Morire a 20 anni. Storia di un invisibile

Ho appreso la notizia della morte di Francesco Pinna ieri pomeriggio sul tardi, mentre ero all’università, nel quarto d’ora accademico tra una lezione e l’altra. Già, l’università. Lo studio. La possibilità di costruirsi un futuro degno di essere progettato e, perché no, sudato.

Per tutto questo lavorava Francesco, a 5 € l’ora. Da precario.

Il mio pezzo di oggi avrei voluto farlo su altro, ad esempio penso alla (ennesima) frattura che si è aperta all’interno dell’UE con l’Inghilterra. Ma la notizia della morte di un ragazzo della mia stessa età mi ha scioccato. Mi ha scioccato anche perchè, al suo posto potevo esserci io, un mio amico, uno qualsiasi di voi ragazzi che ora mi leggete. Perchè questa è la storia di un invisibile, di un ragazzo come me, come tanti che, per pagarsi gli studi, per non gravare sulle spalle dei propri genitori, anche quando costoro questo peso lo portano fieramente, aveva deciso di rimboccarsi le maniche e di lavorare. Per dei miseri 5 € ogni ora passata a fare l’operaio. A montare quel palco, sopra il quale, vi si sarebbe dovuto svolgere un concerto di Jovanotti che avrebbe attirato gente di ogni età, ragazzi e ragazze. Come Francesco.

I sogni di Francesco si sono frantumati sotto il peso dei tubi di ferro e delle impalcature crollate. Come Francesco ogni anno muoiono sul lavoro c.a. 1000 persone. Una guerra. Una guerra alla quale non si riesce a porre fine e che ogni anno porta via padri e madri di famiglia, fratelli e sorelle, amici, cugini…

La guerra degli invisibili che in nome della concorrenza, della competitività fondata sui salari a basso costo e sull’abolizione di quei fastidiosi cavilli burocratici chiamati diritti, devono abbassare la testa di fronte a chi concede loro di avere un pezzo di pane da dare la sera ai suoi figli. O un libro su cui studiare. Come se tutto ciò fosse un privilegio che concede colui il quale offre un posto di lavoro degno da Terzo Mondo.

Berlinguer, nel suo discorso ai giovani diceva testuali parole: “La inoccupazione giovanile è divenuta un fatto endemico e strutturale, con conseguenze umane gravissime: un frutto dovuto cioè non all’andamento del ciclo economico, che può solo ridurlo o aumentarlo di poco, ma alle caratteristiche di processi produttivi e di innovazioni tecnologiche guidati dalla legge del massimo profitto”.
E tutto questo avviene dimenticandosi, o meglio facendo finta di dimenticarsi, che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Francesco rappresentava la situazione di migliaia e migliaia di studenti-lavoratori che son costretti ad accettare qualsiasi impiego, purchè permetta loro di mantenersi quegli studi e di arrivare a quella laurea tanto sognata. Ciao Francesco, non ti dimenticheremo!

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About Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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27 comments

  1. Solidarieta alla famiglia del ragazzo, dispiaciuto x le strumentalizzazioni; sara la magistratura a verificare…gli invisibili? Ma chi e’ che scrive sotto ll nome del grande Berlinguer? Un altro invisibile di 20 anni?

  2. ma stiamo scherzando, tutti i giorni muore qualcuno in un cantiere, e solo perchè c’è di mezzo jovanotti, questo ragazzo diventa speciale?? basta cazzo

  3. Roberto, lo Staff è composto da una decina di invisibili di 20 anni, i loro nomi li trovi tutti sul sito! :) E ne può far parte chiunque ci voglia dare una mano a diffondere le idee di Enrico per il web e non solo! EB.IT STAFF

  4. Un altra morte…… l’ennesima morte di gente sfruttata, precaria e mal pagata. Quando finirà tutto questo? Condoglianze alla famiglia.

  5. @Daniele mi sembra assurdo fare polemica anche su questo. Questi ragazzi sono tutti invisibili, questo singolo ragazzo è un simbolo di tutti, ed è colpa di tutti noi se lo sono, oltre che dei politici. E’ colpa di tutti noi se queste morti accadono, perchè ci indigniamo ma poi dimentichiamo troppo in fretta e non chiediamo diritti ma ci accontentiamo solo di lamentarci. Ormai ci siamo abituati allo sfruttamento, alla morte sul lavoro, alla guerra, vediamo tutto senza osservare veramente, senza cercare soluzioni e senza reagire. Basta alle morti sul lavoro, Basta agli esseri umani invisibili!

