Perché una legge che in 15 anni ha fatto 625 morti non risolve (e non ha risolto) il problema della violenza in piazza. di Marco Assab

Legge Reale Bis: Populismo caput mundi

di Marco Assab, inviato a Qualcosa di Sinistra.

Mentre Roma si riprende lentamente dallo sconvolgimento delle violenze di Sabato, e ci si interroga su come non si sia riusciti a prevenire la furia organizzata di alcune centinaia di teppisti, scoppiano inevitabili le polemiche e le strumentalizzazioni politiche sull’accaduto. Fa notizia la dichiarazione di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, che reclama l’istituzione di una “Legge Reale bis”, subito spalleggiato dal Ministro dell’Interno Maroni. Questo richiamo alla Legge Reale mi lascia alquanto perplesso, esternazioni che considero intrise di populismo e che non mi trovano per nulla d’accordo, e per diverse motivazioni. Accenno solo al fatto che alle forze dell’ordine, nella prossima legge finanziaria, verranno tagliati circa 60 milioni di euro… La polizia non ha nemmeno i soldi per il carburante delle volanti, e Di Pietro invoca la Legge Reale, roba da pazzi… ma ci ritorneremo dopo.

Adesso facciamo un passo indietro, che cos’era la Legge Reale?

La cosiddetta Legge Reale, cioè la numero 152 del 22 maggio 1975, ha come titolo “Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico” e deve il nome con cui è ricordata al suo principale promotore, Oronzo Reale, esponente del Partito Repubblicano Italiano e Ministro di Grazia e Giustizia tra il 1974 e il 1976. Tali disposizioni accrescono notevolmente i poteri delle forze dell’ordine.

Nello specifico l’articolo 14 amplia i casi in cui è legittimo l’uso delle armi da parte della polizia. Esso autorizza l’agente a sparare non solo “quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’autorità”, ma più specificatamente “per impedire delitti di strage, naufragio, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata, sequestro di persona”, come oggi è previsto dall’articolo 53 del codice penale.

L’art. 3 estende il ricorso alla custodia preventiva anche in assenza di flagranza di reato, di fatto permettendo un fermo preventivo di 96 ore (48+48) entro le quali va emesso il decreto di convalida da parte dell’autorità giudiziaria.

L’articolo 4 indica che “in casi eccezionali di necessità e urgenza che non consentono un tempestivo provvedimento dell’autorità giudiziaria” le forze dell’ordine possono procedere “all’identificazione e alla perquisizione sul posto, al fine di accertare l’eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione” di coloro il cui atteggiamento o presenza non appaia giustificabile in relazione alle circostanze di tempo e luogo. Insomma, alle prime azioni ritenute inopportune e ingiustificabili, gli agenti di polizia e carabinieri sarebbero autorizzati a intervenire, anche perquisendo sul posto le eventuali persone coinvolte.

L’articolo 5 (e su questo mi ritengo totalmente d’accordo) vieta di prendere parte a manifestazioni pubbliche “facendo uso di caschi protettivi o con il volto del tutto o in parte coperto mediante l’impiego di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona”. Niente caschi dunque, nè passamontagna, cappucci o maschere antigas per chi vuole scendere in piazza. Chi non rispetta questo principio è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro.

Queste disposizioni sono state, negli anni successivi alla loro applicazione, oggetto di numerose polemiche; La legge Reale venne infatti successivamente modificata con la legge 533 dell’8 agosto 1977 e sottoposta a referendum abrogativo nel 1978 che però ebbe esito negativo.

Indubbiamente si tratta di misure consone al periodo storico nel quale furono elaborate: Gli anni di piombo. Lo Stato, in quel periodo, doveva affrontare l’offensiva terroristica di gruppi fortemente organizzati e radicati sul territorio, si pensi alle Brigate Rosse, insomma di organizzazioni eversive forti, ben armate, ampie, che incidevano drammaticamente sull’equilibrio sociale ed istituzionale del paese.

Oggi lo scenario appare ben diverso, non si verificano sequestri di persona od omicidi a sangue freddo rivendicati da sedicenti gruppi rivoluzionari, non si verificano attentati esplosivi rivendicati dagli stessi, insomma non sembrano esserci le condizioni per reagire con una legislazione così rigida, d’emergenza. Attenzione però: Non per questo vanno sottovalutati tutti quei gruppuscoli eversivi ancora oggi attivi e che, secondo quanto sta emergendo dalle indagini, sono i responsabili delle violenze di Sabato scorso. Tuttavia le modalità di prevenzione e di lotta alla violenza dovrebbero essere di natura diversa. Appare assurdo il fatto che alle forze dell’ordine, nella prossima legge finanziaria, verranno tagliati circa 60 milioni di euro, misura che ha spinto appartenenti alle forze di polizia e ai vigili del fuoco a scendere domani in piazza davanti alla Camera, al Senato e nelle principali piazze delle città italiane per chiedere ai cittadini un contributo per acquistare carburante da destinare alle volanti e agli automezzi. A Roma l’iniziativa si svolgerà dalle 10 alle 18 e i poliziotti porteranno in piazza davanti alla camera e al senato dei fusti di benzina vuota per sensibilizzare i cittadini sulle carenze relative agli automezzi delle forze dell’ordine.

Le nostre forze dell’ordine non sono messe in condizione di poter svolgere in modo completo, esauriente ed agevole il loro lavoro, ma nonostante questo si invoca la Legge Reale.

Mi sento di dire inoltre che il ritorno a queste disposizioni rappresenterebbe un’offesa allo stato di diritto, ai principi democratici che abbiamo fatto nostri negli anni e che, a causa di pochi imbecilli incappucciati, non vogliamo perdere!

Nel 1990 fu pubblicata una ricerca sui casi di uccisione e ferimenti riconducibili all’introduzione della legge Reale, a cura di Luca Rossi. Dal giugno del 1975 a metà 1989 furono uccise 254 persone e 371 rimasero ferite, nel 90 per cento dei casi le vittime non possedevano nemmeno un’arma da fuoco al momento del confronto con le forze dell’ordine.

Insomma, che l’Italia fosse il paese dove le cose girano al contrario lo si sapeva, con questo mi sembra che si sia superato il limite. E’ necessario, torno a ribadire, smetterla con i tagli finanziari alle forze dell’ordine: Mettere in condizione la polizia di poter svolgere il proprio lavoro è la condizione necessaria per far fronte a questi episodi, per smantellare sul nascere questi gruppuscoli eversivi, che sono fatti di ben altra pasta rispetto a quelli terribili degli anni ’70.

E vogliamo parlare delle intercettazioni telefoniche? Altro strumento indispensabile per la lotta a queste organizzazioni, e che rischia di essere fortemente ridotto dal ddl di berlusconiana fattura? No, per Di Pietro serve la Legge Reale. Per me, serve solo permettere alla polizia di svolgere il suo lavoro, senza impedirglielo con assurdi tagli economici o limitazioni nell’uso delle intercettazioni.

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Qualcosa di Sinistra

33 commenti

  1. Ma che vadano a farsi strafottere reale, maroni, berlusca, il paralitico del macaca arctoides di bossi e tutti i loro ascari prezzolati. Fascisti erano fascisti, sono fascisti, fascisti saranno, ma noi quando gli daremo quello che gli spetta? Cioè Piazzale Loreto?!

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