Diaz: riforme, non scuse

Sono passate due settimane dalla sentenza della Cassazione che ha condannato venticinque agenti di polizia per il G8 di Genova. Condannati non per la macelleria della Diaz, ma per falso aggravato: unico capo d’accusa che si è salvato dalla prescrizione, unico capo d’accusa che non può essere evitato coprendosi il volto con un casco anonimo. Dalle istituzioni tanta solidarietà per i poliziotti, qualche mezza scusa e il Ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri che, rispettando la sentenza, ha dichiarato: “La polizia è un’istituzione sana che ha saputo fare tesoro degli errori e cambiare le regole dell’ordine pubblico”.

Oggi cade l’anniversario del G8 di Genova e siccome è abitudine italiana far scorrere il tempo per dimenticare, forse è il caso di ricordare che la Diaz, il caso Aldovrandi e tanti altri casi meno noti o insabbiati con successo, meritano quel “cambio di regole” che un Paese civile dovrebbe adottare, meritano una riforma delle Forze dell’Ordine per recepire quel Codice Europeo di Etica della Polizia che anche l’Italia ha votato al Consiglio Europeo nel 2001.

Ministro Cancellieri, mi permetto di darle un paio di consigli:

 1) Numeri identificativi
Il personale di polizia deve essere in condizione di dimostrare il proprio grado e la propria identità professionale”.
(Art. 45 Codice Europeo di Etica della polizia)

Il numero identificativo sarebbe un primo segnale di civiltà, proposta che almeno a parole non trova in disaccordo neppure i diretti interessati. Eviterebbe di far giocare i PM a “Indovina chi?” e rasserenerebbe pure l’onorevole Cicchitto che sulle condanne ha dichiarato: “E’ indubbio che alla Diaz e a Bolzaneto furono commessi errori molto gravi, ma è dubbio che siano stati colpiti gli autentici responsabili di essi”. Una modifica facile che probabilemente non necessita di passare neppure per il Parlamento, visto che sarebbe sufficiente modificare il regolamento interno della Polizia, senza toccare nessuna legge.

 2) Istituzione degli affari interni
La polizia deve essere sottoposta ad un efficiente controllo esterno”.
(Art. 59 Codice Europeo di Etica della Polizia).

Il livello di impunità delle forze dell’ordine è anche dovuto al fatto che in Italia le prove contro un poliziotto al Pubblico Ministero gliele portano i colleghi dell’imputato. Una riforma che istituisca un nucleo investigativo indipendente (alle dipendenze del Ministero della Giustizia e non degli Interni) in cui chi ci lavora non ha mai prestato servizio nei corpi di Polizia e che ha come unico scopo occuparsi delle indagini cui sono coinvolti membri delle Forze dell’Ordine, sarebbe un segnale credibile di cambiamento. Il modello inglese o quello di alcune realtà americane sono esempi che possono essere replicati.

3) Aumentare il requisito del titolo di studio.
Il personale di Polizia deve essere recluatato in base alle qualifiche e all’esperienza personali che devono essere adeguati agli obiettivi della Polizia”. (Art.22 Codice Europeo di Etica della polizia)
Deve essere in grado di dimostrare capicità di discernimento, apertura mentale, maturità, senso della giustizia, doti comunicative… Inoltre deve possedere una buona comprensione delle tematiche sociali, culturali e comunitarie.
(Art.23 Codice Europeo di Etica della polizia)

Studi negli Stati Uniti hanno dimostrato che a parità di risultati (arresti o indagini concluse con successo) gli agenti con titolo di studio elevato usano meno la violenza nelle loro azioni. Oggi il requisito minimo per entrare in Polizia in qualità di agente è la licenza media . Portare il titolo di studio richiesto almeno al diploma di Scuola Superiore, come succede per esempio negli USA , è un passo avanti anche se sarebbe auspicabile la laurea triennale in una facoltà che prevede il corso di Diritto Pubblico, in cui vengono analizzate le libertà dei cittadini, corso che dovrebbe essere nel DNA di ogni agente.
L’aumento dei requisiti, del controllo e delle responsabilità potrebbe portare anche ad un aumento di stipendio che, per i livelli inferiori delle Forze dell’Ordine, è obiettivamente basso.

Una cosa è certa: se dopo la sentenza della Cassazione, nulla cambia nelle procedure, ma ci si limita a sostituire solo chi è stato beccato, significa che l’Italia dai suoi errori non imparerà mai.

 

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