Mario Draghi, colui che nel 1992 vendette l’Italia

L’attuale Presidente della Banca d’Italia e futuro Presidente della BCE, Mario Draghi, ultimamente è salito sul palcoscenico economico mondiale con la sua lettera-diktat, stilata insieme a Jean-Claude Trichet, al governo italiano. La sua nomina prima alla Banca d’Italia e oggi alla BCE rappresenta chiaramente il percorso di monopolizzazione dell’economia e della finanza europea da parte delle logiche economiche finanziar-capitalistiche. Un uomo, Draghi, sempre al servizio dei più potenti istituti finanziari mondiali, fra tutti Goldman Sachs International, nella quale ricoprì il ruolo di Vice-presidente a partire dal 2001. Di lui, nel panorama politico italiano, parlano bene tutti. Centro-destra e Centro-sinistra. Persino il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale lo incontrerà mercoledì 12 ottobre alle ore 16 a Palazzo Koch, sede di Bankitalia.

Ma chi è veramente Mario Draghi e qual è stato il suo ruolo fino ad oggi in Italia?
Quando si parla di lui bisognerebbe ricordarsi di un “summit” tenuto sul panfilo “Britannia” della Regina Elisabetta II d’Inghilterra tenuto il 2 giugno 1992. Un summit al quale parteciparono i più importanti banchieri, finanzieri e uomini d’affari mondiali, tra i quali: George Soros, uno dei più grandi finanzieri e speculatori mondiali, il presidente della Banca Warburg, Herman van der Wyck, il presidente dell’Ina, Lorenzo Pallesi, il direttore esecutivo della Barclays de Zoete Wedd, Jeremy Seddon, il direttore generale della Confindustria, Innocenzo Cipolletta, rappresentanti di Goldman Sachs, e… Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro, insieme a Beniamino Andreatta allora dirigente di ENI, che nel giro di nemmeno un mese divenne Ministro al Bilancio del primo governo Amato, e Riccardo Galli dell’IRI.

E’ li che Draghi cominciò a dare avvio alla privatizzazione selvaggia del nostro paese. In quell’incontro si decisero, tra l’altro, le privatizzazioni delle aziende di Stato IRI, ENEL, INA ed ENEL. Cosa che venne attuata nel luglio successivo dal governo tecnico di Giuliano Amato con il decreto 333/1992 che trasformò proprio in SpA le suddette aziende.

Il 1992 fu un anno terribile per l’Italia: la corruzione divampava ovunque, il tritolo faceva a pezzi i corpi di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e della loro scorta e la crisi economica avanzava sempre più pericolosamente. Un anno “Shock”. A settembre, poco tempo dopo la riunione sul “Britannia” della Regina d’Inghilterra, George Soros e i grandi istituti finanziari d’oltreoceano lanciarono l’attacco speculativo nei confronti del Sistema Monetario Europeo (SME) portando ad una svalutazione del 30% della lira. Un operazione che portò nelle tasche degli investitori-speculatori che acquistavano in dollari e a George Soros, ben 15.000 miliardi di lire. Tale svalutazione comportò, per farne fronte, anche l’uso di 48-50 miliardi di lire delle riserve della Banca d’Italia e un prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani pari al 6xmille. Con una svalutazione tale, la privatizzazione selvaggia dello Stato Italiano, orchestrata in quel “summit” sul Meditarraneo, era cosa ormai semplice. Come insegna la giornalista canadese Naomi Klein nel suo celebre libro “Shock Economy – L’ascesa del capitalismo dei disastri”, uno Stato quando è in preda ad uno shock (che sia un attentato, una grave crisi economica, una catastrofe naturale) non comprende cosa gli viene soministrato. Questa è stata l’arma per anni del neo-liberismo: l’uso dello “shock” per attuare le peggiori politiche liberiste. Per vendere uno Stato alle banche, all’alta finanza, alle grandi multinazionali. A tutto ciò ha dato il suo contributo e consenso Mario Draghi. A partire da quel 2 giugno 1992. Lo stesso Draghi che oggi ci viene a dettare l’attuazione delle stesse politiche che per anni hanno massacrato interi paesi, inducendoli alle più spregiudicate e criminali privatizzazioni, per rientrare da un debito che non abbiamo creato noi. E che quindi non intenderemo pagare.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell’Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna.
Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

9 commenti

  1. Giuseppe Patanè attraverso Facebook

    il punto è costruire un fronte che dica chiaramente no al neoliberismo, e che lavori contro la privatizzazione dello stato.

  2. Ivan Simbula-Cau attraverso Facebook

    ..che libro!! meglio della bibbia ;)

  3. perfetto come sempre,piccola correzione il prelievo fu del 6 per mille,chiedo scusa per la pedanteria ma tutte le informazioni dell’articolo sono così preziose che i tanti detrattori e disinformatori di professione potrebbero usare quella piccola imperfezione epr delegittimare il contenuto dell’articolo.grazie mille,simao tutti con voi.anotnius

  4. si e allora ”? rimedi ? tutti a criticare a fare disamin rimediiiiiiiiiiiiiiiii per favore

  5. Giuseppe Patanè attraverso Facebook

    rimedi non ce n’è. c’è l’alternativa, però: rivoltare completamente la politica economica dei governi italiani da vent’anni a questa parte. cosa che non si può fare se non mettendo in discussione il “dogma” dell’europa (l’europa della BCE, delle banche e del neoliberismo, non l’europa degli europei). le scelte economiche le fanno a bruxelles quattro burocrati della BCE, non il governo italiano, è questo il buco nero della democrazia in cui stiamo.

  6. ragazzi … ricordiamoci che sul Britannia c’era pure Prodi … da allora si è potuto iniziare a risanare il Paese, cercando di eliminare i grossi fardelli che pesavano sul debito, e da allora si è potuto puntare all’ingresso in Europa (93 governo tecnico di Ciampi, che poi sarà ministro del tesoro con Prodi e poi eletto presidente della repubblica alla prima votazione)
    …almeno che non volevate rimanere con la liretta per finire come l’Argentina o ascoltare il pluripensionato bertinotti che preferisce restare all’opposizione anche dopo il 2013 pur di sperare nel crollo del capitalismo?
    un po di decenza per favore

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