Profumo: quando non c’è limite al peggio

In Italia quando un Ministro dell’Istruzione lascia il posto a un altro abbiamo l’innocente speranza che il suo successore mai e poi mai potrà superarlo per ignoranza e incompetenza …Cosa che invece accade puntualmente.

Tolti per un attimo i vergognosi episodi di violenza di ieri fra studenti e forze dell’ordine, vorrei segnalare le ultime scemenze pronunciate dal ministro Profumo circa una settimana fa, utili, spero, a fornire un’idea di quale “tecnico” abbia meritato di essere difeso a colpi di manganello.

La prima è quella che ha creato più scompiglio nell’eterna lotta per il possesso della Vaticalia: l’ora di religione. L’idea del Ministro, anziché la soppressione o il risparmio di qualche spicciolo facendo in modo che l’insegnate non sia più nominato dalla curia e pagato dallo Stato, è quella di istituire l’ora di storia delle religioni. E perché mai? Per scegliere a quale appartenere? Qualcuno potrebbe giustamente chiedere al ministero di introdurre nei programmi anche storia della scienza, storia dell’economia, storia della musica e così via, ciascuna con un’ora e un insegnate dedicato.

Al di là del nonsense pratico c’è un motivo più importante: la scuola non può fare cultura spiegando agli scolari l’alimentazione Kosher o le vacche sacre dell’India in base alla Bibbia o ai Rig Veda. Se vogliamo dei cittadini il cui cervello non sia infarcito di amenità (persone cioè che non penseranno che gli indiani non mangiano le vacche perché gliel’ha detto un tizio in un libro) è necessario che i ragazzi comprendano da subito che tutto ciò che caratterizza una società dipende dall’ambiente in cui nasce e si sviluppa. Messia, profeti  e divinità lasciamoli alla mitologia una volta per tutte.

La seconda proposta del ministro è, anche alla luce della prima, ancora più grottesca. Già da qualche anno l’insegnamento della geografia è andato diradandosi, se non scomparendo. Secondo Profumo questa gravissima lacuna si può recuperare “studiando la geografia dai racconti dei bambini immigrati”. Ammetto che in 26 anni di vita ho sentito raramente stupidaggini di questo calibro.

Le testimonianze sono certo importanti ma cosa può dire un bambino di 6-7 anni del suo Paese d’origine? I nomi dei vicini di casa? Qualcuno faccia presente al ministro che la geografia è una scienza non un racconto del libro Cuore, e come tale va trattata.

Altrimenti un giorno quei bambini, che conosceranno la geografia come Totò che aveva fatto il militare a Cuneo, si faranno delle domande e non riusciranno a trovare delle risposte oppure si daranno quelle sbagliate (cosa che in realtà facciamo molto bene già adesso), ad esempio:
Perché in Uganda si muore di fame più che in Belgio? Perché sono neri.
Perché la comunità rumena è la più numerosa in Italia? Perché vengono a rubarci il lavoro.
Perché geneticamente oggi siamo più simili ai cinesi piuttosto che agli etiopi? Perché è pieno di negozi di cinesi.

Lo studio della geografia come pensato da Profumo equivale a fare educazione sessuale chiacchierando di cavoli e cicogne. Non è questa la scuola pubblica per cui ci siamo presi un dito medio dalla Santanchè o abbiamo fatto a pezzi (verbalmente) la Gelmini. Profumo dimostra di non essere più competente dei suoi predecessori. Quindi avanti il prossimo e speriamo che alla fine del tunnel che sta attraversando da decenni l’istruzione pubblica ci sia finalmente una luce (o almeno qualche neutrino…).

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Laura Bonaventura

"Non comanderò, né sarò comandato"

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