A trent'anni dall'intervista di Berlinguer sulla Questione Morale, chi avrebbe oggi l'autorità morale e politica di parlare come lui? La Questione Morale è tutt'ora il centro del problema italiano.

“I partiti non fanno più politica” – a 30 anni dall’intervista di Berlinguer cosa è cambiato?

Lei vuol dirmi che l’occasione fa l’uomo ladro. Ma c’è un fatto sul quale l’invito a riflettere: a noi hanno fatto ponti d’oro, la Dc e gli altri partiti, perché abbandonassimo questa posizione d’intransigenza e di coerenza morale e politica. Ai tempi della maggioranza di solidarietà nazionale ci hanno scongiurato in tutti i modi di fornire i nostri uomini per banche, enti, poltrone di sottogoverno, per partecipare anche noi al banchetto. Abbiamo sempre risposto di no. Se l’occasione fa l’uomo ladro, debbo dirle che le nostre occasioni le abbiamo avute anche noi, ma ladri non siamo diventati. Se avessimo voluto venderci, se avessimo voluto integrarci nel sistema di potere imperniato sulla Dc e al quale partecipano gli altri partiti della pregiudiziale anticomunista, avremmo potuto farlo; ma la nostra risposta è stata no. E ad un certo punto ce ne siamo andati sbattendo la porta, quando abbiamo capito che rimanere, anche senza compromissioni nostre, poteva significare tener bordone alle malefatte altrui, e concorrere anche noi a far danno al Paese.
(Enrico Berlinguer, dall’intervista ad Eugenio Scalfari, 28 luglio 1981, versione completa unica esistente sulla rete solo su EB.IT)

Dopo 30 anni dalla storica intervista di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale, cosa è cambiato? A ben vedere nulla. I problemi sono sempre gli stessi, anzi, sono strutturalmente aggravati: i mali che hanno ucciso la Prima Repubblica si sono perpetuati tali e quali nella Seconda, aggravati dal fatto che la Sinistra ha abbandonato la sua storica diversità per divenire uguale agli altri.

Mi riferisco ovviamente a quel fallimento politico-morale dei presunti eredi di Berlinguer che hanno deciso di disperdere un patrimonio ideale, culturale, politico e morale costruito per 70 anni con la passione di milioni di italiani e in particolare di Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, Pajetta, Nilde Jotti, Amendola… certificato ovviamente dalla scalata illegale di Unipol a Bnl che a distanza di 6 anni riesce ancora a far danni, coinvolgendo l’ex-braccio destro di Bersani, Filippo Penati, il quale da Presidente della Provincia di Milano ha fatto spendere alla Provincia 238 milioni di euro, pagando 8,93 euro le azioni che un anno e mezzo prima Gavio aveva pagato 2,9. Così il costruttore realizza una plusvalenza di 176 milioni e subito dopo ne investe 50 per sostenere la scalata dell’Unipol di Consorte a Bnl, acquistando lo 0,5% della banca (cfr articolo nel dettaglio di Marco Travaglio).

Diceva Berlinguer trent’anni fa:

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. […]

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. […] Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti. […]

Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. […]

Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani? […]

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata. […]

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. […]

Ma poi quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude. […]

Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire.

Ebbene, chi è che oggi avrebbe l’autorità morale e politica di parlare in questo modo? Quale segretario di partito, quale leader, quale politico di primo piano? Nessuno. Assolutamente nessuno. Per questo bisogna Ricordare Berlinguer (altro che dimenticarlo, come suggerisce dal 1997 Miriam Mafai, l’unica giornalista di Repubblica che siede nella Direzione Nazionale del PD nella quota riservata ai segretari da Veltroni a Bersani ininterrottamente). Chi non lo fa, chi si oppone e addirittura boicotta la nostra petizione per intitolargli una via a Milano, semplicemente dovrebbe andare a nascondersi. Enrico non è morto: finché saremo vivi, le sue idee cammineranno sulle nostre gambe e il suo sorriso rimarrà nei nostri cuori.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

64 commenti

  1. io nn so dove sono i comunisti, ma dove scopro persone che nn vogliono questo marciume, sicuramente mi fermo a capire come possono fare le stesse battaglie mie xchè questo marciume finisca, poi se sono comunisti mi restano a fianco, se no faranno altre formazioni che saranno garanti, speriamo x sempre, di ciò che vogliamo: trasparenza,coerenza onestà!

  2. Quell’intervista ogni tanto spunta fuori e fa bene al cuore leggerla,ma a me la cosa che salta agli occhi è la parte che dice che il previlegio va combattuto in ogni sua forma,so che oggi le parole sfuttamento emarginazione suonano retoriche ma proprio questa era la sua rivoluzione voleva dare voce a quelle persone che esistono tuttora ma nessuno se ne accorge.Q

  3. Quell’intervista ogni tanto spunta fuori e fa bene al cuore leggerla,ma a me la cosa che salta agli occhi è la parte che dice che il previlegio va combattuto in ogni sua forma,so che oggi le parole sfuttamento emarginazione suonano retoriche ma proprio questa era la sua rivoluzione voleva dare voce a quelle persone che esistono tuttora ma nessuno se ne accorge.Quando parlava di partiti corrotti lo dice testualmente si riferiva ai partiti di governo.non ha mai detto che riguardava anche il P.C.I.lo escludeva a priori.concludo dicendo che il problema è il capitalismo che si può combattere solo con il comunismo ,che ne esiste solo uno il potere deve andare al popolo finchè ci sarà chi sfrutta il popolo accumulando capitali non ci sarà democrazia.

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