Anna Wintour, direttrice di Vouge America, si lancia contro Berlusconi e invita le donne che vanno alle sfilate a manifestare contro di lui. Un'informazione di servizio: le donne, quelle che non perpetuano il berlusconismo sul piano culturale come fa la Wintour, si sono già ribellate da un pezzo.

Anna Wintour, da che pulpito viene la predica

Ho ancora ben fissato nella memoria la puntata di Report del 2 dicembre 2007, nella quale una impareggiabile Sabrina Giannini fotografava l’impietoso mondo della moda e in particolare si concentrava sull’enigmatica e controversa figura di Anna Wintour, zarina della moda mondiale, ai vertici di quel Vogue America che detta le tendenze, promuove gli stilisti e che, soprattutto, attraverso la sua versione italiana (Vogue Italia, largo alla fantasia) sta cercando di spostare il baricentro della moda internazionale da Milano a New York (con che esiti, dopo quattro anni, non possiamo dirlo).

Ebbene, questa signora, già famosa per il film “Il Diavolo veste Prada“, dove una superba Meryl Streep dava volto e consistenza al suo chiacchierato e spietato autoritarismo sul posto di lavoro, intervistata da Repubblica, si è messa a fare la morale al premier per la sua concezione di donna.

Ohibò, eppure quelle poche volte che dal parrucchiere mi è capitato di prendere in mano la versione italiana di Vogue, le donne non mi sembravano così pudiche e ben coperte, delle moderne Lucrezie di Collatino pronte a suicidarsi per la virtus violata.

La Wintour, in una veste da moderna Giovanna D’Arco, chiama a raccolta tutte le donne per rivoltarsi contro il premier che non ci sa governare e che distrugge il Belpaese:

“Sa cosa mi piacerebbe: vedere le donne per strada, durante le sfilate di moda, a manifestare contro di lui e contro il malcostume che sta causando.”

Forse la Wintour non lo sa che già le donne italiane sono scese in piazza in tutta Italia contro il premier a febbraio, solo che, a onor del vero, non ci siamo accorte di modelle, star del cinema particolarmente prodighe a fare da testimonial per le grandi firme, così come non ci siamo accorti delle grandi firme e del mondo della moda.

Anzi, qualcuno ha anche affermato che saremmo dei moralisti, nel mondo della moda. Un mondo dominato da ipocrisia e che racchiude tutti gli elementi del Berlusconismo culturale, assai diverso da quello politico, perché è più difficile da estirpare dalla testa della gente: l’ideologia del numero uno che porta all’anoressia, il suicidio di modelli sempre più frequente perché “non si è all’altezza”, senza contare la coca, gli eccessi, la perversione… tutto nascosto sotto il tappeto rosso, tutto occultato nel dietro le quinte.

La perfezione in passerella, sotto i flash dei fotografi che immortalano il nulla e i riflettori che illuminano tutto tranne che bellezza.

Un consiglio alla Wintour: torni pure nel Paese dal liberismo sfrenato, delle ricchezze per pochi e della disperazione per molti. Se gli americani si sono liberati di Bush (ma pare venga già rimpianto con abbastanza follia dalla maggioranza dei guerrafondai), gli Italiani si libereranno di Berlusconi: anche se, alla fine, lui non è il problema, è la conseguenza.

Il problema sono i borghesi radical-chic che pensavamo esistessero solo in Italia e che invece esistono anche nel resto del mondo.

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About Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

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19 comments

  1. donne..sempre le donne…solo le donne…siamo una nazione solo di donne????

  2. non sono d’accordo la moda è comunque una forma d’arte che cerca di valorizzare la figura femminile ( anche se dovrebbe farlo con tutti i tipi di donna ) berlusconi è solo un porco

  3. praticamente un berlusconi in gonnella questa signora che critica berlusconi man strano eppure dovrebbero pensarla allo stesso modo due egocentrici che strano il mondo certe volte

  4. copiato da un pezzo di Selvaggia Lucarelli..

  5. copiato da un pezzo di Selvaggia Lucarelli..

  6. Non sono d’accordo. Non amo la Wintour, ma perlomeno ha lanciato un bel segnale con questa sua affermazione. Perlomeno ha dimostrato che chi ama la moda, a differenza dello stereotipo, può interessarsi anche di questioni politiche e sociali.

  7. Perdona Chiara, visto che non leggiamo la Lucarelli e ci stai accusando di plagio, saremmo curiosi di avere il riscontro oggettivo di quello che stai affermando. EB.IT STAFF

  8. La modalità prevalente…non a caso si chiama moda. Uno stereotipo, per definizone. Sottoscrivo.

  9. Mi è venuta voglia di vestirmi da sexy-infermiera. Di murare in casa le racchie. Di tatuarmi sul piede le iniziali «S.B: tvtttb». Di rotolarmi nel letto di Putin. Insomma, di far girare la patonza. E se Anna Wintour rilascia un’altra intervista in cui bacchetta i costumi di questa Italietta volgare e viziosa, giuro che attuo i miei propositi con una tale solerzia che al confronto Terry De Nicolò sembrerà un prelato dell’Opus Dei. Io non sono particolarmente selettiva in fatto di pulpiti. Ho accettato le filippiche della Carfagna sulla dignità femminile. Ho digerito le elucubrazioni del Trota sulle responsabilità delle nuove generazioni. Sarei perfino disposta a tollerare il duro j’accuse di Fabrizio Corona contro i truzzi da tatuaggio compulsivo, ma la predica da Anna Wintour non me la faccio fare.

