Ivan Cicconi, massimo esperto nazionale di trasporti, mette nero su bianco vent'anni di soldi buttati nella Tav. E spiega come il project financing, che doveva ridurre al 40% la partecipazione statale nelle opere pubbliche, ha fatto da moltiplicatore dei costi e della corruzione. Una storia di ordinaria indecenza.

Il libro nero della TAV – Ivan Cicconi

La TAV s’ha da fare!“, affermava con sdegnato piglio riformista Walter Veltroni, nel suo discorso di investitura ufficiale a candidato forte delle primarie del nascente PD. Sì, perché oramai la Tav non solo è da 20 anni un caso nazionale, ma per certa parte della Sinistra è diventata un caso patologico-ideologico. Non per quelli che non la vogliono, ma per quelli che la vogliono, che ignorano (volutamente) ogni considerazione portata dai massimi esperti di trasporti che abbiamo in Italia (e che non siano a libro paga di chi la Tav la deve realizzare).

Tra questi esperti, il più autorevole è certamente Ivan Cicconi, di recente anche relatore alla Summer School sull’Impresa Mafiosa diretta da Nando Dalla Chiesa. Su “Il Fatto Quotidiano“, in anteprima, sono stati pubblicati anche i primi tre capitoli del suo “Il libro nero dell’Alta Velocità“, di prossima uscita.

La madre di tutti gli sprechi ha un nome ben preciso: project financing. Annunciato per la prima volta il 7 agosto 1991, si sosteneva che per la prima volta un’infrastruttura ferroviaria sarebbe stata realizzata con il 60% dei costi coperti dal finanziamento privato. “Il costo complessivo era quantificato nell’equivalente di 14 miliardi di euro, scrive Cicconi, “mentre la sua completa realizzazione era prevista al massimo entro il 1999. Costerà in realtà almeno 90 miliardi e andrà bene se sarà completamente realizzata entro il 2020”.

La balla del project financing si rivelerà tale. Tutto il costo dell‘Alta velocità sarà a carico dello Stato. Il problema è che ha permesso “in poco meno di dieci anni di impegnare non meno di 150 miliardi di euro fuori bilancio, attraverso prestiti, accesi dai promotori cosiddetti privati, quasi sempre garantiti dal committente pubblico. Prestiti che sono sostanzialmente debito pubblico differito nel tempo, debiti pubblici “a babbo morto”, nascosti nella contabilità di società di diritto privato”.

Dunque veniamo alla tanto ben voluta e riformista Tav Torino-Lione. Progettata inizialmente per il traffico passeggeri, è stata poi convertita per il trasporto merci e prevede 70 km in gallerie, di cui una di 54 km (si pensi, tanto per avere un’idea, che  la lunghezza del traforo del Gran San Bernardo è 5,798 km e quella del Monte Bianco 11,6). La montagna da scavare, come se non bastasse, è ricca di amianto e di altri materiali gravemente nocivi che, secondo uno studio, ricoprirebbero l’intera Torino di polveri cancerogene. Ma al riformismo certe cose non interessano.

Senza contare che l’attuale linea internazionale a doppio binario (che usa il traforo del Frejus) è perfettamente operativa e utilizzata al di sotto del 30% delle sue potenzialità, mentre il traffico merci Francia-Italia è, per ragioni strutturali, in calo costante (da 10 milioni di tonnellate del 1997 a 2,4 milioni del 2009). Il costo stimato dell’opera (16 miliardi di euro di denaro pubblico) è destinato, come in tutti gli appalti, a salire: la cosa sconcertante è che con lo stesso costo stimato di 70 km ti Tav si potrebbe garantire un’altra alta velocità, quella internet della fibra ottica, in tutta Italia. Non male, eh?

Quello di cui poi nessuno parla, inoltre, è che in questi appalti multi-miliardari le imprese mafiose sono ovunque. Oggi sappiamo che la TAV Milano-Torino è stata interamente realizzata con aziende di movimento terra in mano alla ‘ndrangheta. L’alibi del progresso per garantire commesse miliardarie agli amici e agli amici degli amici (che poi ricambiano durante le campagne elettorali, finanche delle primarie, a quanto pare).

