Un uomo in violento contrasto con l'immagine consueta dell'uomo politico, scrisse di lui Vittorio Foa. Ecco, il centrosinistra dovrebbe ad ogni livello produrre uomini e donne "in violento contrasto" con le immagini ricorrenti di arroganza, astuzia, presunzione e ostentazione del potere. Solo così sarà credibile.

La mia proposta? Ricordare Berlinguer

Ieri ero a Bologna. Ci sono andato curioso e al tempo stesso convinto che non sarebbe stata una giornata come tante altre. La mia curiosità è stata ben soddisfatta: penso di non aver mai visto così tanta gente sotto ad un tendone a fare proposte politiche non per visibilità o per accaparrarsi poltrone, ma semplicemente perché ci credevano. A cominciare dai due organizzatori, Debora Serracchiani e Pippo Civati, il dream ticket, che, se proprio si volesse dar credito ai loro detrattori, siedono già su due comode poltrone e avrebbero potuto benissimo far finta di nulla e continuare a navigare a vista con le fette di salame sugli occhi come la maggior parte dello Stato maggiore del Pd.

Per fortuna non hanno continuato a fare finta di niente e, finalmente, ad una convention del Pd ho sentito le due paroline magiche su cui continuo a martellare da quattro anni: Questione Morale. Non semplici e solenni proclami, ma proposte per risolverla una volta per tutte. Per non parlare di economia, ambiente, scuola, lavoro e tutti i temi su cui si sono confrontati, intelligentemente, i vari relatori sul palco. Il punto, ogni volta, è che queste energie fondamentali per il centrosinistra vengono sempre combattute da parte dell’establishment del Pd. E non si tratta di una questione anagrafica (a Bologna c’erano giovani e meno giovani), quanto di una questione di priorità ideali.

Mi era stato chiesto di prendere la parola una settimana fa, poi c’è stato un mezzo disguido, in ogni caso la mia proposta è quella di sempre ed è molto semplice: ricordare Berlinguer. Mi spiego.

Si parla e si continua a parlare in tutte le sedi politiche e non di come oggi la politica sia distante dai cittadini, in particolare dai giovani; se ne parla, ma di soluzioni convincenti al problema questa classe dirigente non ne dà. Il che ci porta a credere che o non ne è capace oppure non ne ha la minima intenzione. Oggi infatti gli astensionisti sono il primo partito del Paese, la credibilità delle istituzioni è stata minata alle fondamenta e si diffonde sempre più per l’Italia l’ideologia secondo cui “sono tutti uguali”, con i devastanti effetti che conosciamo sul piano non solo politico, ma anche economico, sociale e soprattutto culturale. Tutti ne parlano, ma nessuno fa niente per provare a cambiare le cose.

In particolare, nelle ultime settimane, in seguito alla morte di Steve Jobs, la maggioranza della classe politica italiana, senza pudore alcuno, ha invitato i giovani della mia età ad essere affamati, ad essere folli, citando l’oramai famoso “Stay Hungry, Stay Foolish” di Stanford. Il che è paradossale, visto che questi signori non hanno mosso un dito negli ultimi vent’anni per smantellare una società dominata dallo “Stay Quiet”, ovvero l’ideologia per cui i giovani devono mettersi in fila e rimanere tranquilli in attesa che qualcuno, dall’alto, gli conceda la grazia di restituirgli sotto forma di favore quello che dovrebbero avere per diritto: il riconoscimento di quello che valgono.

Dunque, perché mai dovremmo essere stupiti della fuga dei cervelli all’estero e del fatto che sempre più giovani si convertono all’ideologia del “sono tutti uguali”? Con quali fatti anche la classe dirigente di centrosinistra, la stessa da vent’anni, ha marcato la differenza con la destra?

Eppure c’era un tempo in cui, almeno all’apparenza mediatica, (perché è questo che conta, quello che finisce in televisione), a nessuno passava nemmeno per l’anticamera del cervello che fossero tutti uguali; c’era un tempo in cui l’Italia aveva un partito che si definiva diverso e aveva nel suo leader la plastica conferma di quella diversità; c’era un tempo in cui c’erano persone come Enrico Berlinguer.

E se oggi centinaia di migliaia di persone sono iscritte ad un sito web che non ha nulla di speciale, ma semplicemente ne raccoglie le idee, i discorsi e le memorie, e questo sito web figura tra i primi cento siti web d’Italia, io penso che la ragione principale sia perché Enrico Berlinguer, aldilà delle proprie idee politiche, dava l’esempio.

Come ricordava Edwin Sutherland, il più grande criminologo del Novecento, in una ricerca sulle gang giovanili di Chicago, come si può pretendere che dei ragazzi rispettino la legge se hanno come esempio ai vertici della società persone che la legge la violano ripetutamente, rimanendo impuniti? (ogni riferimento ai fatti di Roma della settimana scorsa e alle leggi ad personam degli ultimi quindici anni è puramente voluto e non casuale).