  6. Brunella Piccoli attraverso Facebook

    ho un figlio di 20 anni ed uno di 15, mi sento molto coinvolta da notizie come questa, ma la mia rabbia è più forte: io proprio non riesco a concepire : siamo nell’era supertecnologica, ma tutta questa tecnologia a cosa ed a chi serve?? solo ad arricchire i pochi sfruttando la rincorsa della gente comune a cellulari, iPod, iPad, ecc.ecc. sempre più sofisticati e sempre più costosi….. mentre per tutto il resto siamo ancora nel MEDIO EVO e la cosa grottesca è la tendenza a peggiorare ogni anno che passa!!!

  7. Gervasio Lumare attraverso Facebook

    NON DIMENTICHIAMOCI CHE NELLE UNIVERSITà CI SONO ANCHE I COSIDDETTI BARONI. COLORO CHE DECIDONO ANCHE, CHI DEVE SUPERARE GLI ESAMI E CHI DEVE RESTARE INDIETRO E PAGARE LE TASSE PER ESAMI CHE NON GLI FARANNO MAI SUPERARE. PERCHè QUESTO, CON LA LEGGE GELMINI è DIVENTATO UN BISNEIS. SE LE UNIVESITà NON HANNO UN DETERMINATO NUMERO D’ISCRITTI NON RICEVONO LE SOVVENZIONI STATALI. COSì DECIDIAMO CHI PAGA E CHI VA AVANTI. NON SIAMO BRAVI?

  8. ma come possono fare i ragazzi a riscattarsi se sono tutti ricattati da un mondo che li costringe a lavorare per 5 euro l’ora e magari a sentirsi anche contenti di poterseli guadagnare. gli abbiamo costruito un mondo schifoso, è nostra la responsabilità. un abbraccio alla famiglia.

  9. a me dispiace molto di più che venga fuori l’indignazione facebookiana per un giorno, massimo due. dispiace. ma populisticamente dico che dispiace anche per tutti coloro che muoiono in modo idiota e evitabile. tipo in africa. così eh, che magari i post su facebook del momento non li facciamo (ops fate). io ho lavorato nel montaggio palchi per grossi eventi e, a parte i guanti da due lre, non ti fornivan ne copertura assicurativa ne scarpe antinfortunistiche o elmetii. questi eran palchi per grandi artisti italiani. mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il radical chic jovanotti di tutto ciò, perché magari lui non ne sapeva nulla ma la sua produzione di sicuro si. ripeto, dispiace, ma non sopporto queste mode dello sgomento a tempo, della condivisione della finta indignazione. siamo seri.

  10. Nanni Massimo A VOLTE LO CHIAMANO DESTINO,FA MALE TI PIEGA L’ANIMA,SPEZZA I CUORI DELLA GENTE,SEGNA LE MENTI DI COLORO CHE COSI’PERDONO QUALCUNO.FRANCESCO ERA LA’STAVA LAVORANDO,NON ERA IN GIRO A FAR NULLA,SOTTO QUELLA STRUTTURA MALEDETTA……….SI SONO INFRANTE LE SUE AMBIZIONI PER VIVERE UNA VITA ONESTA………..ANCHE MAGARI PER POCHI SOLDI,MA ONESTA……….FRANCESCO ADESSO NON E’ PIU TRA DI NOI………..E COSI’ TANTI COME LUI CHE SE NE SONO ANDATI NELLO STESSO MODO……LAVORANDO ……….FRANCESCO AVREBBE VOLUTO RIMANERE……COSI’ NON E’ STATO…..SE LE’ PORTATO VIA QUELLO CHE A VOLTE CHIAMIANO DESTINO.E COME DICI TU LORENZO,DOVEVA ESSERE GIOIA QUELLA SERA,E LUI MAGARI SAREBBE RIMASTO LI’ AD ASCOLTARE LE TUE MERAVIGLIOSE CANZONI CHE PARLANO SEMPRE DELLA VITA,CANZONI DI SPERANZA,PAROLE SCRITTE SEMPLICEMENTE PER QUELLI COME FRANCESCO ………………………
    pochi secondi fa · Mi piace.

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