Il referendum greco terrorizza l’Europa ed i mercati. Paura della democrazia?

George Papandreou spiazza tutti. La decisione di indire un referendum popolare, probabilmente a metà gennaio 2012, sugli aiuti della Troika (FMI, BCE, UE) ha portato ad un crollo vertiginoso delle borse europee. Quella di Atene, dopo tale notizia, è crollata circa dell’8%. Referendum che, secondo il primo ministro “rafforzerà la Grecia nell’Eurozona”.

Non si sono fatte di certo attendere le reazioni dei leader europei (essendo anche creditori principali) alla proposta di una consultazione popolare. Nicolas Sarkozy ha detto che «il gesto della Grecia è irrazionale e, dal loro punto di vista, pericoloso», annunciando inoltre che domani (2 novembre) sarà a Cannes, al G20, insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel, alle istituzioni europee, al FMI e alle autorità greche per, stando a quanto riporta l’Eliseo, «prendere tutte le misure necessarie per la messa in atto il più presto possibile dell’accordo concluso il 27 ottobre a Bruxelles».
Van Rompuy, presidente del Consiglio UE e Barroso, presidente della Commissione Europea, hanno avuto invece un colloquio telefonico con George Papandreou, dal quale hanno appreso la notizia del referendum. «Per la Grecia accettare l’accordo Ue è la cosa migliore, e siamo fiduciosi che Atene rispetterà gli impegni presi a livello di Eurozona e con i partner internazionali» è la risposta dei due leader europei al primo ministro greco. Secondo il premio Nobel dell’economia Christopher Pissarides «è difficile prevedere cosa succederà alla Grecia se il pacchetto di aiuti venisse respinto. Ci saranno conseguenze negative per l’Eurozona e pesantissime per Atene. Il Paese molto probabilmente dichiarerà immediatamente il default ed uscirà dall’euro». Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’agenzia di rating Fitch che, anzi, va giù più duramente:
«Il referendum in Grecia sul secondo salvataggio di Atene rappresenta una minaccia per la stabilità finanziaria dell’Eurozona. Una eventuale bocciatura del secondo piano di aiuti ad Atene nel referendum farebbe aumentare i rischi di un default non pilotato della Grecia e butterebbe il Paese fuori dall’euro», fa notare l’agenzia di rating in una sua nota. «Questo scenario avrebbe pesanti conseguenze sulla stabilità finanziaria dell’Eurozona. Il referendum fa aumentare anche le incertezze sulle eventuali perdite che subirebbero i creditori».
Infine, il presidente dell’Eurogruppo Juncker fa sapere in un’intervista radiofonica che, se il voto popolare risulterà contrario al pacchetto di aiuti della Troika, «non escludo che la Grecia possa andare in Bancarotta»

A fronte di ciò la mia domanda sorge spontanea. Questi signori hanno così tanta paura della democrazia? Vedendo questo scenario di terrore di fronte alla chiamata popolare mi ritorna in mente il discorso di Thomas Sankara all’Organizzazione per l’Unità Africana del 29 luglio 1987 quando diceva che “quelli che ci hanno condotti all’indebitamento hanno giocato come al casinò. Finché guadagnavano non c’era nessun dibattito; ora che perdono al gioco esigono il rimborso. E si parla di crisi. No, Signor presidente. Hanno giocato, hanno perduto, è la regola del gioco. E la vita continua.”

E’ esattamente ciò che hanno fatto con la Grecia. I signori della Goldman Sachs, le agenzie di rating, i banchieri, gli speculatori e le istituzioni finanziarie mondiali hanno giocato come al casinò. Scommettevano, speculavano, indebitavano e truccavano i dati sul debito per far entrare la Grecia nell’euro. Ed ora, dopo che si sono arricchiti sulle spalle del popolo greco per tutti questi anni, esigono che ques’ultimo ripaghi quel debito di cui non hanno minimanente usufruito. Questo è un debito chiaramente odioso! Odioso perchè i soldi presi in prestito non sono stati utilizzati per il bene comune, per far ripartire l’economia del paese, per far aumentare l’occupazione ed il benessere. E perciò non deve essere pagato!

Il rischio di caduta del governo a fronte del referendum però non è da scongiurarsi. Sei parlamentari del Pasok hanno inviato una lettera a Papandreou per chiederne le dimissioni. Inoltre la deputata del Partito Socialista, Milena Apostolati, ex sottosegretario allo Sviluppo Agricolo, si è dimessa riducendo a 152 (su 300) la maggioranza del Pasok in Parlamento. I cittadini però, stando ai sondaggi, sono favorevoli al referendum. Il 60% di loro andrebbe a votare e certamente non andranno a sostenere gli aiuti degli strozzini che fino ad ora hanno tenuto il cappio intorno al loro collo. La Grecia, se il referendum si terrà, avrà la possibilità di liberarsi dal cappio della debitocrazia e di rinascere.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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