene i conti, sembra che, per certi versi – e in tempi di crisi – sia stato e sia tutt’ora un periodo d’oro per la giustizia (terrena e, forse, divina): la Sicilia è rinata, mandando in galera Cuffaro e mettendo Battiato come assessore alla cultura; nel Lazio abbiamo assistito alle dimissioni della giunta Polverini dopo le feste in cui dei maiali erano vestiti da politici, delle scrofe erano vestite da ancelle e “batman” era un gran mangione; in Lombardia il governo Formigoni è caduto dopo l’ennesimo scandalo che ha colpito la Regione, le vacanze, le ricevute, la ‘ndrangheta; lo scandalo della Lega (pare si sia scoperto che la Padania non esiste); il pdl si è spaccato, Berlusconi è stato condannato e non si ricandida; ora anche Di Pietro, che sembrava l’unico davvero onesto…

Insomma, qualcosa in Italia è già cambiato, e credo che sia stato solo l’inizio. Un buon inizio. Ma riflettendoci bene, manca ancora qualcosa.

Qualche giorno fa, guardavo, appena sveglio, la tv. Su Unomattina si parlava di turismo religioso in Calabria e delle varie tappe da non perdere in giro per santuari se sei un vero credente. E a parlarne, con un’aureola gigantesca, insieme ad un sacerdote, c’era proprio il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti.

Oltre a pensare che mi ricorda Fabrizio Frizzi, mi sono compiaciuto del fatto che la Regione Calabria – governata, appunto, dal centrodestra – è una delle poche regioni resistenti, tenaci e che non si fanno nemmeno sfiorare dall’ondata di scandali finanziari e politici che hanno investito quasi tutta Italia.

Va bene, sì, il comune di Reggio Calabria (amministrazione di centrodestra) è stato sciolto per mafia, ma confronto a quello che è successo nel Lazio o in Lombardia è praticamente una sciocchezza.
Però, prima di diventare governatore della Calabria, Scopelliti è stato proprio il sindaco di Reggio e, proprio ad Unomattina, il giornalista non poteva non fargli la domanda circa quello che è successo nella sua città, e lui prontamente ha risposto: “Reggio meritava ben altro” e ancora “non è una vittoria per il Paese e per la democrazia”.
Quanta diplomazia. E poi in Calabria c’è il turismo religioso. In Calabria c’è pieno zeppo di santi. Che ci importa che Reggio Calabria è il primo capoluogo di provincia sciolto per infiltrazioni mafiose da quando è in vigore il decreto? Che ci importa che in Calabria, da più di un anno a questa parte, grazie ai tagli adottati alla sanità migliaia di dipendenti non sono pagati o sono stati licenziati? Come dire, hai mal di testa? Tagliati la testa!

Sono andato ad informarmi sulla giunta calabrese e ho scoperto che tutti gli assessori sono attualmente indagati, tutti. In più si possono contare venticinque persone coinvolte in inchieste giudiziarie che siedono tra i banchi della giunta. Tra questi, manco a dirlo, c’è anche il Presidente Scopelliti, già rinviato a giudizio per reati connessi alla gestione del comune di Reggio Calabria. Inoltre quella calabrese è la prima assemblea regionale con tre consiglieri di maggioranza arrestati. In carcere.

Da non crederci.

I nomi, poi, sono sempre gli stessi. Persone che fanno politica in Calabria da più di vent’anni, spostandosi dal centro a sinistra e poi a destra (in Calabria il vento è forte), e che hanno contribuito al dissesto di una delle regioni più belle d’Italia. Gente ingrassata sulle poltrone, sulla Salerno – Reggio, sugli appalti, sui malaffari.

Se sono lì, tuttavia, è perchè possono starci. Non conta, evidentemente, se sei indagato o meno, per governare. Per decidere le sorti di una moltitudine di persone. Per adottare provvedimenti contro la ‘ndrangheta, il lavoro, i tagli. Il futuro, insomma. In Calabria la giunta, fin che può, resiste.
Tanto c’è il turismo religioso.

Leonardo Sciascia, ne “Il giorno della civetta” del 1961, scriveva:

« Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… »

Profetico.
Ora però c’è anche una linea della giustizia. E c’è bisogno ancora di tanta giustizia.

Soprattutto in Calabria.


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Federico Cimini

Cantautore.

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