Se Grillo difende il Porcellum della Casta

Io non ci volevo credere. E invece è proprio così. Grillo è a favore del Porcellum, perché gli garantirebbe con il suo ipotetico 20% che gli assegnano i sondaggi di portare a casa il 55% dei seggi in Parlamento.

E le liste chi le fa? La Rete. E la Rete chi le controlla? La Casaleggio Associati (metodo Tavolazzi). Morale: non cambia nulla, magari ci sarà giusto qualcuno che ti sa formattare un pc e si trastullerà con prodotti rigorosamente Apple, che fanno molto radical chic. Beppe Grillo? Mica si candida lui. E’ condannato. Però come ben sapete il Presidente del Consiglio non deve essere necessariamente un parlamentare.

La scusa per essere a favore è che la Casta teme il Movimento 5 Stelle e quindi sta cambiando la legge elettorale apposta. Il che è possibile: il benefico effetto di gente che si taglia privilegi e stipendi ha un effetto a catena su tutti gli altri. Il punto è: questa non è una buona ragione per essere a favore del Porcellum, che dà tutto il potere in mano al segretario di partito (in questo caso Grillo e Casaleggio).

Le dichiarazioni di Napolitano su un varo della legge elettorale anche a maggioranza sono deleterie e la dicono lunga sulle qualità di presunto statista del delfino di Giorgio Amendola. Sta di fatto che andare per la terza volta alle urne con il Porcellum è l’ennesimo schiaffo al Paese onesto che si è stancato di trovarsi in Parlamento gli Scilipoti, i Razzi, i Calearo, gente messa in lista che nessuno conosceva.

I collegi uninominali, a cui è tanto affezionato il PD, non sono la soluzione: si è dimostrato che non garantiscono la maggioranza a questo o a quel partito e, soprattutto, nei collegi definiti “sicuri” ai tempi del Mattarellum, venivano catapultati da Roma candidati che non avevano alcun rapporto con il territorio: in definitiva, decidevano sempre i segretari, magari dopo un accordo di coalizione (cfr il cosiddetto patto di desistenza tra Rifondazione e l’Ulivo nel ’96, che portò l’uno e l’altro a non presentarsi in determinati collegi e a riversare l’elettorato su questo o quel candidato).

Una legge elettorale seria dovrebbe permettere al cittadino di scegliere il candidato che più gli piace, senza vincoli di sorta: di proporzionali che funzionano (Spagna, Germania) ce ne sono, che garantiscono sia la rappresentatività che la governabilità del sistema. Il Modello francese fa lo stesso, benché sia un po’ perplesso a sperimentarlo nel Paese che ogni 20 anni si affida all’Uomo della Provvidenza di turno.

Capisco che per alcuni grillini un dibattito sulla legge elettorale serio è roba da intellettuali (di questo sono stato accusato in recente scambio di battute con uno di loro), ma le cose vanno affrontate con professionalità, competenza ed efficienza, ben sapendo di cosa si parla. Difendere il Porcellum è indecente: da una porcata non può che nascere un’altra porcata.

P.S. Dopo 46 giorni Pizzarotti ha varato la sua giunta e ha già assunto i primi portaborse ex art.90, esattamente come Pisapia l’anno scorso. La motivazione è stata: sono meno. Ok, ma sempre portaborse sono. Parma, a ben vedere, più che la Stalingrado, sta diventando la Caporetto dei 5 Stelle…

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro “Casa per Casa, Strada per Strada”. Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

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