I costi assurdi della politica italiana

 

Mentre imperversa la polemica sulla manovra tremontiana per i provvedimenti che dovrebbero risollevare l’Italia da un debito pubblico soffocante, la luce si va sempre più spostando sulla indecente arroganza del provvedimento, che si rifiuta di andare a toccare il portafoglio dei parlamentari.

 

Questo accade proprio nel momento in cui l’Istat fa sapere che in Italia una famiglia su cinque può considerarsi povera, con un ammontare di spesa mensile, per un nucleo familiare di due persone, di circa 990 euro, o addirittura in povertà assoluta, ovvero non in grado di beneficiare dei servizi essenziali per il cittadino.

 

In un Paese da considerarsi civile, in una situazione del genere sarebbe impensabile varare una manovra finanziaria sanguinosa senza andare ad intaccare per prima cosa gli spropositati privilegi e indennità dei parlamentari, consapevoli, inoltre, della notorietà all’opinione pubblica del primato stipendiale della classe politica italiana a livello continentale.

 

A fronte, infatti, di una media europea di 5300 euro mensili, calcolata sulla sola indennità parlamentare, senza andare quindi ad intaccare vitalizi e benefici vari, in Italia si raggiungono vette di 11 mila euro mensili, circa 4 mila euro in più della Francia e 8 mila euro in più della Spagna.

 

Il Sole 24Ore ha calcolato nella cifra di 23 miliardi di euro l’anno il costo della politica italiana, mettendo insieme le indennità, i vitalizi, gli affitti, le auto blu e le spese per gli enti territoriali.

 

Quando i nostri politici vengono intervistati da pseudo giornalisti si mostrano sempre indignati dagli elevati standard a cui sono abituati in Parlamento, garantendo immediati tagli dei costi e dei benefici, se non dichiarando addirittura di avere già attuato provvedimenti volti alla riduzione dei costi dell’amministrazione, come ha di recente affermato Roberto Formigoni, forse dimenticando i 400 milioni investiti, ammortizzabili in 16 anni, per il nuovo Palazzo della Regione.

 

Tremonti, di fronte ad una montante opinione pubblica schifata dal disinteresse della casta, si è visto quasi obbligato ad intraprendere qualche insignificante provvedimento da sbandierare magari in campagna elettorale e gonfiare nella sua infima importanza, come del resto è abitudine di questa classe politica.

 

Gli interventi del ministro permettono la sospensione del contributo ai partiti in caso di interruzione della legislatura, soldi che, tuttavia, non verrebbero risparmiati, ma andrebbero ad infoltire i rimborsi elettorali delle nuove elezioni. Oltre a questo è previsto un’ulteriore decurtazione del rimborso di 7,6 milioni di euro l’anno, mentre per andare ad intaccare le indennità si dovrà aspettare il 2013, sebbene il motivo del posticipo rimanga sconosciuto.

 

Tali provvedimenti, riguardando i dati relativi alla mole complessiva dei costi del Palazzo, appaiono di gran lunga insufficienti e molto simili al fantomatico specchietto per le allodole, utilissimi per garantirsi stipendi da imprenditori e, contemporaneamente, per pararsi la “faccia” di fronte all’elettorato.

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Francesco Cutello

Cari lettori, mi presento. Mi chiamo Francesco Cutello e scrivo per questo favoloso blog da...non mi ricordo, penso ottobre o novembre. Studio in Statale, non vi dico cosa, tanto è inutile e ho un accesa passione per la scrittura e il giornalismo. Spero che si capisca leggendo i miei articoli. Auguro a tutti una buona lettura.

26 commenti

  1. Rosaria Lombardo attraverso Facebook

    concordo noi paghiamo tutto tutto anche l’aria che respiriamo e lo hanno tante agevolazione se vanno al cinema non pagano e hanno le poltroni in prima fila x di piu’ !!!! tutti dal presidente a l’ultimo sotto posto … non è corretto… e sfruttamento !!!!!! tutti i tagli x coprire una missione di “pace” che a guardare i costi di ogni singolo soldato ci pageremmo uno stipendio annuale x un maestro anzichè un infermiere e via dicendo x non parlare dell’agevolazioni che ne potrebbero usufruire i cittadini !!!!!! B_A_S_T_A con queste finte missioni…. semplici paraventi x gli affaristi….

  2. i politici sono dei nostri dipendenti che paghiamo noi contribuenti, pertanto lo stipendio e i benefit vari vanno fissati con un referendum, licenziamoli in tronco per furto aggravato nei confronto dei contribuenti.

  3. Aveva ragione Monicelli, noi non abbiamo mai fatto una vera rivoluzione e i risultati si vedono, i vecchi fascisti si sono riciclati e continuano a stare dove stavano,.

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