    Voglio dire, durante la settimana della moda è già abbastanza urticante la visione di lei, seduta in prima fila a tutte le sfilate con l’aria perennemente schifata di quella che l’abito che sta sfilando, al massimo, lo utilizzerebbe come presina da forno. È già intollerabile sorbirsi la piaggeria degli stilisti che spostano le loro sfilate se in quell’orario la Wintour ha deciso che ha voglia di vedere «Spongebob» su Disney Channel. E diciamocelo, sarebbero già inaccettabili anche solo quel caschetto frigido e l’occhiale scuro di colei che siccome è la vestale della moda, deve preservare da occhi indiscreti le grandi verità custodite, ovvero se il maculato reggerà un’altra stagione e se la gonna sopra il ginocchio è out. Ma la Wintour, questa volta è andata oltre. Tra una sfilata e una cena di gala, ha deciso che era ora di dire la sua anche sul degrado morale di questo paese, oltre che sulle giacche destrutturate. Ha dato un’intervista a Repubblica, che ovviamente pur di trovare uno che andasse contro Berlusconi ha trattato la perfida boss cui si ispira Il Diavolo veste Prada come Zagrebelsky. L’ha eretta a depositaria dell’etica per ricordarci che viviamo in una dittatura. E lei si è chiesta poi come possiamo tollerare Berlusconi e il suo giro di ragazze, invitando le donne italiane a scendere in piazza durante le sfilate per manifestare contro il malcostume. Parole sante. Se non fosse che io le ramanzine dal sapore bolscevico e femminista da una tizia che, potesse, riaprirebbe i gulag per spedirci in massa chi veste Oviesse e scioglierebbe nel grasso delle liposuzioni le donne sopra la 38, non me le faccio fare. Anna Wintour parla di dittatura. Anna Wintour, ribadisco. Roba che se Hitler è stato Führer per undici anni, lei dirige Vogue America da ventitré e quando sente aria di colpo di stato minaccia di portarsi via fotografi, modelle e giornalisti e far diventare Vogue l’inserto settimanale di Cavalli e segugi.

    La filo-marxista che schifa il totalitarismo e poi impala sulle stampelle della collezione Miu Miu la giovane assistente rea di averle portato il cappuccino tiepido. Si chiede come facciamo a tollerare Berlusconi e le sue ragazze, la bolscevica. E qui qualche volenteroso dovrebbe aspettare che metta un piede fuori dalla limousine che la scorazza per Milano e mostrarle una bella galleria fotografica che ritrae le ragazze. Quelle ragazze lì. Si accorgerebbe, la Wintour, che la Polanco, Nicole Minetti, Barbara Guerra e il resto della ciurma, passeggiano in via Montenapoleone con le stesse Birkin e Kelly che il suo Vogue piazza in copertina sottobraccio alla modella di turno. Perché quelle ragazze lì (e mica solo loro) sono anche il frutto del processo di rimbecillimento del finto riscatto sociale regalato dalla borsa da cinquemila euro. E quelle ragazze, a lavorare per 1.500 euro al mese non ci vanno, perché poi tra affitto e bollette la Birkin e la tetta nuova non ci scappano. Più facile battere cassa a papi.

    Ci riflettesse, la signora Wintour. Poi c’è il predicozzo sul perché non scendiamo in piazza a protestare. A parte che la signora s’è persa il ciclone «Se non ora quando», ma la capiamo, sarà stata molto impegnata in riunioni sull’improvvisa latitanza dei toni del kaki nelle collezioni primavera estate. Proprio lei ci viene a fare il sermone femminista? Lei che accettò di mettere Oprah Winfrey in copertina solo a patto che perdesse 20 chili, lei che non vuole assistenti sopra la 40 accanto a sé, lei che utilizza solo modelle il cui peso specifico sia quello del cigno-origami? Cominciasse lei, a non mortificare la donna. Menzione speciale la merita il giornalista che le ha domandato se le sfilate di moda possono essere una risposta al degrado delle olgettine. Certo. La moda come forza salvifica. Come lavatrice morale. La Birkin di Hermés che monda i peccati della D’Addario. La stampa animalier che redime le gemelle De Vivo. L’abito chiffon, la cintura di pitone, il tacco dodici che restituiscono sostanza a un paese smarrito nell’effimero. Ma per favore. E ora mi fermerei qui, o l’abito da sexy-infermiera lo compro davvero.

    di Selvaggia Lucarelli

  10. Amici e compagni di strada , contro Berlusconi e il suo entourage ci serve tutto!. Meno male che i poltici internazionali lo considerano da tempo un bischero, se anche gli industrialinazionali e internazionali lo considerano un coglione, siamo a posto. Berlusconi , nonostante sia il maggior intrigato nell’economia dell’Italia., ci sta sputtanando in tutto il mondo! Chi ce lo potrebbe prendere? Ci fosse la possibilità di sapere chi ha preso Gheddafi si potrebbe cercare di inviarlo lì . Sarebbe anche contento. O no?