Patrizia D'Addario, in un'intervista a Libero, smentisce se stessa dopo due anni e dice di essere stata una marionetta nelle mani dei nemici del premier. E chiede udienza a Palazzo Chigi, anche a costo di incatenarsi lì davanti. Dopo aver cercato invano spazi politici, la mancata Monica Lewinsky denoantri ci riprova a conquistare la scena. Ma le andrà male anche questa volta.

Signora D’Addario, lei una marionetta? Ma mi faccia il piacere…

La mancata Monica Lewinsky denoantri è tornata e non ha dubbi: “Non ho mai pensato di ricattare il presidente per quella notte passata con lui a palazzo Grazioli. Mi hanno obbligata a consegnare le cassette con le registrazioni, così come sono stata costretta a dichiarare di essere una escort. Allo stesso modo mi venne imposto di rilasciare decine e decine di interviste, a cominciare da quella concordata dal mio avvocato con il Corriere della Sera, per fare esplodere il caso e arrivare allo scandalo.

La povera escort barese, mancata imprenditrice e mancata tutto, dopo un libro che è stato un flop editoriale e il tentativo di diventare l’icona del neo-femminismo di Sinistra (partecipando ai vari No B-Day) e di Destra (facendosi vedere alle convention di Fli), ora prova a rifarsi una “verginità“, tornando a bussare alla porta dell’amato Silvio. La signora, dopo aver ricevuto fischi sia a Destra che a Sinistra in ogni luogo in cui si presentava, e aver collezionato una seria di fiaschi (ha cercato invano un partito politico che la candidasse, ma nemmeno i Radicali, che all’attivo avevano Cicciolina, l’hanno voluta nelle proprie liste), si vendica evidentemente dei “nemici” di Silvio, assicurando di essere stata usata come una marionetta.

Poteva direttamente dire di aver ricevuto un bonifico bancario da Carlo De Benedetti o di aver fatto regate in barca nel ruolo di sirena con D’Alema e avrebbe sicuramente avuto più credibilità. Ma evidentemente la decenza non è di casa, tanto che il suo stesso avvocato, tirato in mezzo, l’ha querelata per la sua delirante intervista a Libero.

Del resto, chi poteva darle credito, se non Libero? Dopo non si sa bene quante puntate ad Annozero nel ruolo della povera vittima (vorrei far notare che, a differenza delle prostitute albanesi, nigeriane, marocchine, tenute in schiavitù e portate in Italia con l’inganno, le escort scelgono volontariamente di fare quel lavoro e vengono pagate anche molto), dove ha raccontato per filo e per segno i vizietti del Presidente, i casi sono due: o era una marionetta sotto l’effetto dei sonniferi (e non ci sembrava, visto l’attivismo in giro per l’Italia a presentare il suo flop editoriale) o semplicemente le è andata male, immaginando che a Sinistra sono come a Destra, dove basta gridare contro Berlusconi per avere un posto in prima classe. Forse qualcuno l’avrebbe accolta a braccia aperte, ma il popolo sano e autentico, che si riconosce in certi valori e in certi ideali, non può accettare una come la D’Addario (e infatti non l’ha accettata).

Non basta essere stati a letto con Berlusconi, essere stati profumatamente pagati dallo stesso e poi sputtanarlo per diventare delle icone della Sinistra. Almeno, così non è per me e per i milioni di italiani i cui punti di riferimento hanno i nomi di Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, Enzo Biagi, Norberto Bobbio, Paolo Sylos Labini, Antonio Gramsci, Salvatore Carnevale e tutti i Grandi che hanno scritto la storia di questo Paese credendo nei propri ideali e non svendendoli per la “migliore tenuta di olivi“.

Se la Signora D’Addario ha difficoltà economiche, anziché andare a Palazzo Grazioli, poteva fare una semplice cosa: andare a lavorare. E non cercare posti in lista o posti nel lettone di Putin. In ogni caso, le andrà male anche questa volta: si spera che Berlusconi, a cui non manca, nonostante tutto, un cervello, abbia la decenza di tenerla lontana. Non tanto per il suo bene, quanto per il nostro che ci siamo stancati di vederla sui giornali, nella costante ricerca di visibilità mediatica e attenzione politica.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.