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Magari il problema fosse solo D’Alema

Dunque, a quanto pare, mentre  nel mondo si discute di cosette come l’economia, il welfare state e il lavoro, in Italia siamo riusciti a fossilizzarci da settimane su un intenso e arrapante dibattito: la ricandidatura di Massimo D’Alema.

Posto che nel tanto sognato (Dio ce ne scampi) sistema politico statunitense, politici come Ted Kennedy si sono ricandidati finché non hanno esalato l’ultimo respiro, rimanendo in carica 40 anni (e Barack Obama si sarebbe ben guardato dal dirgli “ritirati perché sei vecchio), davvero qualcuno pensa che non ricandidandosi D’Alema a Montecitorio i problemi della politica italiana verranno risolti?

 Benché il personaggio non mi vada affatto a genio, che si ricandidi o meno poco mi interessa: in politica, teoricamente, conta il sostegno elettorale e se domattina candidaste D’Alema nella sua roccaforte di Gallipoli stravincerebbe senza alcun problema.

Matteo Renzi dice che ci vuole il ricambio: giustissimo. Con chi lo facciamo? Con le Pine Picerno, le Marianne Madie, i Matteo Colaninno e via la compagnia andante di signor nessuno che saranno anche più giovani di D’Alema, ma di politica ne capiscono quanto ne capiva Mangano di cavalli? (oltre a non beccare il voto manco della propria famiglia).

Se il problema in Italia fosse solo Massimo D’Alema o i politici responsabili del disastro della Sinistra attuale, saremmo ad un buon punto. La verità è che il problema non è solo di classe politica, ma anche di classe imprenditoriale e della cultura di base della società civile.

I politici sono corrotti. Se anche fosse vero, chi ha i soldi per corromperli? Gli imprenditori. E perché corrompono? Perché sono minacciati? Andassero a denunciare da un magistrato. E perché non lo fanno? Semplice: non gli conviene.

Stessa musica per pezzi di società civile: danno il loro voto in base alle convenienze personali. Il bene comune? Non è affar loro. Poi magari sono i primi ad agitare i forconi nelle piazze chiedendo che vadano a casa tutti i ladri.

E i giornalisti? Ma sì, anche loro, sempre pronti a scatenare un putiferio quando si toccano i propri privilegi di casta, ma sempre in servizio attivo 24 ore su 24 a fare da pompiere per la rispettiva parte politica. Senza contare che alcuni di loro sono in servizio da decenni alla guida di testate giornalistiche e programmi televisivi (e hanno ben poco da recriminare al potere politico).

Che se ne vada a casa D’Alema, oramai ha fatto il suo tempo: ma in Italia, a doversene andare a casa, a partire da quelli che concepiscono la politica (sia che la facciano, sia che la sostengano) come strumento per perseguire i propri interessi e non per il bene comune, sono molti di più.

E finché l’Italia (e gli Italiani) non si libereranno di questa gente in maniera definitiva, potrete cambiare infinite volte classe dirigente, facce, nomi e cognomi: il risultato sarà sempre lo stesso. Con o senza Renzi, con o senza rottamatori, con o senza l’arroganza e la faccia tosta di Formigoni.

 

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

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