Riconoscere i diritti civili è una questione di civiltà

Oggi l’Italia è l’unico tra gli stati fondatori dell’Unione Europea a non avere una minima legislazione sul tema, gli unici passi avanti sono stati compiuti dalla Giurisprudenza, la Cassazione nello scorso marzo nella sentenza 4184/12 ha affermato che

“La coppia omosessuale è ‘titolare del diritto alla vita famigliare’ come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie […] e può adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

Non sono affatto d’accordo con quanti affermano che l’omosessualità è una diversità, tutt’altro ed il problema principale nasce proprio da questa impostazione del tema: se i pride finora non sono riusciti a portare seriamente nel dibattito pubblico il tema dei diritti civili è proprio per via del loro ostentare una diversità che, nella vita di tutti i giorni, non si esplica affatto.

Allo stesso modo non posso che dissociarmi di chiunque dica che un gay se potesse non sceglierebbe quella vita, lo trovo un modo di pensare totalente errato.

Il vero problema della comunità lgbt italiana è proprio quello di farsi riconoscere come normali, come cittadini uguali a tutti gli altri che possono ben essere capaci di avere stessi diritti e stessi doveri.

Riconoscere i diritti civili oggi è molto più del semplice -e semplicistico- tutelare una minoranza, è una questione di civiltà.

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