Grecia, la rivolta di un popolo oppresso dalla finanza globale

E’ iniziato ieri il primo dei due giorni di sciopero indetto dai sindacati greci, l’Adedy e il Gsee (rappresentanti rispettivamente il settore del pubblico impiego e il settore privato) contro le politiche di privatizzazione e tagli al welfare attuate dal governo Papandreou per ottenere la sesta tranche di “aiuti”, pari a 8 miliardi di euro, dal FMI.

Oltre 200.000 manifestanti, secondo gli organizzatori, sono scesi in piazza per chiedere la fine delle misure di austerity imposte dalla Troika (BCE, UE, FMI). Misure che hanno ridotto ad uno stato di degradazione sociale terrificante il paese ellenico. I dati riportano che 1 cittadino su 6 è disoccupato e fra i giovani d’età compresa tra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione sale al 42%.

La massa popolare greca si riversa su Piazza Syntagma, nel cuore della capitale Atene, la quale esplode in violenti scontri per più di 4 ore tra manifestanti e forze dell’ordine. La polizia schierata con migliaia di agenti risponde ai manifestanti con il lancio di lacrimogeni, insufficienti però a fermare la rabbia dei cittadini ellenici, i quali lanciano bombe molotov incendiando le postazioni dove sono schierati gli agenti. Incendi di cassonetti, di un mezzo delle forze dell’ordine, rottura di vetrine, segnali stradali dilaniati. Questi sono solo alcuni degli atti compiuti da un gruppo di circa 200 manifestanti nella guerriglia di Atene. Ma la piazza non è solo scontri e violenza ma anche voglia del popolo di tornare a contare qualcosa e, perchè no, a riavere il potere che questa finanza criminale ha tolto loro. “Bisogna che le persone scendano in piazza per protestare e pulire il Paese da tutti questi che ci governano e che non ci rappresentano più. E’ giunto il momento che se ne vadano” è il pensiero di Yorgos, un disoccupato di mezza età. Da un altro manifestante arriva l’urlo di rabbia contro un sistema debitocratico che li sta opprimendo e portando via ogni diritto: “Non pagheremo il debito, le banche devono rispettare la società”.

Ma Papandreou non sembra capire la rabbia e la sofferenza del suo popolo, tanto da rispondere duramente alle proteste dicendo che “tutta questa gente che sta ricattando e tenendo in scacco l’intero paese occupando palazzi, riempiendo le strade di spazzatura, chiudendo i porti e il Partenone, ci deve spiegare in che modo ciò ci sta aiutando a restare in piedi”.

Allo sciopero dei due principali sindacati hanno anche risposto positivamente i controllori del traffico aereo (anche se solo per 12 ore), le guardie carcerarie, i funzionari del fisco, i medici, i tassisti. Oltre a restare chiusi uffici pubblici, musei, scuole, ospedali, supermarcati e quant’altro.

Ieri in serata è stato ufficializzato il primo consenso al pacchetto di riforme, dettate dall’Europa, del Parlamento greco con 154 “si” dei socialisti del Pasok, il partito di George Papandreou, su 295 deputati. Una maggioranza stringata resa ancora più vacillante dalle opposizioni interne al Pasok, di cui alcuni parlamentari hanno minacciato di votare contro i provvedimenti posti a votazione oggi.

La Grecia è in fiamme. Un fuoco che è stato acceso dai piromani della Troika per poi consegnare ai popoli colpiti dall’incendio, estintori, inutili, a carissimo prezzo. Al prezzo dei loro diritti, dei beni comuni, dello stato sociale. E’ un popolo martoriato da un neoliberismo che ha portato con se, nel corso dei decenni, solo morte e sofferenza. La Grecia è in rivolta e non è plausibile identificare una massa di 200.000 persone come “tutti black bloc”. Sono 200.000 persone che rivogliono la loro vita, i loro diritti e il loro paese.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

12 commenti

  1. prima del “neo-liberismo” c’era il regime in Grecia… cerchiamo di non essere troppo affrettati nel trovare “colpevoli”

  2. La Grecia è un piccolo paese, che , a mio parere, non ha saputo sfruttare le sue risorse nel turismo e che ha una popolazione troppo concentrata in una sola città , Atene. Non hanno molto d’altro per cui uil turismo andava gestito in modo meno casuale.

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