Fiscal Compact: l’ultimo diktat europeo

Il 30 Gennaio 2012 dal vertice UE è stato approvato (da 25 Stati, con l’esclusione di Gran Bretagna e Repubblica Ceca) il “Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union”, meglio conosciuto come Fiscal Compact che entrerà in vigore il 1 Gennaio 2013 (TITOLO VI, art. 14.2).

Esso rappresenta un’ulteriore trasferimento di quella pochissima ed invisibile sovranità che è rimasta agli stati, in campo economico, all’Unione Europea. Undici pagine e 16 articoli, questa la lunghezza del documento che ora analizzeremo con più acuta precisione.

Nella premessa viene riportato che, i paesi aderenti devono essere obbligati a “recepire il pareggio di bilancio nei sistemi giuridici nazionali, attraverso disposizioni vincolanti e permanenti, preferibilmente costituzionali […]”. Ovvero sia la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, uno dei dogmi di scuola neoliberista.

Inoltre, segue il documento europeo, si ricorda “che l’articolo 260 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea autorizza la Corte di giustizia Europea ad imporre il pagamento di una somma o una penalità ad uno Stato membro dell’Unione europea che non ha rispettato una delle sue sentenze e che la Commissione europea (non eletta da nessun cittadino europeo, nda) ha stabilito i criteri per la determinazione della somma o della penalità da versare nel quadro di tale articolo [..]”

Ciò vuol dire che qualsiasi stato membro che non provvederà all’esecuzione del dogma del pareggio di bilancio verrà multato di una somma decisa da tecnocrati non eletti.

Il trattato ricorda inoltre, agli stati membri aventi un debito superiore al 60% del PIL, di rientrare annualmente di 1/20 dell’ammontare del debito, che per l’Italia significherebbe un pagamento di c.a 95 miliardi di € annui. Ciò vorrà dire ancora più austerity e quindi più recessione e quindi entrare in una maggior spirale di Deflazione economica.

Continuando nella lettura della premessa si scopre che se uno Stato membro necessita di aiuti da parte del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), tale scelta di aiuto (se concederla o meno, nda) “sarà subordinata, a partire dal 1 marzo 2013, relativamente alla ratifica di questo Trattato da parte della parte contraente interessata”. Se accetti bene, sennò puoi anche agonizzare fino alla morte (effetto che verrà comunque prodotto, vedasi Grecia).

Chiusa l’analisi sulla premessa andiamo a leggere cosa impongono gli articoli del Fiscal Compact.

Art. 3
Ai vari punti si legge che gli Stati aderenti devono adottare le seguenti misure economiche:

  • il Bilancio deve essere tassativamente in pareggio o in surplus;
  • se tale convergenza sulla bilancia commerciale non vi fosse, sarà la Commissione Europea ad imporre un tempo entro il quale il paese dovrà correggere gli errori.

Un surplus di bilancio sta a significare un impoverimento dei cittadini dello Stato in questione. Significa che lo Stato da 100 ai cittadini e subito dopo, per arrivare al surplus di bilancio, toglie 110, 120, 130, ecc… E ricordiamo che ciò dovrà essere costituzionalizzato!

Art. 5
Ove non venisse rispettata tale procedura del pareggio o surplus di bilancio gli Stati in questione saranno oggetto di procedura di infrazione. “Le Parti contraenti che sono oggetto di una procedura per i disavanzi eccessivi […] mettono in atto un programma di partnership economica e di bilancio contenente una descrizione dettagliata delle riforme strutturali che devono essere messe in atto e attuate per garantire una correzione efficace e durevole dei loro deficit eccessivi. Il contenuto e il formato di questi programmi sono definiti nella legislazione dell’Unione europea. […] L’attuazione del programma e dei piani annuali di bilancio coerenti con esso, saranno monitorati dalla Commissione e dal Consiglio.”
E di quali riforme strutturali si sta parlando? Ovviamente di quelle che da 40 anni massacrano la vita di milioni e milioni di persone. Sono quelli che il FMI chiamava SAPs (Structural Adjustment Programs) e che attuava spregiudicatamente e violentemente contro l’America Latina, l’Africa e il Sud-Est Asiatico, con gli effetti che la storia ci insegna.

Art. 6
Dopo aver perso la sovranità di bilancio (con l‘European Semester e il Preventing and Correction Macroeconomic Imbalances), abbiamo perso definitivamente anche la sovranità sull’emissione dei nostri titoli di debito! L’art. 6 dice esplicitamente che “al fine di migliorare il coordinamento della pianificazione della loro emissione di debito nazionale, gli Stati aderenti comunicano ex-ante la loro emissione di debito pubblico alla Commissione europea e al Consiglio.”
Gli Stati sovrani, sovrani non sono più su nulla!

