think-different-ispazio

Quel che devo a Steve

Quando ieri notte ho scoperto per caso della morte di Steve Jobs, pensavo fosse l’ennesima bufala. Già un mese fa sulla rete rimbalzavano indiscrezioni sulla sua morte, poi puntualmente smentita.

Quando però sono andato su apple.com ho dovuto amaramente constatare che non era una bufala e che Steve Jobs era morto per davvero. E, nonostante l’unica cosa di casa Apple che io abbia sia un Ipod della preistoria comprato 5 anni fa in Nuova Zelanda alla metà del prezzo europeo di allora, non posso che non piangere quello che, a torto o a ragione, è stato definito il Leonardo del XXI secolo.

Trovo sinceramente stupide, inconcludenti e volgari le polemiche di certi “compagni” (termine oramai squalificato, visto che si dà del compagno a chiunque) che gioiscono della sua morte, “aspettando quella di Bill Gates”, o di quelli che dicono “preferisco piangere la morte di un operaio che quella di un miliardario”.

Anche perché, molto probabilmente, chi fa polemiche del genere finirà per fare la fila a comprare l’ultimo modello di melafonino che uscirà in Italia il prossimo 28 ottobre.

Il fatto che fino ad oggi mi sia rifiutato di adeguarmi alla moda della Mela di Cupertino, spendendo cifre folli per computer, Iphone (ho amici che ad ogni nuovo modello, si indebitano per comprarlo, anche se hanno quello precedente che funziona benissimo) o Ipad, non vuol dire che non riconosca la superiorità nella qualità del prodotto rispetto a tutte le altre case produttrici.

Semplicemente, ho più in antipatia quelli che disdegnano il necessario per rifarsi al superfluo, magari indebitandosi, e lo fanno solamente perché avere qualcosa del marchio Apple oggi va di moda; anzi, il nuovo dandy radical-chic non è tale e non è figo se non ha qualcosa targato Apple.

Rimane il fatto che non c’è stato nel mondo una persona che abbia rivoluzionato la società, i costumi e soprattutto i consumi della gente come Steve Jobs, a partire dal primo personal computer fino al recente Ipad. Ha detto bene l’altro co-fondatore di Apple, Wozniak: “nessun politico dell’età moderna ha inciso così profondamente nella vita delle persone a livello mondiale come Steve; è come se fosse morto John Lennon o John Kennedy.

Per quel che mi riguarda, ho un grande debito nei confronti di Steve, perché il mio primo computer fu un Apple. Più precisamente un Macintosh Classic. Avevo 3 anni e lo vinsi con un biglietto della lotteria dell’asilo di 1500 lire. Non male se pensate che ai tempi un computer di quel tipo costava meno di 1000 dollari negli Usa e in Italia un paio di milioni tutti.

Quel computer ce l’ho ancora come un reperto e, soprattutto, dopo 20 anni, funziona ancora. E fu con quel computer che imparai a scrivere. Passavo le ore a ricopiare testi, a scriverli, nonché a giocare a Shangai e altri giochi che ora sono tornati di moda. È grazie a quel computer se posso leggere un testo e ricopiarlo a tastiera senza dover guardare lo schermo. Dunque, è grazie a Steve Jobs se per costruire il DataBerlinguer, ricopiando tutte le interviste e i discorsi di Enrico che ho trovato in giro, non ci ho messo anni, ma solo qualche settimana.

Fu grazie a quel piccolo Macintosh se è nata sin da piccolo la passione per i computer, per la scrittura.

Il suo discorso ai neolaureati di Stanford probabilmente va visto, per capire l’uomo. Uno a cui non importava essere l’uomo più ricco del cimitero, ma addormentarsi la sera sapendo di aver fatto qualcosa di meraviglioso durante il giorno. La morte, per lui, era un fattore di ricambio: “spazza via il vecchio per far posto al nuovo.

C’è da chiedersi: in un mondo dominato da dittatori, criminali e gente senza morale, doveva proprio andarsene uno come Steve Jobs per lasciare il posto al nuovo? E chi ci dice che questo nuovo sarà meglio del vecchio?

Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro.” Ecco, questa forse è la più grande lezione di vita che noi giovani dovremmo apprendere, quando rincorriamo, per l’appunto, le mode del momento, senza pensare al nostro futuro.

Commenta con il tuo account Facebook

Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

5 commenti

  1. Marcello Biglioli attraverso Facebook

    Concordo parola per parola. Non soltanto: non avendo mai comprato nulla di Apple,trovo comunque che persino Windows non ci sarebbe stata senza Jobs, ovvero probabilmente staremmo ancora (noi 1% che avremmo comunque il computer) digitando comandi li linea anche solo per leggere un messaggio di testo che ci ha inviato il vicino di scrivania!
    E in ogni caso un genio capace di ironia e autoironia è un genio al quadrato (mentre TROPPI oggi, politici in testa, sono IL RECIPROCO di un genio, e quello che “inventano”… lasciamo perdere!)

  2. Qualcuno si è lamentato che oggi non si ricordano i suicidi alla FoxxConn… rassicuro gli intransigenti, che gioiscono alla morte dei miliardari: ne parleremo domani, così vi facciamo contenti (non cambia però le cose: ha rivoluzionato il mondo. E come ha detto Marcello, Windows ha copiato Apple, quindi senza di lui… eravamo ancora con i computer a parete e il linguaggio C di Von Neumann). PF

Lascia un Commento