Acquisto di titoli greci nel 2010. Ma la BCE non rivela nulla

Sull’International Herald Tribune del 26 ottobre 2011 è uscita una notizia a cui non è stato dato molto spazio quando, invece, ne meritava assai. La notizia, apparsa in prima pagina per poi continuare all’interno del quotidiano statunitense, si riferiva all’acquisto di titoli di Stato greci, da parte della BCE, nel maggio 2010.

Fin qui, si penserà, nulla di strano. Il problema comincia a sorgere quando si va avanti nelle lettura dell’articolo dell’IHT che riporta: “la BCE ha cominciato a comprare l’anno scorso bond sul mercato, attraverso la rete dell’Eurosistema”, ovvero le Banche Centrali Nazionali (BCN) degli Stati membri che hanno adottato l’euro. “La BCE – però – non rivela la dimensione delle partecipazioni greche o i prezzi pagati, fatto sta che il debito greco era stato già negoziato ad un notevole ribasso dal suo valore nominale quando la BCE ha iniziato a intervenire sul mercato dei titoli, nel maggio 2010″. Il finale dell’articolo mette in luce la reale motivazione per la quale tale operazione è stata effettuata: “Ciò significa che la BCE subirà delle perdite limitate”.

Perdite limitate da cosa? Ovviamente da un, ormai risaputo e noto, fallimento dello Stato ellenico. La BCE, quindi, sapeva che la Grecia sarebbe fallita prima o poi e ha pensato bene di comprare titoli ad un prezzo inferiore rispetto al loro valore nominale (non dichiarando però ne a quanto ammonti tale prezzo pagato ne quale sia la dimensione dei titoli acquistati sul mercato) già un anno e mezzo fa.

Il tutto mentre, consapevole del fallimento, continuava ad imporre politiche neoliberiste da macelleria sociale, per permettere al governo greco di ottenere gli aiuti (poi rivelatisi, ovviamente, inutili) della Troika. Da un lato la BCE salvava le proprie casse non rivelando nulla del suo intervento, dall’altro continuava a massacrare un paese con l’arma delle politiche economiche che da 40 anni uccidono intere popolazioni.

Questo per dire come l’attuale Europa, fondata sul dogma neoliberista, non rappresenti nessuna democrazia e nessun popolo. Questo per dire come le politiche imposte prima alla Grecia, ora a noi, servano solamente a stringere ulteriormente il cappio del debito intorno ai paesi e ridurli ad uno stato di Paese in Via di Sviluppo. Fregandosene se un popolo muore sotto il peso del debito.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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