Forse, i veri riformisti, anziché impuntarsi per vizio ideologico su opere inutili alla collettività, dovrebbero concentrarsi sui veri nodi strutturali del futuro del Paese: il tipo di sviluppo, la logica delle grandi opere, la partecipazione dei cittadini alle decisioni, la trasparenza negli appalti pubblici… Insomma, cose serie. Altro che Tav.

In più, fino al 2020

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

10 commenti

  1. Ricordiamo la storia dell’elettrificazione della rete sarda: 2.000 miliardi di vecchie lire buttate al vento. La corte dei conti non è mai intervenuta. Perchè?

  2. Comunque il nostro Paese non può fare a meno della TAV; è essenziale.

  3. @Davide: se leggessi, forse ti accorgeresti che non è così. EB.IT STAFF

  4. La TAV è un affare per pochi. Chi pensa ai treni per i pendolari lenti, sporchi ed in numero insufficente?

  5. Sono daccordo sul fatto che anche il trasporto locale deve essere efficente come la TAV. Sul fatto di averla o non averla, adesso per esempio si v per esempio da Firenze a Napoli dalla mattina alla sera; senza la TAV ciò non sarebbe stato possibile.

  6. Angelo Alfredo Campi attraverso Facebook

    Strutture come la Tav e l’Alptransit, la prima e’ surreale e la seconda un’opera maestosa, importante e necessaria e costruita con tutti i crismi senza assolutamente spreco di denaro, ne e’ l’esempio che viene finita prima del previsto di un anno con un risparmio enorme di denaro e tempo…e poi da Ponte Chiasso a Milano, km. 50 circa , i nostri governanti non fanno nulla di quello che avevan promesso per mancanza di voglia e di denaro….e poi mi vengono a dire della tav utile……….a chi…..ai soliti faccendieri – un esempio da vecchia data, fin dalla fine del 1800 con traforo del Sempione che e’ della Confederazione anche dalla parte Italiana -Iselle Domodossola e’ poi in gestione delle Ferrovie Ch e infatti funziona ……

  7. Ecco i risultati del malgoverno ventennale. Che schifo. Ora senza soldi come faranno

  8. la tav è lenta, anacronista, vecchia ed insicura, lontana anni luce dai veri servizi alta velocità, che sono, come si è dimostrato giusto da 40 anni, monorotaie, chi sostiene questo progetto sostiene un buco nero monetario studiato per non porre progetto per anni, e dopo iniziare un accollamento a nuovi progetti futuri, dal quale sottrarre i dividendi dalla cassa risorse

  9. Io non so ancora se sono proTAV o controTAV. Ma mi sento più pro che contro. Sai perché?
    -Perché non riesco a credere che non sia vero che a suo tempo siamo stati consultati i rappresentanti competenti (Regioni, Provincie,Comuni, Governi…)
    -Perché la TAV esiste già in Italia quindi se valessero le tue argomentazioni dovrebbe essere smantellata
    -Perché la Torino-Lione fa parte di un piano complessivo approvato dall’UE che investe anche altri stati europei per i quali non mi sembra che la TAV sia una mostruosità spaventosa come vuoi far credere
    -Perché i costi delle grandi opere sono sempre ingenti e spesso mai come quelli iniziali.
    -Perché se la mafia ci mette le mani non è colpa della TAV né delle grandi opere ma della mafia e di chi la protegge 
    -Perché, in definitiva, il mondo continua a girare e se non finisce prima ci saranno sempre Cina, India, USA, Africa, Asia che continueranno a costruire colossi ed opere immense che non credo siano tutte per la distruzione dell’umanità.
    Se sei in grado di dimostrarmi il contrario potrei anche darti ragione ma in questo caso il mondo dovrebbe fermarsi e non si dovrebbe più costruire nulla.
      

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