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È venerdì 10 febbraio quando “il Fatto Quotidiano” pubblica un riservatissimo appunto consegnato circa un mese fa dal Cardinale colombiano Darío Castrillón Hoyos alla segreteria di Stato del Vaticano, avente come oggetto un presunto complotto di morte ai danni di Benedetto XVI.

La prova dell’ esistenza del complotto si ricaverebbe da una puntuale previsione che l’arcivescovo di Palermo Paolo Romano avrebbe reso durante una sua visita in Cina nel novembre 2011: il papa, secondo tale previsione, sarebbe morto entro i successivi dodici mesi. E, fin qui, sembra non ci sia nulla di strano. Il classico complotto “ecclesiasticida” per la successione al trono di Santa Romana Chiesa.

E invece no: è stato accertato che l’ ideatore del complotto non bazzichi le stanze Vaticane. Invero, dopo una brillante attività di indagine coadiuvata da una manciata di sogni premonitori, è oggi possibile svelare alla piazza bramosa di sangue e giustizia l’ identità di cotanto perfido e meschino cospiratore: gli occhi sono minuscoli e ravvicinati, le labbra sottili, e i capelli discretamente pettinati, mentre il braccio destro si erge dal basso a salutare il ventennio che fu: trattasi del sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

La prova della sua colpevolezza è alla portata del bastone di qualsiasi non vedente e davanti agli occhi di tutti: come spiegare, d’altronde, le così avverse condizioni climatiche che hanno costretto la città del “potestà” ad arrendersi al peso della coltre nevosa nei giorni passati?

Dopotutto è già alquanto improbabile, a parere di illustri esperti, prevedere che d’ inverno faccia freddo, figuriamoci che scenda dal cielo quella strana roba biancastra: come poteva la “città eterna” essere preparata ad un simile cataclisma?. La sola spiegazione plausibile è quindi che un’ entità ultraterrena vicina al Santo Padre, “una e trina”, abbia trasformato i millimetri di pioggia previsti dal bollettino della protezione civile di giovedì 2 febbraio, in centimetri di coltre nevosa, che hanno ricoperto implacabilmente il glorioso suolo capitolino.

In effetti quale peggior vendetta poteva essere ideata da tale entità ultraterrena se non quella di evidenziare con “gelida” accuratezza tutti i limiti dell’ amministrazione comunale romana, causando così, un’ ulteriore perdita di voti in seno al bacino elettorale, già messo a dura prova, del cospiratore? D’ altronde, si sa, che il cameriere appartenga o meno a questo mondo, non importa: la vendetta è un piatto che va servito “freddo”, sempre e comunque.

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carlo_masiello

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