L’alba cilena nel nome di Salvador Allende

Il Cile sembra rivedere la luce del sole dopo i tempi bui della dittatura di Pinochet nel nome del “Washington Consensus“. Dal mese di maggio, la Federazione Studentesca cilena (FECH) guidata dalla giovane leader comunista Camila Vallejo, sta mettendo in crisi l’attuale governo retto dal conservatore Sebastiàn Pinèra, organizzando scioperi di massa e manifestazioni continue.

In piazza per una “educazione gratuita e di qualità”, come recita uno degli striscioni esposti all’Università del Cile. Nel paese che vide Allende presidente, la scuola è stata trasformata in un bene di lusso, che costringe intere famiglie ad indebitarsi in maniera spropositata per permettere ai loro figli un’istruzione. Infatti le risorse per il mantenimento delle università provengono solamente per il 15% dallo Stato, contro l’80-90% circa nei primi anni ’70 quando al potere c’era Salvador Allende. Inoltre l’educazione in Cile è la più costosa del mondo, dopo quella statutinitense, e quasi completamente privatizzata.

Nel Cile le università vengono utilizzate come fossero imprese, ovvero cercano di ottenere profitti, nonostante una legge del 1981 lo impedisca. Legge che però viene delinquentemente aggirata dalla creazione di filiali nelle quali vengono accumulati profitti derivanti dagli elevati affitti di edifici di proprietà delle università.

Ma l’attacco non è diretto solamente al sistema scolastico in sè, perchè, spiega Gabriel Munoz, il coordinatore del movimento studentesco nella facoltà di filosofia dell’Università del Cile, “gli studenti si mobilitano da mesi per denunciare la logica neoliberista nel settore educativo, per ritornare a un’istruzione gratuita ed estenderla ai lavoratori. Di fronte c’è un governo che difende gli interessi delle imprese e dei potenti.”

Il 20 ottobre scorso gli studenti hanno dato luogo all’occupazione del Senato per circa 8 ore, provocando l’uscita del Ministro dell’Istruzione Felipe Bulnes e gli altri suoi colleghi.
Ore nelle quali gli studenti hanno parlato delle loro rivendicazioni anche ai senatori dell’opposizione. Appena entrati nell’aula del Senato, gli studenti hanno esposto uno striscione che recitava “PLEBISCITO AHORA“, chiedendo, per l’appunto, l’indizione di un referendum sulla riforma universitaria.

Dietro alla protesta per un’istruzione gratuita e di qualità, c’è quindi anche la protesta contro quel sistema neoliberista che ha massacrato i cileni durante il periodo dittatoriale di Augusto Pinochet con il consenso degli Stati Uniti, ma che ancora oggi permette di svendere, nel nome e nel dogma del libero mercato, i diritti fondamentali del popolo.

Una protesta che sta portando alti quei valori del fu presidente socialista Salvador Allende. Il quale viene ritratto su maschere indossate dai manifestanti e su bandiere sventolanti nei cortei.
L’eredità di Allende questi ragazzi la sentono sulle loro spalle, sentono che camminando sulla via tracciata dal presidente socialista possono far rinascere il loro paese e i diritti del loro popolo.
Come si legge su molti cartelli scritti dagli studenti, con quest’alba cilena “i sogni di Allende sono possibili“.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

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