Bloccare la Cina. Le ragioni della guerra a Gheddafi.

Penso che la balla internazionale delle “guerre umanitarie” non se la beva più nessuno ormai.
Una guerra umanitaria, per dirla con Gino Strada, è la più grossa bestemmia che io abbia mai sentito. La Libia è, dal febbraio scorso, una scacchiera internazionale ove vi si giocano interessi di portata mondiale. Vi si sta giocando la sfida tra Washington e Pechino.
Per comprendere ciò, basta vedere l’organizzazione sul territorio africano dell’AFRICOM (African Command) del Pentagono, dalla quale emerge in maniera lampante la strategia per il controllo delle risorse petrolifere importate a lungo termine dalla Cina. Il tallone d’achille di quest’ultima.
La Cina dal “caro amico ed alleato dell’America“, anche per via della quantità di debito americano detenuto dalla Cina, sta diventando il nemico n°1 ed è quindi chiaro che la sua enorme espansione economica e commerciale in Africa sia problematica per gli interessi di Washington e di Wall Street.
La Cina è diventata uno dei principali partner economici dell’Africa, toccando l’apice nel 2006 quando discusse con oltre 40 capi di nazioni africane per assicurarsi le risorse petrolifere atte alla crescita futura dell’industrializzazione cinese. I paesi con cui la Cina ha stretto rapporti sono per la maggior parte ex colonie di Francia, Inghilterra e Portogallo. Tra questi paesi, spicca il Ciad. Con esso, la Cina ha riallacciato i rapporti diplomatici nel 2006 e la sua CNPC, il gigante petrolifero cinese, vi ha costruito una raffineria in collaborazione con il governo del paese africano. Due anni dopo invece vi costruì un oleodotto per trasportare petrolio da un giacimento cinese alla raffineria. Le ONG filo-occidentali iniziarono subito ad attaccare l’impatto ambientale prodotto da tali costruzioni, salvo però rimanere vergognosamente in silenzio quando nel 2003 era la multinazionale americana Chevron a prendere il petrolio del Ciad.
Oltre al Ciad, un altro esempio emblematico dell’approviggionamento di petrolio da parte della Cina, fu il Sudan, distrutto dalla guerra di seperazione trentennale finanziata da Washington da quando Bush, nel 2004, decise di entrare a farne parte. Nel 1998 la CNPC iniziò a costruire in Sudan un oleodotto di 1500 km che andava dal Sudan meridionale fino a Port Sudan, che dava sul Mar Rosso. Nei primi mesi del 2011, l’importazione petrolifera dal Sudan (per la stra-grande maggioranza del sud) era circa il 10% delle importazione petrolifere cinesi. Il Sudan era fondamentale per l’approviggionamento energetico e per lo sviluppo cinese.
Con la separazione in Sudan e Repubblica Indipendente del Sudan Meridionale, quest’ultima si è portata via gran parte delle ricchezze derivanti dal petrolio. Cosa che certamente non ha fatto piacere alla Cina. Dietro ai bombardimenti NATO sulla Libia si cela quindi l’AFRICOM, ovvero lo speciale comando militare americano istituito da Bush nel 2008 proprio per contrastare l’avanzata cinese nel continente africano. Un controllo, e quindi un contrasto, all’avanzata cinese non poteva esservi se non abbattendo regimi come quello della Libia, dell’Egitto e della Tunisia (quest’ultimi, entrambi confinanti con la Libia e di rilevante importanza nel Nord-Africa), un tempo amici (quello che poco tempo era anche la Cina) ed instaurarvi un controllo NATO con governi fantoccio, come sarà quello di Jibril in Libia. Un altro elemento da mettere al centro di questa guerra libica è l’instaurazione di un Fondo Monetario Africano. Un fondo con una capitalizzazione iniziale di circa 42 miliardi di dollari, 30 dei quali messi dalla Libia. Il caso vuole che gran parte dei beni congelati dall’occidente a Gheddafi servivano proprio per l’instaurazione di tale fondo che, se fosse stato creato, avrebbe reso indipendente l’Africa dai grandi istituti finanziari internazionali, quali FMI e WORLD BANK e avrebbe lanciato lo sviluppo di un continente martoriato dal capitalismo.
J. Peter Pham, consigliere a Washington per il Dipartimento di Stato e della Difesa, nel 2007 davanti al Congresso fece una deposizione in favore della creazione dell’AFRICOM nella quale disse che “Questa ricchezza naturale rende l’Africa un obiettivo invitante per le mire della Repubblica Popolare Cinese, la cui economia in crescita… ha una sete di petrolio pressoché insaziabile, così come la necessità di altre risorse naturali per potersi sostenere… La Cina importa attualmente circa 2.6 milioni di barili di greggio al giorno, approssimativamente la metà di ciò che consuma; più di 765.000 di questi barili – quasi un terzo delle sue importazioni – provengono da fonti africane, in particolare dal Sudan, dall’Angola e dal Congo (Brazzaville). C’è dunque da stupirsi del fatto che… forse nessun’altra regione al mondo sia comparabile all’Africa quale oggetto dei sostenuti interessi strategici di Pechino negli ultimi anni…

Intenzionalmente o no, molti analisti prevedono che l’Africa – soprattutto gli stati ricchi di petrolio della sua costa occidentale – diverranno sempre più il teatro di una competizione strategica tra gli Stati Uniti e il suo unico vero e quasi equivalente avversario sulla scena internazionale, la Cina,allorché entrambi i paesi cercheranno di espandere la propria influenza per garantirsi l’accesso a queste risorse”.

Libia 2011, l’ennesimo altare sul quale sacrificare uomini, donne e bambini bombardati dagli esportatori di democrazia occidentali, in nome di interessi geo-politici e di un imperalismo neo-liberista.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell'Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna. Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

17 commenti

  1. In alta Val Badia, vicino al rifugio Scottoni, c’è una chiesa costruita per commemorare i caduti della Grande Guerra. Dentro questa chiesa c’è un quaderno con le note scritte dai visitatori. Una di queste diceva: “la guerra è lo sterminio di milioni di persone che non si conoscono nell’interesse di poche persone che si conoscono benissimo ma non si ammazzano”.

  2. Non esistono guerre umanitarie,ma guerre di interesse!!!!!!!!!!!!!

  3. Gregorio Baggiani attraverso Facebook

    nessuno aveva mai creduto ad una guerra umanitaria in Libia….le guerre umanitarie si trovano spesso sul percorso degli oleodotti…

  4. Gregorio Baggiani attraverso Facebook

    non credo a spiegazioni monocausali, ma che l’energia sia alla base di molti conflitti credo sia pacifico…..

  5. Gregorio Baggiani attraverso Facebook

    l’ONU, in qualche caso, porta anche la “foglia di fico” iniziale, cioè la motivazione della protezione delle popolazioni civili enermi dagli attacchi del dittatore di turno perchè gli altri, Occidente o chi altro , si sbarazzi militarmente del suddetto dittatore divenuto scomodo per motivi politici o economici… così vedo io le cose….

  6. Gregorio Baggiani attraverso Facebook

    se non si riesce a mantenere una propria indipendenza d’azione, la strumentalizzazione è dietro l’angolo….

  7. Gregorio Baggiani attraverso Facebook

    il problema è la mancanza di un apparato coercitivo ONU che riesca a ridurre a miti consiglio lo Stato che effettua le cosiddette gross violations dei diritti umani …… per questo motivo poi gli Stati militarmente forti si impossessano delle “copertura” offerta dalle risoluzioni ONU per raggiungere, anche con l’ausilio dello strumento militare, i propri obiettivi politici….

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