Spettro di recessione: Ocse, 2012 Italia a -0,5%

Il prossimo anno il nostro PIL vedrà il segno meno davanti alle sue cifre. Lo stima l’Ocse dicendo che l’Italia nel 2012 entrerà in una recessione portando il suo PIL a -0,5%.
A fronte di un debito elevato per porvi rimedio si pensava, e si pensa tuttora, di aumentare il PIL in modo da ridurre l’ormai famoso rapporto debito/PIL.
La domanda a tal punto sorge spontanea, anche se non si è economisti: come è possibile crescere tagliando stipendi, diritti, welfare, e aumentando le tasse? Risposta semplice: non è possibile! Notando, ulteriormente, che l’Ocse riporta un aumento della disoccupazione, che toccherà l’8,6% nel 2013.

A dirlo, come scrissi già pochi giorni addietro, sono soprattutto decine di economisti che, firmando un appello, hanno denunciato la depressività di politiche di tagli e riduzioni, che porteranno l’Italia proprio in un vortice di recessione. Purtroppo oggi ne abbiamo la conferma anche dall’Ocse.

L’analisi però riporta una nostra crescita, seppur bassa, nel 2013, dove torneremo allo 0,5% solo a condizione che si attueranno le “riforme strutturali” necessarie. Come scrissi in uno dei miei primi articoli su questo blog, le famose riforme strutturali di cui tanto blaterano i signori dell’UE, della BCE e ora del governo Monti, sono nient’altro che le politiche del “Washington Consensus“. Nome coniato dall’economista John Williamson nel 1989 e ripreso successivamente da Noam Chomsky.

Le riforme strutturali sono quelle politiche economiche che, appunto, rispondono al Consenso di Washington e che il Fondo Monetario Internazionale ha imposto per 40 anni, con il nome di SAPs prima (Structural Adjustment Programs) e PRSPs poi (Poverty Reduction Strategy Papers) ai paesi in via di sviluppo e del Terzo Mondo facendoli precipitare nel baratro della povertà assoluta con l’arma dell’indebitamento seguita da privatizzazioni su ogni settore.

La spirale di crisi è arrivata a toccare anche la Francia, ma soprattutto la Germania, dove la scorsa settimana l’asta dei suoi Bund non ha avuto il risultato dato per scontato da tutti. Inoltre, l’Ocse registra una contrazione del PIL per il prossimo anno, anche per i tedeschi: nel 2012 la crescita si fermera’ allo 0,6%, contro il +2,5% della previsione effettuata precedentemente.

Il vortice della crisi si sta portando dietro tutti i paesi dell’Euro, senza sconti per nessuno.
La crisi dei debiti (non) sovrani è ormai fuori da qualsiasi controllo, anche per il semplice fatto che con l’euro noi prendiamo in prestito la nostra moneta dai mercati finanziari non essendone proprietari e quindi impossibilitati a far ripartire la nostra economia creando autonomamente la nostra moneta. Con i mercati finanziari che ormai ci prestano euro a tassi insostenibili, la via d’uscita, continuando a seguire i diktat della Troika, è ormai troppo lontana

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

4 commenti

  1. ma quale spettro ormai è 3 anni che siamo in recessione

  2. recessione?nè più nè meno il destino di tutti i paesi a regime capitalista.

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