Grillo avverte i suoi: “Nessuno vada ai talk show televisivi”

“Beppe Grillo è soltanto un megafono. Non è il padrone del Movimento“. E’ questa la frase che gli esponenti del M5S ripetono come un mantra a chi gli chiede conto della posizione e dell’influenza che Grillo ha sull’operato dell’intero Movimento. La risposta stride però sempre più con i comportamenti del Grillo medesimo, ben lontani dal fare da semplice portavoce delle idee del Movimento che ha messo in subbuglio il panorama politico dopo le ultime elezioni. Che Grillo avesse una qualche allergia al confronto ed al dibattito lo si era capito da un bel po’. Il bello è che egli non gradisce che nemmeno che gli esponenti del M5S si espongano alle domande dei giornalisti o, peggio ancora, al confronto con altri esponenti politici.

Ieri, in tarda serata, probabilmente dopo aver seguito le performance del candidato grillino a Genova Putti da Floris a Ballarò, Grillo ha postato un messaggio dai toni ultimativi sul suo blog: ” Nei talk show il dibattito avviene con conduttori di lungo corso e con le mummie solidificate dei partiti. C’è l’omologazione con il passato. Che senso ha confrontarsi con Veltroni o con Gasparri in prima serata? Più che spiegarlo e ribadirlo non posso fare. Comunque chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo.” Un messaggio che molti hanno interpretato come: “D’ora in poi chi partecipa è fuori dal Movimento”.

Putti, che a Genova ha sfiorato il ballottaggio per un punto percentuale, aveva già fatto capire a spoglio ancora in corso di avere posizioni diametralmente opposte rispetto a Grillo circa il rapporto con i giornalisti. Ai microfoni di Mentana, durante lo speciale elettorale di La7, Putti aveva espresso parole di rispetto verso il lavoro dei giornalisti. Anche altri esponenti grillini si sono presentati in tv per esporre le loro idee e confrontarsi. C’è chi invece, deve aver ceduto alle pressioni e ha ritirato all’ultimo istante la sua partecipazione in trasmissione, come è successo nei giorni scorsi a un consigliere comunale grillino con Lilli Gruber.

Ora, indipendentemente dal se Grillo abbia o meno ragione riguardo la partecipazione ai talk show, si pone un problema che i militanti e gli eletti del Movimento 5 Stelle non potranno più rimandare: regolamentare l’appartenenza al M5S in maniera tale da evitare espulsioni ed epurazioni (come già successo al consigliere comunale Tavolazzi) per chi non è gradito al leader. E’ arrivato il momento di fare i conti con l’articolo 3 dello statuto (anzi, come lo chiama Grillo, il “non-statuto”) del Movimento, che sentenzia:

Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso.

 

Che tradotto, come in uno degli talk show è stato fatto notare, vuol dire il diritto di cacciare chiunque non aggrada a Beppe Grillo dal Movimento in qualsiasi momento.

 

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