Dopo un anno e 9 mesi dall'annuncio di un decreto antimafia per Expo2015 da parte di Maroni, nulla è arrivato. Ed ora si assegneranno gli appalti. Senza alcuna garanzia che quelle imprese non siano compartecipate da capitali mafiosi. Il tutto nel silenzio dell'informazione ufficiale.

Expo2015, il Governo non vara il decreto antimafia

Quando a luglio Nando Dalla Chiesa riferiva che “a Roma ci sono forti resistenze per la creazione di una commissione antimafia a Milano” e che “ci sono forze che si muovono affinché questa commissione non funzioni“, i commenti idioti e ignoranti della maggior parte dei consiglieri comunali del centrosinistra si sprecavano. “Ma che pensate che noi facciamo i provvedimenti che favoriscono la mafia?“, ironizzava qualcuno di Sel, mentre nel PD bollavano il tutto come una manovra di Dalla Chiesa per “ritornare alla ribalta”.

Ebbene, dopo aver approvato il Porcellum antimafia, aver rifiutato la riedizione della Commissione Smuraglia (l’unica commissione speciale di indagine che abbia funzionato in Italia a livello comunale, slegata dal controllo dei partiti) e aver istituito un blando “Comitato di esperti del Sindaco” per dare il contentino a Don Ciotti, Claudio Fava e la stragrande maggioranza delle associazioni antimafia, ora finalmente l’allarme lo lancia la Commissione Parlamentare Antimafia: il Governo non ha varato alcun decreto, come promesso, per proteggere l’Expo dalle infiltrazioni mafiose.

E dunque, cosa rimarrà a difesa di Expo2015? Poco o nulla. Per ammissione dello stesso Sindaco, la prima gara d’appalto è già stata concessa al massimo ribasso del 47%, definita da lui in persona “sospetta”, ma ha assicurato che “vigileremo”. Resta il fatto che le gare d’appalto per l’esposizione universale verranno bandite senza misure antimafia, perché il Presidente del Consiglio non ha ancora messo la sua firma sul decreto attuativo per l’istituzione delle “white list”, ovvero le liste di imprese che un Comitato interforze composto da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Dia avrebbe compilato.

Il Comitato interforze è stato istituito, le white list no. Troppi impegni, evidentemente, per occuparsi di una cosa talmente rilevante per il nostro Governo. E se anche è vero che per molti le white list non sono la panacea di tutti i mali (Michele Prestipino, magistrato antimafia artefice della cattura di Provenzano, chiede continui controlli e non solo controlli a monte, perché un’impresa “white” potrebbe essere rilevata in seguito da un’impresa “black”), è anche vero che una qualche selezione la fanno.

Anche lo stesso Codice Antimafia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 6 settembre, è depotenziato dal fatto che tutte le nuove norme utili per scoprire e bloccare infiltrazioni mafiose negli appalti entreranno in vigore tra tre anni. Cioè, quando tutte le gare Expo saranno già state assegnate. E in ogni caso, fa notare Raffaele Cantone, tra queste nuove norme non c’è una stazione appaltante unica seria, che sarebbe il vero antidoto alle infiltrazioni mafiose.

Insomma, ad oggi, su quei miliardi di euro che dovrebbero “creare sviluppo, lavoro, opportunità” c’è l’ombra della Piovra. Il suo interesse è provato dalle intercettazioni delle indagini dell’anno scorso della Dia antimafia di Milano e Monza “Crimine” e “Infinito”. Forse, sulla commissione antimafia, qualche satrapo di partito poteva abbandonare ambizioni personali e dare a Milano la miglior protezione politica dalla mafia. Non è stato fatto e questa Giunta ha scritto una delle pagine nere dell’antimafia a Milano.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.