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Uscendo dall’euro, la svalutazione ucciderà la nostra economia? Non è così…

L’istituto finanziario Nomura, in un suo report pubblicato a fine 2011, ha analizzato le ricadute in materia di svalutazione ove vi fosse un crollo dell’euro ed un ritorno alle monete nazionali sovrane per i 17 dell’Eurozona. Sull’eventuale crollo dell’Euro si espresse anche il Ministro delle Finanze francese per gli Affari Europei, Jean Leonetti, il quale parlò proprio di una possibile esplosione dell’euro e disfacimento dell’Unione Europea.

Pubblicato su “Il Sole 24 Ore”, il report di Nomura riporta che la svalutazione più pesante ricadrebbe sulla nuova Dracma greca che si vedrebbe svalutata del 57,6%. Invece, per quanto concerne il Portogallo, la svalutazione si assesterebbe ad una percentuale pari al 47,2%, l’equivalente di 0,71 $. Per la Peseta spagnola, piazzata al 3° posto per ricadute svalutative, si verificherebbe una svalutazione pari al 35,5%. L’Irlanda, infine, si troverà con il 28,6% della sua moneta svalutata. Chi ne rimarrebbe svantaggiata è (guarda caso) la Germania.

E l’italia?
Per quanto riguarda noi, l’istituto Nomura ha calcolato che la nuova Lira subirebbe una svalutazione del 27,3% portandosi ad un tasso di cambio con il dollaro pari a 0,97. Tale tasso di cambio è lo stesso che avemmo dal 2002 al 2003 circa, quando vi era un tasso di cambio di circa 1€ per un 1$.

Con questo gli slogan dei catastrofisti della svalutazione e del disastro economico degno da Zimbabwe, sono clamorosamente smentiti dai fatti (e non da chiacchiere).

C’è da dire che una svalutazione monetaria comporterebbe un boom dell’export italiano, che all’estero è molto richiesto (almeno fino all’entrata dell’euro il nostro export faceva paura ai tedeschi), con conseguente aumento di entrate in valuta estera con la quale pagare le importazioni dall’estero. A tal proposito riporto un’esternazione dell’economista Bill Mitchell, docente al Centre for Full Employment and Equity alla University of Newcastle, Australia:

“La Germania insistette nell’inclusione delle sprecone Italia e Spagna nei 17 paesi dell’Eurozona per impedirgli di mantenere Lira e Pesetas, che Roma e Madrid avrebbero potuto svalutare competitivamente fregando il mercato metalmeccanico tedesco.”

Per aprire una piccola parentesi, l’Arabia Saudita (petrolio) e la Russia (gas), ma anche altri paesi fornitori di risorse energetiche e non solo, hanno già dichiarato che desiderano sempre meno pagamenti in euro.

Con un programma di Full Employment (Piena Occupazione), come la scuola di economia della Modern Money Theory propone, il nostro paese vedrebbe aumentare la sua produzione di beni e servizi, il che (avendo anche una moneta competitiva che potremmo tornare a svalutare responsabilmente e competitivamente) farebbe aumentare le nostre esportazioni e gli investimenti stranieri con conseguente aumento di entrate in valuta estera con la quale poter finanziare le nostre importazioni di risorse energetiche.
I prezzi dei beni prodotti e consumati all’interno dell’Italia saranno prezzati in Lire così come i nostri redditi che saranno sostenuti attuando una politica economica di MMT: cioè di Piena Occupazione, Pieno Welfare State, Pieni Servizi e quindi Piena Democrazia. Quindi la svalutazione non si scaricherà su ogni bene in circolazione, in quanto solo una parte di essi viene dall’estero, quindi importata.

Tornare alla Lira significherebbe poter tornare ad avere una moneta sovrana, una moneta Fiat (cioè di proprietà dello Stato che la emette, con un tasso di cambio flessibile e non convertibile) che ci permetterebbe di tornare ad essere sovrani nella gestione della nostra economia e delle nostre politiche economiche, che oggi vengono gestite dalla UE che, con le sue politiche deflazionistiche e neoliberiste, sta portando al massacro milioni di persone. Con la nuova Lira sovrana potremmo realmente attuare, con gli strumenti economici della Modern Money Theory, una nuova rinascita del lavoro e della dignità del lavoro, dell’industria, dello Stato Sociale e del futuro del nostro paese e dei nostri figli.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

20 commenti

  1. Franco, per quanto riguarda i debiti contratti o vengono ripagati nella nuova Lira oppure lo Stato deve dire ai creditori che non li ripaghera’ affatto. Io, personalmente, sono per un audit sul debito come fece l’Ecuador il quale, infine, ripago’ ai creditori esteri solo il 30% del debito in quanto dalla Commissione di Controllo Logistico sui Conti del Debito ecuadoregno risulto’ una illegittimita’ del debito pari al 70%. Per le svalutazioni degli altri Stati l’unica che sarebbe danneggiata dal crollo dell’euro sarebbe la Germania in quanto il nuovo Marco subirebbe una rivalutazione, in quanto data come moneta rifuggio, e cio’, una rivalutazione della moneta, farebbe crollare l’export tedesco che e’ l’unico che con l’euro ha avuto un surplus immenso finanziato dai nostri deficit.
    VS

