Stando ai ragionamenti fatti in questi giorni per giustificare la presenza in giunta di Tabacci, la domanda sorge spontanea: "Perché Calise non è assessore?". Perché se l'obiettivo è gratificare gli elettori che hanno votato Pisapia al secondo turno, analizzando i flussi elettorali, solo il 35% del Terzo Polo lo ha votato contro il 60% dei 5 Stelle.

Caso Tabacci: perché Calise allora non è assessore?

Non mi è mai piaciuto ragionare su aria fritta. Mi sono dato una regola, quando ho iniziato a fare il blogger, oramai quattro anni fa: parlare usando fatti, date e soprattutto dati. Sì, perché c’è oramai una tendenza, mutuata dalla politica nazionale, di commentare risultati elettorali e fare analisi politiche, senza avere il minimo dato che supporti la propria tesi. Tanto che, quando puntualmente, di fronte alla concretezza dei fatti, queste tesi si sciolgono come neve al sole, i loro postulatori scadono nella tifoseria dell’insulto, e quando ti va bene ti danno del tafazzista. Se ti va male ti accusano di essere a libro paga di qualcuno.

Quando circolò il nome di Tabacci come assessore al Bilancio della nuova giunta Pisapia non sono stato affatto contento. Non perché non ritenga Tabacci capace di gestire il disastrato bilancio comunale, ma molto semplicemente perché, come ho ben riassunto in un mio precedente articolo, prima e dopo le primarie era uno di quelli che diceva che Pisapia non ce l’avrebbe mai fatta. E continuava a ripeterlo anche a ridosso del primo turno. Poi, la conversione sulla strada del ballottaggio e l’annuncio del sostegno a Pisapia (parecchio tardivo e troppo da salita sul carro del vincitore).

Di fronte a queste obiezioni, i tifosi, per l’appunto, andavano ripetendo che Tabacci era un segno di rispetto per quegli elettori che non erano di centrosinistra, ma che avevano votato Pisapia al ballottaggio: un segnale di distensione, ma che con la rottura dal passato aveva poco o nulla a che fare. Ma vabbè, la coerenza è sempre la prima cosa a cadere di fronte alla realpolitik con cui anche una brava persona come Pisapia deve fare i conti.

Certo è che se serviva veramente una figura di garanzia, forse sarebbe stato meglio scegliere un tecnico (magari Tito Boeri, che di bilanci e di economia sicuramente ne sa meglio di Tabacci) e non il coordinatore nazionale dell’Api di Rutelli, che contestualmente, da eletto Udc a Montecitorio, si trova nell’impossibilità morale di fronte alla nazione di lasciare il suo incarico, perché gli subentrerebbe un ex-udc nel frattempo passato con Berlusconi (Luigi Baruffi). Ma questa è la scusa che è venuta fuori dopo: inizialmente Tabacci ha annunciato che non avrebbe lasciato Montecitorio perché in fondo Milano per 15 anni aveva avuto in vice-sindaco senatore: dunque si è trincerato in un “così fan tutti” che ha scatenato l’indignazione anche di quelli che avevano visto con favore alla sua nomina.

Allora, pressato da Pisapia, subissato a quanto pare da mail di protesta, ha annunciato prima che il suo doppio incarico era utile al Comune, poi che avrebbe rinunciato allo stipendio da assessore (certo, la legge vieta le doppie retribuzioni): peccato che, subito dopo, abbia rilasciato un’intervista al Corriere in cui assicurava che sarebbe andato a Roma solo il martedì e il mercoledì per le votazioni in aula (e quindi non in Commissione Bilancio non ci andrà mai), quindi sorge spontanea la domanda: se farà il parlamentare 5 giorni su 7, non si spiega perché debba percepire proprio quello stipendio e non quello da assessore (ma la risposta la conoscete già). Ma soprattutto, non si spiega come possa essere utile la sua presenza in Commissione Bilancio, se ha dichiarato che d’ora in avanti non ci si farà più vedere.

Mentre però Tabacci incassa l’appoggio di Libertà e Giustizia (il partitello di Carlo De Benedetti che riempie i Palasharp contro l’immoralità del premier e poi accusa di moralismo quelli che chiedono che Tabacci non mantenga il doppio incarico), quello che è inaccettabile è la sua arroganza nel difendere il suo doppio incarico: «Se qualcuno pensa che Milano possa fare da sé ha capito poco, e questo a prescindere dalla presunta incompatibilità tra i miei incarichi. Se Milano vuole tornare a essere capitale economica del paese deve sentirsi protagonista di un contesto nazionale, non subordinata a una visione leghista riduttiva come quella che ha generato la proposta di trasferimento dei ministeri e che lascia il tempo che trova». Come se Tabacci fosse l’unico in Italia a poter gestire il Bilancio di una città come a Milano (ripeto, c’è la scelta certamente non eversiva di Tito Boeri).

Le critiche che però sono piovute a noi “tafazzisti” (che semplicemente chiediamo che anzitutto nei comportamenti ci sia discontinuità col passato, come ho scritto nella mia lettera a Giuliano) è che non rispettiamo il ruolo degli elettori di chi non ha votato Pisapia al primo turno. Al che sono andato a ripescare l’analisi dei flussi elettorali elaborata dal CISE (Centro Italiano Studi Elettorali) e ho trovato proprio dei bei dati: il cosiddetto elettorato moderato del Terzo Polo ha votato per il 55% la Moratti e solo il 34% Pisapia.

Mentre si scopre che i duri e puri grillini (quelli dell’antipolitica) sono andati a votare in massa per l’attuale sindaco: il 60% ha votato “arancione” al ballottaggio e solo il 13% è andato a votare Moratti. Che in termini assoluti significa che Calise ha portato a Pisapia 12750 voti, mentre Tabacci ne ha portati solo 8760.

Dunque, se usassimo il criterio di chi ci accusa di essere “tafazzisti”, la vera domanda non è “Perché Tabacci è assessore“, ma “Perché non lo è anche Mattia Calise“. E’ ovvio, si tratta di una provocazione e i grillini non avrebbero mai accettato di contaminarsi con la partitocrazia, i Pisapippa e company. Ma una cosa è certa: da tutti i punti di vista, la scelta di Tabacci è indifendibile, finché mantiene il doppio incarico. Anche perché, è dimostrato, al centro non ci votano se non una sparuta minoranza, mentre tutti quelli che ogni giorno regaliamo all’anti-politica con scelte del genere sono tutti elettori di Sinistra.

Ma quando lo capiranno, sarà sempre troppo tardi.

Commenta con il tuo account Facebook

Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

26 commenti

  1. Ecco veramente non cominciamo con la solita autoflagellazione!!
    Tabacci sembra una persona per bene e competente!!

  2. Monica Mochi Caldelari attraverso Facebook

    letto. perchè pisapia decide con la sua testa e non con il “bignami del politico” e perchè tabacci non ha stretto la mano alla moratti . direi che è semplice no?

  3. Ma meglio così…Grillo è solo un populista che fa male alla sinistra. E la gente deve stare dentro perchè è brava, non per i favori. Senza togliere al giovane grillino Calise che è di certo migliore del suo capo.

  4. sarà pronto a 60 anni….come al solito. In America a 20 anni laureati già dirigono staff di 20-30 persone. Se falliscono retrocedono, sennò vengono premiati. A 30 anni hanno una preparazione e esperienza che i nostri finti giovani trent’enni se la sognano…

  5. I grillini cosa centrano con la politica del potere?

Lascia un Commento