Romanzo di una strage

La nuova pellicola di Marco Tullio Giordana, regista già conosciuto per capolavori come “I Cento Passi” (2000) e  “La Meglio Gioventù” (2003), prende in esame e racconta i fatti direttamente correlati alla strage di Piazza Fontana, centralissima piazza milanese ospitante la Banca dell’Agricoltura, all’interno della quale il 12 dicembre 1969 scoppiò un ordigno ad alto potenziale esplosivo; l’esplosione provocò la morte di 17 persone e poco meno di un centinaio di feriti anche gravi.

La storia ruota intorno  ad una serie di personaggi  che furono i veri protagonisti di quelle vicende, ed alcuni di essi addirittura di tutta quell’epoca che ha fatto la storia del nostro paese. Pur essendo il cast composto da alcuni grandi nomi del cinema italiano (primi tra tutti quello di Valerio Mastandrea per il Commissario Luigi Calabresi e quello di Pierfrancesco Favino nel ruolo dell’anarchico Giuseppe Pinelli) le interpretazioni  risultano essere troppo caricaturali, quasi ideologiche in alcuni punti: abbiamo così un Calabresi inondato dai sensi di colpa per non aver impedito la morte di Pinelli,  un Aldo Moro quasi santificato e animato da un grande senso di giustizia, un Saragat autoritario e calcolatore.

Personalmente ritengo il film un buon ripasso di storia. Molto buona la narrazione di quei tragici momenti che vanno da pochi giorni prima della strage, passano attraverso la morte di Pinelli e arrivano fino all’uccisione del commissario calabresi. Ottima anche la rievocazione dell’atmosfera del momento ( il cosiddetto “Autunno Caldo” delle lotte operaie del 1969) e l’attenzione posta nel presentare le forze politiche in campo in Italia in quegli anni. Sicuramente molto discutibile la caratterizzazione “buonista” di alcuni personaggi, come Moro e Calabresi,  che rendono  la pellicola politically correct e bipartisan, accessibile e accettabile per tutti. Avanza inoltre delle teorie tutt’altro che attendibili, riprese dal libro di Paolo Cucchiarelli, Il Segreto di Piazza Fontana;  teorie che complicano una materia già difficile da trattare di suo e che rendono il lavoro di Giordana un thriller come un altro, non più un film di denuncia.

Ottima l’idea di trattare la recente storia italiana e ammirevole l’impegno civile di Giordana e degli sceneggiatori. Il fatto che la materia così calda sia stata svilita dalla “grigia” caratterizzazione dei personaggi  e dalla narrazione di alcuni fatti mostra che l’Italia e gli italiani non sono ancora completamente pronti a fare i conti con il loro oscuro passato.

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Giacomo Pellini

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