I colossi bancari e la disintegrazione dell’Euro

Con l’aggravarsi della crisi economico-bancaria sono sempre di più le voci che ipotizzano la disintegrazione dell’area euro. Una crisi più bancaria che economica, poichè nata da quei titoli tossici e da quei strumenti derivati da cui mezzo mondo è stato infettato. Basta ricordare come la Grecia (ma anche noi) abbia truccato i suoi conti del debito proprio con i famosi strumenti derivati CDS (Credit Default Swap) per entrare a far parte del glorioso club della moneta unica, che poi tanto glorioso non è, come stiamo vedendo.

Per gli adoratori della crescita economica e della produzione industriale pubblico questo grafico dell’Economic Overview ad opera di Naufal Sanaullah,
che mostra il confronto tra la nostra produzione industriale e quella tedesca
prima e dopo l’entrata in vigore dell’euro.


Comunque, tornando alle voci che parlano di probabilità del collasso del sistema Euro, si sono alzate quelle dei grandi colossi bancari: Merrill Lynch, Barclays Capital, Royal Bank of Scotland e Citigroup. Quest’ultima e non solo, stando a quanto riportato dal New York Times e ripreso dall’ANSA di stamane, ha avuto pressioni, dalle agenzie di regolamentazione statunitensi, affinchè eviti l’esposizione nell’area dell’Euro.

Stando sempre a quanto riportato dall’agenzia di stampa italiana, i risultati di un sondaggio effettuato da Barclays Capital su un campione di 1000 clienti, hanno mostrato che circa la metà di essi crede che almeno un paese esca dalla moneta unica, il 35% invece pensa che sarà solamente la Grecia ed infine 1 su 20 crede che tutti i paesi periferici dell’Eurozona usciranno il prossimo anno.

Ahimè, coloro i quali (tra cui il sottoscritto) ponevano dubbi sulla moneta unica e sulla sua reale natura, non avevano tutti i torti, visti i suddetti fatti e non solo.
Proprio perchè l’Europa non è una Zona Monetaria Ottimale (ovvero adatta alla creazione di una moneta unica) e quindi non sussistono le seguenti 4 condizioni:

  1. Flessibilità dei prezzi e dei salari;
  2. Mobilità dei fattori di produzione;
  3. Integrazione delle politiche fiscali;
  4. Convergenza dei tassi di inflazione

Come spiega perfettamente il professore di Politica Economica Alberto Bagnai in un suo articolo di quest’estate, la convergenza dell’inflazione è fondamentale poichè se in un paese X i prezzi aumentano più in fretta della media, le esportazioni di X diminuiranno e aumenterà il debito estero (il nostro è soprattutto di natura privata, nda). Ed è proprio il nostro problema visto che abbiamo avuto, insieme agli altri PIIGS, inflazione maggiore rispetto alla Germania.

La crisi sta massacrando milioni di persone, portando alcune di esse anche al suicidio, per salvare il sistema bancario globale. Con tale emergenza vengono meno i diritti dei lavoratori, viene meno fino alla distruzione lo Stato Sociale ed i diritti delle persone vengono ridotti a fastidiosi cavilli burocratici che intralciano il dogma del libero mercato. Lo stesso che ci ha condotti in questa disastrosa situazione. E tutto ciò a cosa porta se non al default ambientale, al default sociale ed, infine, al default economico?

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

8 commenti

  1. Antonello Aluzzi attraverso Facebook

    HANNO SPECULATO ALL’ANDATA (EURO) E AL RITORNO (FALLIMENTO )

  2. La comunità europea è nata come mercato comunedi dodici stati che avevano in comune oltre alle radici anche la convinzione della necessità di stare uniti.Oggi l’U,E è composta da 27 stati molto dissimili tra loro(aspettando la Turchia) che stanno insieme solo per motivi finanziari e non politici.

  3. la cosa che dovrebbe far riflettere è come mai la crisi è partita dagli U.S.A. ma sta corrodendo i sistemi economici dell’area euro ?? come mai le società di rating, quelle per intenderci che danno i voti sull’economia dei maggiori paesi europei, sono anch’esse targate U.S.A. ?? Non sarà mica che la debole economia U.S.A. teme l’eventuale crescita dell’euro politico ed economico ?? Mah………!!!!!!!!!!

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