Art. 7
Tale articolo stabilisce che gli Stati la cui moneta è l’euro si impegnano a sostenere le procedure (riforme strutturali, ovvero austerity neoliberista) che la Commissione Europea ha imposto ad un paese il cui bilancio manifesta un disavanzo eccessivo, ovvero che si è rifiutato di sottostare al dogma del pareggio di bilancio. Tale obbligo non si applica ove vi fosse una maggioranza qualificata degli Stati dell’Eurozona contro tali misure (ovviamente ciò non accadrà mai).

Art. 8
La Commissione europea è invitata a presentare in tempo utile alle parti contraenti una relazione sulle procedure adottate da ciascuna di esse in conformità con l’articolo 3 (2). Se la Commissione europea, dopo aver dato allo/agli Stato/i interessato/i la possibilità di presentare le sue/loro osservazioni, conclude nella sua relazione che una parte contraente non ha rispettato l’articolo 3 (2), la questione sarà portata dinanzi alla Corte di Giustizia Europea da uno o più parti contraenti. Qualora una di quest’ultime ritenga, indipendentemente dalla relazione elaborata dalla Commissione, che un’altra parte contraente non ha rispettato l’articolo 3 (2), può portare la questione alla Corte di Giustizia. In entrambi i casi, la sentenza della Corte è vincolante per le parti nella procedura, che adottano le misure necessarie per conformarsi alla sentenza entro un periodo di tempo stabilito dalla Corte stessa. 2. Se, sulla base della propria valutazione o di una valutazione da parte della Commissione europea, una parte contraente ritiene che un’altra parte contraente non abbia adottato le misure necessarie per conformarsi alla sentenza della Corte di cui al paragrafo 1, può portare il caso dinanzi alla Corte di Giustizia e chiedere l’imposizione di sanzioni pecuniarie a seguito dei criteri stabiliti dalla Commissione nel quadro dell’articolo 260 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Se la Corte constata che la parte contraente interessata non si è conformata alla sentenza, può imporre su di essa una penalità adeguata alle circostanze e che non deve superare lo 0,1% del suo PIL”.
Quindi sostanzialmente, se anche la Commissione non avesse espresso parere negativo nei confronti di uno Stato, un altro Stato può arbitrariamente accusarlo di non aver rispettato le procedure contenute nell’art. 3 (pareggio o surplus di bilancio, ecc…).

Art. 11
Gli Stati aderenti garantiscono che le politiche economiche “che si intendono intraprendere saranno discusse ex-ante e, nel caso, essere coordinate tra di loro. Tale coordinamento deve coinvolgere le istituzioni dell’Unione europea”. Ovvero bisognerà condividere, e/o coordinare, con gli altri paesi le nostre politiche economiche o di qualsiasi altro Stato (ormai) ex-sovrano, con tanti cari saluti alla sovranità dei Parlamenti nazionali.

Art. 12
Al punto 5 di tale articolo si menziona il ruolo del Parlamento Europeo (ovvero l’unico organo democraticamente eletto da noi cittadini europei).
Il Parlamento europeo potrà bloccare lo scempio neoliberista che i tecnocrati della Commissione Europea imporranno agli Stati che non cederanno all’impoverimento e alla distruzione del Welfare State attraverso il pareggio o il surplus di bilancio? La risposta è: assolutamente no! Infatti “il Presidente del Parlamento europeo può essere invitato per essere ascoltato”. Solo questo.

Art. 13
Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali degli Stati in questione definiscono insieme l’organizzazione e la promozione di una conferenza dei rappresentanti delle commissioni competenti dei Parlamenti nazionali e rappresentanti delle commissioni competenti del Parlamento europeo, al fine di discutere (solo discutere, non bloccare, nda) le politiche di bilancio e altri problemi contemplati dal presente trattato (ad esempio le riforme strutturali di austerity, privatizzazioni e svendita dei beni comuni e deregulation).

In conclusione si tratta di un trattato europeo che imporrà legalmente la distruzione dello Stato Sociale dei paesi dell’euro con conseguenze gravissime sulla vita di milioni di esseri umani.

Ancora una volta, questa Unione Europea fondata su dogmi (come sta dimostrando) di scuola neoliberista, si dimostra più interessata al salvataggio di una moneta che alla vita e al futuro di milioni di uomini, donne e bambini che, come dimostra la Grecia, stanno agonizzando al fine di rientrare da un debito dal quale non rientreranno mai. La Troika (BCE, FMI, Commissione Europea) sa che la Grecia andrà in bancarotta (come dimostra un documento riservato della stessa Troika, che presupponeva una rinegoziazione del debito ellenico, di alcuni mesi fa di cui mi occupai in un mio articolo) e nonostante ciò continua ad infliggerle atroci misure di austerity portandola ancora di più nel baratro infernale della recessione (o meglio depressione) e della Deflazione economica imposta. Se non faremo qualcosa, i prossimi saremo noi.

Fonte: Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell’Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna.
Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

1 Commento

  1. Ma Unione Europea,significa solo tasse,tagli e proibizioni?A chi giova tutto questo?Alla Germania?Che vada a farsi friggere,la Merkel!!!

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