Saltatempo

“Noi ci abbiamo creduto, la nostra vita è stata piena di porcherie e meschinerie, ma ogni tanto suonava la tromba e tutti al nostro posto a lottare e a darci la mano. Abbiamo creduto di poter essere liberi, di non far tornare quei vent’anni di divise nere. Ma la tromba suona fioca adesso. Ci hanno venduto, uno per uno. Hanno venduto le nostre povere vite e la nostra storia, per fare una storia insieme agli altri, una storia finta, che non ha neanche un lieto fine, finisce nell’indifferenza per tutto e per tutti.”

Saltatempo è, secondo il mio parere, il libro migliore di tutta l’antologia di Benni, e uno dei migliori che ho mai letto. Ambientato tra la seconda metà degli anni cinquanta, e i giorni successivi alla strage di Piazza Fontana, narra in prima persona la storia di Lupetto. Lo incontriamo all’inizio del romanzo, mentre corre per andare a scuola, e incontra un Dio, rustico, enorme, che gli regalerà un orobilogio, ossia una sorta di orologio interno, che permette di andare avanti ed indietro nel tempo. Da quel giorno, non si chiamerà più Lupetto, ma Saltatempo. Viene cresciuto solamente dal padre, un falegname, che sarà capace di dare al figlio il senso di essere una famiglia nonostante la morte della madre. Saltatempo trascorre la sua infanzia nel paesello di origine, così simile al nostro. Nonostante la povertà in cui vivono lui e suo padre, conoscerà la ricchezza e la bellezza del fiume, delle colline, e si costruirà una cultura che i suoi coetanei cittadini non avranno mai, e che anzi le speculazioni del sindaco di destra toglieranno anche ai bambini del paese.

Saltatempo andrà a studiare in un liceo classico nella vicina città, proprio durante il ‘68. Grazie all’orobilogio, si manterrà indipendente da molti “compagni” che una volta finita la gioventù “hanno iniziato a spostarsi a destra, un partito all’anno”, stravolgendo i loro ideali in funzione del denaro. Per fortuna non saranno tutti così, alcuni diventeranno invece sindacalisti, giornalisti, o addirittura entreranno a far parte di bande armate. Nel frattempo si consolida il rapporto che ha con Selene la sua “morosa” dei tempi delle elementari, che si è intanto trasferita coi genitori in città.

Lei e Saltatempo avranno un rapporto pieno di litigi, incomprensioni, distanze, tradimenti, ma torneranno sempre insieme, uniti da un amore davvero speciale. E nel paesino dove ancora vive il padre, iniziano le disgrazie: il partito di destra che governa non si cura minimamente dell’ambiente, cerca soltanto un profitto economico, attraverso qualsiasi via: disbosca le colline soprastanti il paesello, cerca di deviare il corso del fiume, fa costruire un’autostrada. Ma si spingerà troppo oltre: la collina frana, in autostrada morirà poi Fangio, celebre autista della corriera del paese, il fiume diventerà improvvisamente povero di pesci. Le “guardie del corpo” del sindaco iniziano a spacciare eroina, e un grande amico di Saltatempo, Gancio, ne morirà. Il padre del protagonista annota tutti gli avvenimenti su un quaderno, e quando, proprio a causa della frana, (aveva travolto la casa di un amico, lui era corso a salvarlo, ma la casa crolla) morirà, allora Saltatempo porterà tutto il plico di testimonianze ad un avvocato, che con giri di parole farà in modo che tutto sia dimenticato.

Il libro si chiude pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana, quasi come ultimo evento tragico narrato. E qui Benni parlerà per bocca di Saltatempo, interrogandosi su dove siano finite tutte le persone che erano scese in strada per rifiutare di sottostare alla strategia della tensione, su che fine abbiano fatto la ribellione contro un sistema ingiusto, l’indignazione, il coraggio delle proprie idee e dei propri ideali, l’orgoglio di portarli avanti. La televisione che inizia a spargersi come una malattia già in quegli anni, tanto che nel corso del romanzo viene definita “il balcone dei Beniti futuri”, e forse l’origine di questi anni bui è da cercare negli errori di allora, nello svendersi ad un partito, pratica diventata comune in Italia, nell’insabbiare qualunque cosa, come dimostra l’esito del processo riguardo a quell’ormai lontano 28 Maggio in Piazza Loggia, nella televisione, accessorio del quale viene insegnato alle persone di non farne a meno, e pian piano, più “tivù” vengono accese, più cervelli, idee, muoiono.

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Michele Colombo

36 commenti

  1. Gristolu Christophe Thibaudeau attraverso Facebook

    al prezzo della frutta …

  2. Gristolu Christophe Thibaudeau attraverso Facebook

    al prezzo della frutta …

  3. cari vecchi ci avete insegnato tanto non scorderemola lezione

  4. cari vecchi ci avete insegnato tanto non scorderemola lezione

  5. Caro Diavolito, ho paura che i giovani se la siano già scordata ! Sempre ammesso che l’ abbiano mai imparata…

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