Default, per uscire dalla debitocrazia!

Da tempo ormai sentiamo parlare di manovre finanziare atte a risistemare i nostri conti pubblici al fine di raggiungere il tanto osannato “pareggio di bilancio”. Manovre finanziarie, dicono, atte a ridurre soprattutto l’enorme debito italiano che ammonta a circa 1912 mld di €. A fronte di tali affermazioni, sono necessarie alcune puntualizzazioni.
Il pareggio di bilancio è una bestemmia sia sul piano economico che sul piano sociale. In una grave situazione di crisi, come quella che dal 2008 stiamo vivendo sulla nostra pelle, uno Stato per rilanciare l’occupazione e l’economia reale in generale, deve poter spendere. Se nel 1929 nella Costituzione degli Stati Uniti d’America ci fosse stato il pareggio di bilancio, Franklin D. Roosevelt non avrebbe potuto fare il New Deal. Ciò cosa avrebbe portato? Ancora più disoccupazione, più povertà, drastica riduzione dei diritti sociali e quant’altro.
L’altra puntualizzazione necessaria è quella riguardante il nostro debito.
Come sappiamo è un debito di gigantesche dimensioni. Un debito su cui nel 2012 pagheremo ben 84,023 mld di € solo di interessi.
Ciò che oggi preoccupa i mercati non è la quantità del nostro debito pubblico, visto che supera il 100% del Pil da 20 anni, quanto il debito estero che fa aumentare vertiginosamente i pagamenti degli interessi su tale debito. Siamo entrati ormai nella cosiddetta “spirale del debito estero”, ovvero indebitarsi con l’estero per pagare gli interessi all’estero.
Se non bastasse tutto ciò, c’è da dire che gran parte dei debiti dell’eurozona sono illegittimi. Come lo era il debito dell’Ecuador per il 70%. Ciò viene affermato anche dalla Vice-presidente della DIE LINKE, Sahra Wagenknecht:
“Una gran parte dei debiti nazionali dell’eurozona sono illegittimi, perchè sono stati creati da una politica contro gli interessi della gente. Ed è per questo che i cittadini non devono pagare questi debiti.”
Di fronte a questa disastrosa situazione di indebitamento (illegittimo e criminale) l’unica via possibile per uscire da questa debitocrazia è il Default. Esempi passati di default ci sono eccome: basta citare l’Ecuador, l’Argentina, l’Islanda. Sull’Argentina viene costantemente ripetuto, quelle poche volte che se ne sente parlare, che dopo il default ci sono ancora centinaia di migliaia di poveri e disoccupati nelle strade. Ciò non è dovuto al default, ma a 6 anni di politiche neo-liberiste criminali per evitare il default!
Basta citare che dopo il default l’Argentina, dal 2003 al 2010, è cresciuta ad un tasso medio annuo pari all’8%! E l’Islanda ha previsioni di crescita per il 2012 del 3,1%!
L’Euro ormai è al collasso. Nel territorio europeo non esistono le condizioni da poter consentire la creazione di una moneta unica. Abbiamo economie differenti. La Grecia è in default ormai da tempo e nessuno lo dice. Arriverà il momento in cui crollerà. E’ solo questione di tempo. Sta a lei, e a noi paesi periferici dell’eurozona, decidere se liberarci dal cappio del debito e della finanza criminale dichiarando il default, oppure lasciarcelo stringere ancora intorno al collo, fino a morire.

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Valerio Spositi

Sono uno studente universitario di Scienze Politiche e Relazioni internazionali. Studioso di economia eterodossa, da tempo ho focalizzato la mia attenzione sulla struttura dell’Unione Monetaria Europea e le sue conseguenze nonché sul funzionamento della moneta moderna.
Interessato alla filosofia e specialmente al pensiero di Karl Marx, sono un critico radicale del capitalismo.

22 commenti

  1. Ripeto, occhi a fare facile qualunquismo, non sta fallento un’impresa, che nella migliore delle ipotesi scompare senza toccare i soci. Qua parliamo di uno Stato, che per definizione non può fallire, quindi le ripercussioni sociali ed economiche sarebbero disastrose. I casi Islanda e Argentina sono due casi limite. La prima ha un’abitazione che è pari a 3 quartieri di Milano, la seconda si è risollevata grazie al fatto che ha saggiamente scelto di slegare la propria moneta dal dollaro USA

  2. Marco Oliviero attraverso Facebook

    per favore, evitate di pubblicare queste BOIATE economiche, peraltro sotto il nome -per nulla pertinente- di Enrico Berlinguer. populismo acritico: no, grazie.

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