Enrico Berlinguer

Dimenticare Berlinguer? Grazie, ma si son già visti i risultati

Nel 1996 Miriam Mafai, recentemente scomparsa, dava alle stampe un pamphlet intitolato: “Dimenticare Berlinguer“. Un grande avversario dello scomparso leader comunista come Indro Montanelli commentò caustico: “Persino le luci sono studiate per far risaltare le ombre.

Per la giornalista di Repubblica “La grande novità nella storia del nostro paese, costituita dalla prima esperienza di governo della sinistra erede della tradizione del comunismo italiano, pone come ineludibile una radicale presa di distanza critica dalla concezione della politica e dalla visione della società che furono alla base della teoria del «compromesso storico». Col passare degli anni quella opzione strategica appare sempre più chiaramente come uno dei fattori – se non addirittura come una delle cause principali – delle difficoltà della sinistra italiana e della grande crisi politica e istituzionale che ancora travaglia il nostro paese.

L’invito a dimenticare Berlinguer, devo dire, i suoi presunti eredi l’hanno colto subito: tutti a sottolinearne errori e limiti, arretratezze e difetti. Che poi la domanda che ti viene spontanea è: ma questi signori, cresciuti e diventati qualcuno soprattutto grazie a Berlinguer, dov’erano? I Veltroni, i D’Alema, i Fassino, quelli che negli anni l’hanno accusato di tutto (di essere rimasto comunista, di essere poco moderno, di essere la causa della disfatta della Sinistra italiana) perché non si sono mai distinti in critiche a Berlinguer quand’era vivo e vegeto (e poteva replicare)?

E’ un vizio antico della Sinistra scagliarsi contro le sue icone e i personaggi di maggior rilievo, perché in fondo l’invidia è un sentimento umano e come tale porta certa gente piccola e irrilevante, di successo per caso, a riversare invettive e malignità su persone che mai riusciranno ad eguagliare. Per stile, onestà, intelligenza, spessore politico, morale e culturale.

Ultimamente (anche grazie al lavoro di 3 anni di enricoberlinguer.it), Enrico è tornato di moda. Fioriscono pubblicazioni (li chiamano istant book, fanno copia-incolla da noi, sbagliando, come Aliberti, e poi si lamentano), gente che non sa nulla di lui si riempie la bocca delle sue parole, magari per attaccare questo o quello, così magari qualche voto, in tempi di anti-politica, si riesce a prenderlo.

Sì, perché se i suoi detrattori lavorano tutto l’anno, è anche vero che alle ricorrenze o agli scandali più eclatanti ritorna sempre fuori la famosa intervista sulla Questione Morale (la più famosa perché firmata da Scalfari, ma in realtà la prima e originale fu rilasciata ad Alfredo Reichlin nel dicembre del 1980, senza contare che ne parlava già negli anni ’60). Come se Enrico fosse solo quello.

Ultimamente il PD (quello che tra i poteri forti e i più deboli ha scelto la Fornero), nel patetico tentativo di recuperare qualche voto, va dicendo che Berlinguer è l’uomo del compromesso storico e che avrebbe fatto il PD: posto che basta leggersi quello che diceva per capire che così non è, ma mi preme spiegare a lor signori ignorantoni cosa fosse il “compromesso storico”. Nessuna fusione a freddo tra PCI e DC, bensì, su modello della Gross Koalition del ’66-’69 in Germania, tentativo di legittimazione come attore governativo del PCI agli occhi del mondo, ottenuta la quale ognuno per la sua strada con i propri valori e i propri ideali intonsi. Fallì, ma perché gli ammazzarono l’interlocutore e Andreotti usò la cosa per campare un anno e farne di ogni (ma alla fine Berlinguer romperà proprio sui temi economici e del lavoro).

Miriam Mafai concludeva il suo pamphlet (molto citato impropriamente dai suoi detrattori) scrivendo: “Dimentichiamo Berlinguer, liberiamoci criticamente di un bagaglio di idee, di concezioni del mondo, di valori perfino che rischiano di impedire alla sinistra, e al Pds che ne è la parte più rilevante, di guardare alla realtà con occhio scevro da pregiudizi e di immaginare soluzioni possibili.

A parte che la storia recente ha dimostrato che non si costruisce nulla di solido sulle amnesie collettive, ma in questa esortazione c’è tutta la strategia della classe dirigente della Sinistra del quindicennio successivo: attaccare Berlinguer per mettere da parte la Questione Morale, con gli esiti drammatici di oggi che sono sotto gli occhi di tutti. Quindi fa abbastanza ridere che proprio la classe dirigente ex-pci, autrice di questo disastro, ora si voglia intestare la figura di Enrico come se nulla fosse.

Oltre al fatto che, come disse Berlinguer:

Quali furono infatti gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il socialismo? L’obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell’uomo sull’uomo, di una classe sulle altre, di una razza sull’altra, del sesso maschile su quello femminile, di una nazione su altre nazioni.

E poi: la pace fra i popoli, il progressivo avvicinamento fra governanti e governati, la fine di ogni discriminazione nell’accesso al sapere e alla cultura. Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d’oggi chi potrebbe dire che questi obiettivi non sono più validi?

Tante incrostazioni ideologiche (anche proprie del marxismo) noi le abbiamo superate. Ma i motivi, le ragioni profonde della nostra esistenza quelle no, quelle ci sono sempre e ci inducono ad una sempre più incisiva azione in Italia e nel mondo.

 Quindi, a coloro che ancora oggi esortano a Dimenticare Berlinguer, io rispondo: grazie, ma si son già visti i risultati. Anche a costo di sembrare poco moderno, per usare le parole di Gorbaciov, “le idee di Berlinguer ci servono ancora”. Se ne facciano una ragione la generazione di sconfitti che è venuta, purtroppo, dopo.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

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