Un successo l'inaugurazione della mostra fotografica su Berlinguer. Nonostante i giornali si siano rifiutati di dare la notizia. Tutti i politici, da Bersani in giù, erano informati, ma non si sono presentati. Sebbene la manifestazione del PD fosse finita da un pezzo. Ma a ben vedere, Enrico non è morto, loro sì. Ecco la differenza.

Enrico non è morto. Loro sì.

Il successo dell’inaugurazione della Mostra fotografica su Enrico Berlinguer a Roma non è l’inizio, è solo l’ennesima tappa di un processo che ha origini lontane. Che ha sicuramente origine con la nascita di enricoberlinguer.it e con l’ostinata e cocciuta convinzione del sottoscritto che ricordare Enrico Berlinguer, quattro anni fa come oggi, sia l’unica cosa sensata che dovrebbe fare una Sinistra alla canna del gas, alla perenne ricerca di papi stranieri e, soprattutto, di un’idea di società e di mondo che pensava di aver ritrovato negli ultimi vent’anni accoccolandosi nell’alveo del neo-liberismo che troppo in fretta i fautori di certe svolte ora rinnegano, navigando a vista in tempi disastrosi come questi.

I giornali, da Repubblica al Corriere, passando per Il Fatto Quotidiano, hanno volutamente oscurato l’evento, che coincideva per altro con la chiusura della manifestazione del PD a Roma in Piazza San Giovanni: ne erano a conoscenza tutti, da Veltroni a Bersani, di quell’inaugurazione, avevamo preparato anche per i militanti del PD il percorso da Piazza San Giovanni alla mostra; non avevano scuse, soprattutto il Segretario che avrebbe potuto portare Hollande e Gabriel in visita alla mostra dedicata ad un uomo tutt’ora stimato e ricordato in tutto il mondo.

Sì, perché è questo il paradosso: Enrico Berlinguer gode ancora dell’affetto, dell’ammirazione e del rispetto di migliaia di persone in tutto il mondo, dal Cile all’Argentina, passando per il Messico, per il Sudafrica e finanche negli Stati Uniti d’America. Dall’Australia Juan Semo, compagno messicano emigrato laggiù, ogni giorno mi scrive e ha animato circoli in nome di Berlinguer, inviandomi anche foto delle visite di Berlinguer in Messico.

Ebbene, solo in Italia i suoi eredi lo hanno rinnegato, pensando di prendere più voti rincorrendo la destra, elogiando Craxi, inseguendo Berlusconi sul terreno dei non-valori: ecco qual è il risultato, il Berlusconismo è in crisi e il centrosinistra anche. I giovani, che come diceva Sandro Pertini, non hanno bisogno di sermoni, ma di esempi di onestà, coerenza e di altruismo, hanno un rifiuto netto della politica portata avanti da questi signori, corresponsabili del disastro attuale.

Costretti a ripiegare, dopo l’ennesimo scandalo, che pare strettamente intrecciato con i precedenti, la classe dirigente post-comunista ha cercato in questi anni di rimuovere Berlinguer, facendo scomparire le sue parole, il suo pensiero, e diffondendo solamente le analisi impietose di presunti intellettuali come Miram Mafai che hanno passato gli ultimi 20 anni a cercare di dimostrare l’arretratezza e l’inadeguatezza del pensiero berlingueriano. Ne è chiaro il motivo: facendo conoscere alle giovani generazioni che c’era un tempo in cui i politici erano tali con la P maiuscola e avevano tutt’altro stile e passione ideale, il confronto con il presente sarebbe stato massacrante per loro.

Ma non avevano fatto i conti con noi. Noi, di enricoberlinguer.it, il sito che è nato proprio per permettere ai ventenni come me di leggersi Enrico tenendo presente le parole sue e soltanto sue, traendo le proprie conclusioni sulla modernità o meno del pensiero berlingueriano, senza doversi affidare a pseudo-intellettuali a libro paga di qualcuno. Non avevano fatto i conti con la nostra determinazione e la nostra capacità di costruire in due anni e mezzo uno dei 100 siti web più visitati d’Italia, con migliaia di visitatori ogni giorno, e in nemmeno un anno uno dei blog di politica più letti d’Italia. Non avevano fatto i conti con le migliaia di giovani stanchi e stufi di essere stufi e stanchi della propria classe dirigente, alla ricerca di esempi di onestà, coerenza e di altruismo come Enrico. E non è un caso se su facebook ci avviamo serenamente a superare i 250mila iscritti, il cui 45% è sotto i 34 anni.

Mi ha fatto decisamente sorridere, dunque, quando Sposetti (l’ex-tesoriere Ds che ha venduto Botteghe Oscure ad Angelucci per intenderci), che chiudeva l’inaugurazione, ha invitato i giovani ad approfondire il pensiero di Berlinguer e lanciava la raccolta firme per una via a Berlinguer a Roma: il sottoscritto non solo sono quattro anni che lo fa, ma da due condivide questo approfondimento con migliaia di giovani in tutta Italia, orfani di una politica decente anche e soprattutto grazie ai Fassino, ai D’Alema, ai Veltroni e compagnia bella (bella si fa per dire). Senza contare che aspettavamo a raccogliere le firme come a Milano semplicemente per evitare uno scambio con AleDanno su Via Almirante, ma abbiamo già pronto il testo, il logo e tutto il resto.

Perché se non ci fossimo stati noi in questi due anni e mezzo, le parole di Enrico, condivise sul web da centinaia di migliaia di persone (ad ottobre siamo arrivati alla cifra record di 11.116.396 interazioni su facebook), sarebbero state continuamente oscurate dagli ex-vertici Ds (non parliamo poi degli ex-dc). Perché la domanda è d’obbligo: come mai ora qualcuno si ricorda di Berlinguer? Non sarà mica perché siamo vicini ad elezioni? Berlinguer va praticato giorno per giorno. Come fa Mario, il suo meccanico, che nel portafoglio tiene ancora custodita gelosamente una mini-fotocopia dell’intervista della Questione Morale e la rilegge ogni volta, nella speranza, dice, che vi sia un sussulto della loro coscienza. La coscienza di chi ha tradito, si intende.

Diceva Pasolini: “La morte non è nel poter più parlare, ma nel non essere più compresi.” Ecco, Noi (mi ci metto dentro anche io) abbiamo perso la capacità di comprenderci a vicenda ed è come se fossimo morti. Sarà per questo che i grandi poeti come Pasolini, i grandi politici come Pertini e Berlinguer, a distanza di decenni, sembrano terribilmente più vivi dei morti viventi che ci governano oggi.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

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