Ecco, Enrico Berlinguer faceva politica per passione e anche quando denunciava il problema della Questione Morale, non lo faceva per ragioni di lotta politica, ma lo faceva perché ci credeva.

A tal proposito, ha scritto Vittorio Foa, in occasione della scomparsa, che:

“L’immagine (che era poi la realtà) dell’uomo era ed è in violento contrasto con l’immagine consueta dell’uomo politico. Umanità, franchezza, modestia e discrezione – pure in un incarico di così grande autorità e di effettivo potere – sono connotati che fanno a pugni con le immagini ricorrenti di arroganza, astuzia, presunzione e ostentazione del potere a cui siamo ormai abituati. La trasparenza e l’onestà della vita privata e pubblica di quest’uomo ha un rilievo eccezionale sullo sfondo squallido dell’affarismo politico, piduista o no.”

Ecco, il centrosinistra dovrebbe impegnarsi a produrre sempre più uomini e donne in violento contrasto con l’immagine consueta dell’uomo politico. Facendo piazza pulita di chi invece in contrasto non lo è minimamente. Questa è, secondo me, la chiave di Volta per far tornare i giovani a fare politica, per evitare che l’astensionismo sia il primo partito del Paese e, soprattutto, per far tornare i cittadini a credere nelle istituzioni.

E se la classe dirigente del centrosinistra non ha la forza o la voglia di farlo, allora dobbiamo essere noi anzitutto a dare l’esempio, cercando tutti i giorni di essere “in violento contrasto con l’immagine consueta dell’uomo politico”.

Certo, lottare per i nostri diritti, ma dalla vita di Berlinguer io giovane di vent’anni nato dopo il Crollo del Muro di Berlino ho imparato questo: che si può dare tutto, senza chiedere in cambio niente, ed essere felici. Fare politica, dunque, per passione, non per occupare poltrone.

A questo proposito c’è un passaggio, meno noto, della famosa intervista sulla Questione Morale, in cui Scalfari fa notare a Berlinguer che il Pci non aveva ancora governato, quindi non poteva dimostrare di essere diverso dagli altri. E la risposta di Berlinguer meriterebbe di essere stampata in tutte le sezioni di tutti i partiti:

Lei vuol dirmi che l’occasione fa l’uomo ladro. Ma c’è un fatto sul quale l’invito a riflettere: a noi hanno fatto ponti d’oro, la Dc e gli altri partiti, perché abbandonassimo questa posizione d’intransigenza e di coerenza morale e politica. Ai tempi della maggioranza di solidarietà nazionale ci hanno scongiurato in tutti i modi di fornire i nostri uomini per banche, enti, poltrone di sottogoverno, per partecipare anche noi al banchetto. Abbiamo sempre risposto di no.

Ecco, i ponti d’oro. Ognuno nella sua vita se li trova davanti. Può attraversarli e, anche se non compie nulla di rilevante ai fini della questione giudiziaria, può abbracciare il vulnus della Questione Morale e alimentarlo; oppure può rifiutare il ponte d’oro e lottare al fianco dei lavoratori e degli oppressi. Ecco, secondo me oggi c’è bisogno di ricordare Berlinguer perché in vita sua quei ponti d’oro ha sempre cercato di abbatterli.

Quell’intervista si chiude con una considerazione: “Un giornalista invitò una volta a turarsi il naso e a votare Dc. Ma non è venuto il momento di cambiare e di costruire una società che non sia un immondezzaio?

Questa è la domanda. E io, giovane di vent’anni, dico che non solo il momento è venuto, ma siamo già tremendamente in ritardo. Ma c’è ancora speranza, e manifestazioni come quella di Bologna lo dimostrano. Perché, come diceva Pablo Neruda: «La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno ed il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.»

Se ad indignazione ci siamo, ora è giunto il momento di tirare fuori anche il coraggio.

P.S. Poiché c’era poco rosso e troppo bianco in Piazza Maggiore, ho colto l’occasione per visitare nuovamente la mostra sul Pci, che già avevo visto a Roma. Ebbene, mentre ero di fronte ad un video su Berlinguer, un signore sugli 80 anni mi fa: “Se ci fosse ancora Berlinguer… gli ideali, ragazzo, sono grandiosi, il problema sono gli uomini, le carogne che hanno distrutto tutto.” – “Eh, ha ragione.” – “Lei sa chi è Berlinguer?” – “Ne so qualcosa.” – “Ecco io non ne capisco molto di queste cose, ma mio nipote mi ha fatto vedere un sito dove ci sono un sacco di cose su di lui, se le vada a leggere.” – “Lo so bene, l’ho fondato!
Ecco come mi sono guadagnato un caffè al caldo. E poi c’è qualcuno che osa dire che è inutile ricordare Berlinguer.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.