2205-prostituzione

Dalla parte delle puttane

La scelta del termine “puttane” non è casuale e neanche il frutto di una provocazione; è piuttosto un invito a stracciare quel velo d’ipocrisa che copre il mondo della prostituzione e tutti noi.

Perchè nessuno si sente legittimato a definire una persona di colore “negro” o un gay “frocio”, mentre chiamare una sex worker “puttana” non suscita, neanche tra i più strenui difensori del politically correct, alcuna reazione di sdegno? Provo ad abozzare una risposta: pochissimi hanno il coraggio di difendere la dignità e i diritti di chi lavora nel campo della prostituzione e nessuno alza quindi le barricate quando donne e uomini riversano le proprie frustrazioni, la propria rabbia repressa sulle “zoccole”, sulle “puttane”, sulle “battone”. Ancora una volta a farla da padrone è il pregiudizio misogino: tra i sex workers ci sono anche uomini etero, uomini gay, uomini bisessuali, transgender… ma, forse per amor di metonimia,il termine insultante è solo riferito all’altra metà del cielo. Il maschilismo e l’intollerenza non si annida però solo dove ce lo apseteremmo, tra gli uomini più retrogradi, ma è radicato anche tra le donne e persino tra quelle che si credono molto colte, progresisste, avanzate e di sinistra. Emblematico di questo scollamento tra l’apparenza progresissta e l’essenza talebana di molte “femministe” è l’aggressione verbale che alcune prostitute parigine hanno ricevuto durante il corteo “contro la violenza sulle donne”, ma anche gli scritti di alcune nostre gironaliste che lavorano nei quotidiani della “sinistrabene”, scitti in cui tracciano una linea di confine tra le donne perbene ( loro e le caste ministre del governo Monti) e quelle permale ( la Carfagna, Ruby e tutte le donne che si truccano e si mettono i tacchi a spillo).

Credo che alle soglie del 2012 queste distinzioni siano triviali e trovo assurdo che non si regolarizzi il lavoro dei sex workers. La completa legalizazzione di chi, per scelta, vende prestazioni sessuali porterebbe parecchi soldi alle casse statali e sarebbe un riconoscimento sociale importante per chi svolge un lavoro che può essere usurante, un lavoro che permette a persone sole, magari disabili, magari gay non dichiarati, magari che vivono in situazioni di marginalità, di rendere effettivo il loro diritto alla sessualità.

Al netto di quest’opera di svelamento, di legalizazzione e riconoscimento sociale bisognerebbe certo attuare politiche che contrastino la “tratta delle schiave”, di sostegno ed aiuto a quelle tantissime donne costrette a prostituirsi per necessità o sotto ricatto: una cosa non esclude l’altra.

Dubito che questo governo così attento alla sobrietà ( leggasi ipocrisia di Stato) e ai rapporti con il Vaticano muoverà qualche passo in questa direzione, ma noi come Sinistra dobbiamo avere il coraggio di intraprendere anche la scomoda battaglia per i diritti dei sex workers. Dobbiamo farlo perchè se la Sinistra non sta con gli ultimi, gli esclusi, i diversi, i non tutelati non è Sinistra, dobbiamo farlo perchè il presupposto di un mondo migliore è la libertà: libertà totale, totalizzante, di tutte e ed tutti, senza eccezioni.

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DanielWalker

Ho 19 anni, sono uno studente, appasionato di politica, giornalismo, filosofia, telefilm. Mi definisco con orgoglio di Sinistra, sogno un paese moderno, solidale, attento ai diritti di tutti. Collaboro anche con "The Post Internazionale". Spero, nel mio piccolo, di dare in Qds voce a chi ne ha poca, parole a chi ha paura, speranza ai disillusi.

1 Commento

  1. Secondo me l’unica soluzione e’ tornare a legalizzare il mestiere della prostituta ,visto che questa pratica non morira’ MAI almeno cosi’ anche le donne sarebbero piu’ tutelate e non schiavizzate,lo sfruttamento sparirebbe e lo stato guadagnerebbe!!! fine del problema!

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