  2. ok per la prima risposta,per la seconda io intendevo dire se ci converrebbe tornare alla lira anche se fossimo solo noi a farlo e gli altri restassero nell’euro?…

  3. Domando scusa per la parola “idiota”, sono nuovo su FB e pensavo di scrivere su un’altra pagina, non sulla vostra.

  4. L’articolo rimane assurdo e fuori dalla realtà, e la posizione è esattamente quella della lega.

  5. Io penso che questo articolo metta in luce un aspetto della politica europea, non ha niente a che vedere con Bossi e la lega. Trovo interessante la valutazione prospettica di “cosa accadrebbe se”, ma trovo sia anche abbastanza chiaro che nel caso di uscita dall’euro se al governo ci dovesse essere un Alfano o un Casini qualunque potremmo anche avere il fiorino o i sesterzi che ai lavoratori lo stipendio e i pochissimi diritti non cambierebbero di una virgola potendo solo peggiorare.

  6. Franco, un default italiano dall’euro significherebbe il crollo della moneta unica. Un crollo di un debito di 1900 miliardi sarebbe totalmente impossibile da sostenere per l’Europa. Brevemente poi vorrei sfatare il mito dei paesi spendaccioni: secondo i principi di contabilita’ e dei bilanci settoriali studiati e sviluppati dall’economista Wynne Godley, se un paese e’ in surplus (Germania) un altro e’ in deficit (Italia, Portogallo, Grecia e gli altri PIIGS). Quindi la tanto proclamata serieta’ e correttezza tedesca non esiste visto che, tra l’altro, anche loro hanno spesso sforato il Patto di Stabilita’ e Crescita. Per info sui bilanci settoriali trovate un mio articolo, nella sezione Economia, chiamato “il Deficit Positivo dello Stato per la Ricchezza dei Cittadini”.
    VS

  7. Laura, ovviamente l’applicazione della Modern Money Theory ha bisogno di una classe dirigente che usi la politica economica per il benessere dei cittadini.
    VS

  8. La svalutazione competitiva aveva senso quando producevamo ed eravamo competitivi anche sul prezzo. Ormai non sarai mai competitivo con la Cina, se non svaluti moltissimo, ma proprio tanto. Ma in quel caso, visto che le materie prime continui a non averle, le pagheresti una tombola. Certo, hai la sovranità monetaria e puoi sempre emettere tonnellate di carta straccia, ma non so quanto durerebbe la storia… Oppure svaluti poco, sperando che l’Euro smetta di esistere, ma non sarai competitivo coi nuovi paesi produttori. La Smart cinese costerà sempre meno della panda. E in cambio non potrai più permetterti la Smart tedesca.

    • I tedeschi si adegueranno al nuovo mercato italiano, se vogliono realizzare ancora qui (come oggi) una grande fetta del loro fatturato. Ti risulta che i prezzi di Mercedes e Bmw si siano dimezzati dopo l’ingresso nell’Euro? E nemmeno poi potranno raddoppiare!
      L’Italia non deve mettersi in competizione con la Cina e l’India, non ha senso.
      Noi abbiamo la qualità che molti ricchi nel mondo desiderano (anche russi e cinesi..) e dobbiamo difenderci, dobbiamo difendere i nostri marchi, la nostra qualità.
      Le nostre bellezze naturali, il nostro cibo, la nostra arte, la nostra storia, la nostra cultura non hanno eguali al mondo, è un patrimonio prezioso che non va svenduto, sarebbe un errore gravissimo!
      Non è un discorso da fascisti autarchici, guarda cosa sta combinando il PD liberista quasi quanto il PDL, entrambi inseriti nei mercati al punto di dimenticarsi dei cittadini!
      E’ falsa la tesi dominante che i mercati trovino da soli il proprio equilibrio, vincono solo gli squali (ad esempio i cinesi schiavisti).
      Per essere competitivi non serve trasformarci in un popolo di schiavi, chi ci guadagnerebbe se non il solito 1% di finanzieri miliardari???
      Dobbiamo imparare a difenderci con intelligenza, i nostri politici che ci hanno svenduto poco a poco, per anni e inesorabilmente, privatizzando i settori nevralgici e legandoci le mani con l’Euro (che ci ha illuso tutti), devono andare a casa!
      Ciao!

      Cesarito

  9. per non parlare della totale fuga di capitali dall’Italia che è già iniziata temendo proprio questo: una svalutazione di SOLO il 27%

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