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Se Berlinguer diventa icona del marketing

Le magliette. I cappellini. Le spillette. Le fotografie formato poster. No, mi rifiuto. Anche perché non serve averle per poter ricordare Enrico. Scopro, però, che ora c’è qualche sito web che vende la maglietta con la foto di Benigni che prende in braccio Berlinguer. Enrico come il CHE, buono per far quattrini.

No, no, no. Mi avevano proposto, anche per racimolare soldi per le varie cose che facciamo, dagli eventi alla ricerca di materiale, fino al finanziamento del sito, progettando magari una sua espansione, di aprire una sezione di enricoberlinguer.it dove poter vendere gadget di Berlinguer. Non ora, badate bene, oltre due anni fa. Non l’ho mai voluta aprire.

Mi sono preso del fesso e dell’ingenuo varie volte e sono fiero di essermelo preso e di prendermelo in futuro. Un esempio? L’ostinazione a non voler far soldi con Enrico si è risolta nel fatto che ora a guadagnare sono delle simpatiche case editrici che hanno fatto razzia dal DataBerlinguer e ne abbiamo anche le prove, come nel caso di Aliberti, il cui ufficio stampa ci invia un’email in cui ci chiede se l’intervista sulla QM che avevamo ad un certo link era intera o meno… e ovviamente non lo era, perché hanno sbagliato sezione da cui copiare.

Ma è anche una questione di rispetto e di pudore nei confronti di Enrico: gli sarebbe mai piaciuto, se fosse ancora tra noi, vedere, chessò, Gramsci sulle magliette di giovani come noi, che magari non sanno nemmeno chi era e cosa ha fatto Antonio Gramsci? No. Difatti, quello che cerchiamo di fare con questo sito è far comprendere a quelli della nostra età chi era veramente Enrico Berlinguer. Attraverso i suoi scritti, attraverso le sue idee, attraverso chi lo ha conosciuto da vicino e non ha bisogno di tirargli la giacchetta per convenienze politiche di breve respiro.

Per quel che mi riguarda, la maglietta con Enrico, se proprio la voglio, me la ordino su quei siti web che ti permettono di personalizzare qualsiasi cosa, dalle tazze fino alle spillette. Ma venderle per farci profitto, mai. Del resto, c’è chi Enrico cerca di sfruttarlo per i suoi sporchi affari e c’è chi cerca di tutelarlo da tutto ciò. Noi preferiamo stare nella seconda categoria.

Ci costerà un po’, ma almeno potremo avere la serenità di avere la coscienza a posto. Che poi è la cosa più importante, almeno per quanto mi riguarda.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

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