La Questione Morale, che non se ne è mai andata. Il successo di enricoberlinguer.it con il suo oltre milione e mezzo di visite annue e 237mila iscritti. La conferma della lungimiranza e della modernità del suo pensiero nell'attuale crisi. Il 2011 è stato l'anno di Enrico Berlinguer.

L’anno di Berlinguer

C’è un non so che di paradossale nei titoli dei giornali che si apprestano a consegnare il premio di uomo dell’anno a Giorgio Napolitano: dov’erano quando lo stesso consegnava a B. nel 2010 un intero mese per fare campagna acquisti, permettendogli di tirare a campare altri 11 mesi, con tutte le conseguenze che sappiamo? E dov’erano quando firmava le leggi vergogna, puntualmente sbugiardato dalla Corte Costituzionale? E come mai Repubblica, il cui Gruppo è diventato il primo sponsor del Presidente, mentre sbatteva in prima pagina Berlinguer e la Questione Morale (alterandone il pensiero) si è ben guardata di ricordare che la fronda anti-berlingueriana sul tema era guidata proprio da Giorgio Napolitano?

Tante domande, risposte ovvie. Ma è chiaro che il 2011 non è stato l’anno di Giorgio Napolitano, bensì quello della conferma dell’attualità del pensiero di Enrico Berlinguer. Noi, questa attualità e modernità, ci siamo sforzati per un anno di dimostrarla, e forse qualcosa è passato, visto che le visite ad enricoberlinguer.it sono in continua ascesa (e negli ultimi 10 mesi abbiamo sfiorato il milione e mezzo di visite). Per quanto riguarda me, invece, mi sforzo di farlo da 5 anni. Cinque lunghi anni. E vedere che le stesse persone che ti davano del cretino 5 anni fa, ora si intestano quelle stesse cose, mi fa sorridere.

Della modernità di Berlinguer in questi anni ho scritto parecchio. Dell’attualità della Questione Morale anche. E dire che iniziò tutto con un piccolo blog quasi per scherzo, eppure grazie al seguito di quel blog sono riuscito poi, col passaparola, a fare di questo sito quello che è oggi. Quando mi venne l’idea di fondare “Qualcosa di Sinistra”, mai avrei immaginato che da subito si sarebbe piazzato tra i primi 20 blog di politica in Italia, e che mai nel giorno del suo primo anniversario ci sarebbero state le dimissioni di B. (evento con il retrogusto amaro, purtroppo).

Il punto è che in 13 mesi e 11 giorni il sito è cresciuto troppo, anche e soprattutto per merito di Qualcosa di Sinistra. E’ diventato un punto di riferimento per tanti, un ossessione per altri (soprattutto quelli che non mantengono le promesse elettorali e pensano di fregare il prossimo); qualche satrapo, che oggi sta a Palazzo Marino a 8mila euro a trimestre per aggiornare gli status della fanpage di Pisapia, ci ha anche minacciato di farci chiudere perché strumentalizzeremmo, secondo lui, il nome di Berlinguer per fare gli interessi della Destra (è sempre la solita storia, li becchi col sorcio in bocca e quelli anziché scusarsi, ti accusano di collaborazionismo).

Chissà perché, allora, alla notizia della petizione per dedicare una via a Berlinguer a Milano, nessuno ha mosso un muscolo, anzi, qualcuno ci ha invitato a desistere (vi sembriamo i tipi?). E dire che nel caso specifico, ci eravamo semplicemente messi a difesa dei più deboli, ovvero i 130 precari licenziati del Comune, anziché con i 44 portaborse assunti per 2,5 milioni di euro (precari che per Natale hanno ricevuto proprio un bel pacco dall’amministrazione). Per noi essere berlingueriani significa stare dalla parte dei più deboli, non dei più zelanti servitori di questo o quel politico (ci sarebbe convenuto, sapete? Ma non siamo tipi da far politica per uno stipendio).

Eccoci dunque alla nota dolente. Nonostante il successo di “Qualcosa di Sinistra”, siamo costretti a chiudere il blog. La ragione? Non abbiamo soldi per mantenere nuovi database e, quindi, tra il blog e la nuova versione di EB.IT che occuperà decisamente più spazio dell’attuale, sacrifichiamo il blog. La memoria e la diffusione del pensiero di Enrico ha la priorità su qualsiasi altra cosa. Il che non significa che magari, in futuro, Qualcosa di Sinistra non torni come blog, ma attualmente non possiamo fare altrimenti. Anche e soprattutto per una questione di rispetto a voi che ci leggete e ad Enrico che è l’oggetto di questo sito. Senza contare che, dopo il delirante articolo che ha pesantemente danneggiato l’immagine di enricoberlinguer.it di Daniel Rustici su Casapound lo scorso sabato, è chiaro che il blog, così come è strutturato, non può più esistere. Ne va ripensata la forma e, soprattutto, vanno coinvolte persone capaci di tutt’altra capacità di analisi e, soprattutto, di formazione (l’idea era quindi quella di convertirlo in un mensile virtuale fatto non solo da noi giovani, ma anche da vari scrittori, giornalisti, intellettuali che si riconoscono nella figura di Enrico).

Vedere che le parole più usate per giungere al sito nell’ultima settimana sono state “enrico berlinguer casapoundè una cosa che mi fa ribrezzo. Il nome di Enrico associato a quello della peggior porcilaia fascista. E tutto perché qualcuno ha preso gusto a esercitarsi nell’arte della provocazione per fare il moderno e far parlare di sé, magari compiacendosi che altri siti e blog giustamente si chiedessero come potesse un blog ospitato sul primo sito web su Enrico Berlinguer, sputtanandone la reputazione costruita in quasi 3 anni di attività. Questa è una cosa che nemmeno l’art.21 della Costituzione mi fa digerire. C’è un limite a tutto. E l’antifascismo è un valore irrinunciabile per un berlingueriano. Anche per questo chiudiamo, per ora, per lavorare ad un prodotto migliore. Perché abbiamo una responsabilità in più, non è un semplice blog. E’ il blog dei ragazzi nati dopo il Crollo del Muro di Berlino che si riconoscono nelle idee di Enrico Berlinguer.

Ed Enrico Berlinguer non avrebbe mai sdoganato i fascisti. Beppe Sebaste lo racconta in un suo famoso articolo: “Mi viene in mente invece il silenzio: quello di Enrico Berlinguer quando, in una civile trasmissione sulla Rai di allora col moderatore Jacobelli, un esponente del Movimento sociale italiano (l’estrema destra), in deroga all’etichetta, gli rivolse una domanda diretta. Berlinguer restò in silenzio come se non avesse udito, e così a lungo che Jacobelli glielo fece notare imbarazzato (la tv non sopporta i silenzi). A lui Berlinguer rispose fermo e serafico: “Coi fascisti non parlo”.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

18 commenti

  1. GRANDE IN QUESTO MOMENTO DOVE LA SINISTRA SEMBRA SVANITA CI VOLEVI GRANDE LEADER TRASCINATORE NON CI SONO PIU’ UOMINI COME TE

  2. Questo era un uomo di SINISTRA e un politico serio,così che si fa!!!

  3. Io c’ero a quei tempi e devo dire che per i comunisti era normale non parlare con chi era di alleanza nazionale oggi addirittura c’è chi vorrebbe allearsi con fini ,per me rimane un fascista,come Ingrao rimane un comunista Se chiamate fini fascista forse si offende come napolitano del resto.Se lo chiamate comunista.

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