Gli omosessuali sono diversi

Fare outing non è semplice, ma se possibile è ancora più difficile incassare quello di amici e parenti. Alla peggio si può dire “che schifo, sei frocio?!”, alla meglio “per me resti lo/a stesso/a di prima”, che è un’espressione incredibilmente carica di umanità. Ha però il difetto di essere sbagliata.

Una coppia omosessuale non è uguale a una coppia eterosessuale: le dinamiche sono differenti se ad amarsi e litigare sono due uomini o due donne anziché un uomo e una donna, per lo stesso principio per cui vogliamo bene in uguale misura ai nostri amici e parenti ma differenziamo il rapporto in base a sesso, età, condizione sociale e idee politiche. Le relazioni sociali e sessuali sono differenti, com’è diametralmente opposta la vita di una donna rispetto a quella di un uomo, anche in un regime efficiente di pari opportunità.

L’orgoglio gay è un’arma a doppio taglio, così come accadde per il femminismo: rivendicare un’uguaglianza non solo di diritti (sacrosanta) ma anche personale è un buon canale di comunicazione per far emergere un problema, ma deve essere prontamente abbandonata quando le rivendicazioni si fanno concrete.

Si considerino ad esempio i Gay Pride. Una manifestazione meno colorata ed eccessiva, che non abbia il solo scopo di scandalizzare il Papa o la Binetti (che dal canto loro se ne fregano) non raggiungerebbe maggiori risultati? Puntare a regolarizzare situazioni già esistenti, traslando le rivendicazioni degli omosessuali nel contesto più ampio di chi chiede una chiara legislazione sulle unioni civili e sui figli che di questo contesto fanno parte, non porterebbe a risposte molto più concrete? Non è evidente che dal 1980, anno della nascita dell’Arcigay a Palermo, i diritti civili non sono cambiati di una virgola? Significa che la strategia è sbagliata, tanto che in Italia la situazione è diventata addirittura paradossale per le lesbiche che in un contesto di promozione dei diritti degli omosessuali devono fare i conti, ancora più che in altri ambiti, con il solito nodo dell’emancipazione femminile.

Il segretario del PD Pierluigi Bersani ha fatto presente che sarà necessario introdurre una regolazione seria delle convivenze omosessuali. Il che è certamente un passo avanti rispetto alle amenità lanciate da personaggi (tra l’altro molto ben retribuiti) come Patrizia Toia, Silvia Costa e Rosy Bindi. Il vero problema è che anche se i propositi sono condivisibili si continua a parlare di matrimonio come di un baluardo costituzionale e quindi non modificabile (come se non avessero introdotto in pochi minuti il pareggio di bilancio in Costituzione): esso è citato in tre articoli, 29, 30 e 31 nei quali, con buona pace del PD, si parla di famiglia ma non di uomo e donna. I costituzionalisti probabilmente non si sono nemmeno posti il problema delle coppie omosessuali, ma il punto è che la famiglia si fonda sul matrimonio e non il contrario, ovvero se si estende il matrimonio alle coppie omosessuali (che ricordo sono formate da due adulti perfettamente sani e consenzienti) si estende automaticamente il significato costituzionale di famiglia e tutti i diritti/doveri che ne derivano, compresi i più venali, come richiedere un finanziamento (per comprare una casa o un’auto per esempio) specifico per famiglie.

Allora cerchiamo di fermarci e capire se più diritti civili possano venire dai Gay Pride fatti durante il Giubileo o dalle aule parlamentari e dai consigli comunali, se questi introducono norme che regolarizzano le già esistenti coppie omosessuali. E le associazioni LGBT riscoprano il valore dell’umiltà e facciano finalmente un mea culpa, visto che nonostante la loro frenetica attività l’Italia è ferma alla preistoria. D’altronde le ingerenze della Chiesa Cattolica non ci sono per meriti propri ma per demeriti nostri, soprattutto se si considera che se anche il Vaticano accettasse gli omosessuali non ci sarebbe automaticamente un cambiamento legislativo. Tra l’altro Chiesa o no in Italia si può abortire e divorziare, pur con molte difficoltà.

Riappropriamoci quindi del diritto ad essere diversi, ma non per questo inferiori o inesistenti, né tantomeno migliori o strenuamente orgogliosi di quello che non abbiamo scelto ma che è nella nostra natura. Perché ci si innamora e basta, questa è la verità, nessuno sceglie di essere eterosessuale, bisessuale o omosessuale, d’altronde se si potesse decidere gli omosessuali di certo non sceglierebbero una vita in cui sanno già che incontreranno il peggio dell’ignoranza umana e del bigottismo. Facciamo dunque tutti un passo indietro e ripartiamo dal presupposto

che oggi si può essere semplicemente se stessi senza bisogno di vergognarsi

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Laura Bonaventura

"Non comanderò, né sarò comandato"

4 commenti

  1. Non credo che questo articolo sia stato pensato e scritto da un/una omosessuale, anche se nell’ultima parte chi l’ha stilato vorrebbe farlo intendere.

  2. Silvia Avella attraverso Facebook

    pur non avendo il piu’ piccolo problema verso coppie omosessuali ,alle quali per cio’ che mi riguarda, riconosco ogni sacrosanto diritto ritengo il guy pride una buffonata a volte anche eccessivamente volgare.

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