13 giugno 1984: i funerali di Enrico Berlinguer

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Vi ricordate? Quando ho ripubblicato l’altro giorno, in occasione del 27° anniversario della morte di Enrico, la notizia di qualche mese fa che il PDL voleva cancellare dai libri di storia il fatto che fosse una persona onesta avevo commentato: “Un referendum col quorum li seppellirà.” Non avevo fatto caso però che il giorno del trionfo della democrazia e della libertà sull’arroganza e la prepotenza dell’autoritarismo spinto di questa maggioranza sarebbe venuto a coincidere con il 27° anniversario dei funerali di Enrico Berlinguer.

Quei funerali ai quali parteciparono quasi 2 milioni di persone: i più grandi funerali della Storia d’Italia del Novecento (superati nel 2005 solo da quelli per Papa Giovanni Paolo II). Eppure Enrico Berlinguer era il Segretario del partito di opposizione per eccellenza, quello contro il quale si era scritta la storia italiana del dopoguerra. Era il capo della Sinistra, di quella Sinistra che non aveva mai governato  perché il mondo diviso in blocchi non lo permetteva. Eppure la sua morte fu un dolore collettivo, una ferita nel cuore di milioni di italiani che seguirono i funerali in diretta su tutte le televisioni.

A Roma c’erano tutti: i suoi compagni, i suoi avversari, i più grandi capi di Stato e di governo. Tutti a rendere omaggio ad Enrico Berlinguer. Beppe Sebaste, scrittore ed editorialista de L’Unità, ha ricordato su questo sito l’atmosfera che si respirava all’estero, dopo l’annuncio della sua morte: andarono a fargli le condoglianze tutti, perché Enrico Berlinguer, anche se non era mai stato uomo di governo, era un grande comunista italiano.

Di lui Enzo Biagi disse semplicemente: “Sentivi che credeva a quello che diceva.” Una cosa insignificante agli occhi dei molti, ma che ieri come oggi è grande come una montagna. Perché se i funerali di Berlinguer sono stati i più grandi funerali della Storia d’Italia, se non d’Europa, di un leader comunista, lo si deve soprattutto a quel suo modo di fare schivo e timido, generoso e sincero, che lo portò a compiere le più grandi Svolte della Sinistra italiana (tanto che i suoi presunti eredi hanno campato di rendita per venticinque anni).

Eppure se anche su facebook Enrico raccoglie oltre 210.000 sostenitori lo si deve solo ad un motivo: Enrico Berlinguer dava l’esempio. L’11 giugno di quel maledetto 1984, ma ancora di più quel 13 giugno, dove una marea di bandiere rosse si riversò in Piazza San Giovanni, morì il comunismo italiano. Mentre Enrico era là, che combatteva quel 7 giugno a Padova la sua ultima battaglia contro la morte, crescevano nuovi potenti, armati di arroganza e prepotenza, che avrebbero preparato le basi dell’uomo che per 17 anni ha devastato l’Italia con le sue televisioni: Silvio Berlusconi. Lui, il corruttore di Bettino Craxi, che gli regalò le televisioni con cui ancora oggi fa danni. Quel Bettino Craxi che sperimentò la politica spettacolo fondata sul decisionismo e gli slogan da riflettori che avrebbero aperto la strada al Berlusconismo, nient’altro che la versione mediatica plebiscitaria del craxismo.

Nei giorni della veglia, ad un certo punto, si sparse la voce che stava arrivando Giorgio Almirante, il segretario del Movimento Sociale Italiano. Giancarlo Pajetta, che aveva passato la sua giovinezza nelle carceri del regime, andò a prenderlo tra la folla: nessuno protestò, nessuno osò fiatare quando vide il Nemico che andava a rendere omaggio alla bara di Berlinguer. Unire uomini a idee e ideali: questo ha fatto Enrico Berlinguer.

E in questo 13 giugno 2011, a 27 anni dai suoi funerali, nel giorno in cui vengono spazzati via con quattro sì la prepotenza e l’arroganza di chi quel 13 giugno 1984 emergeva nell’ombra dei segreti d’Italia, Ricordare Enrico Berlinguer è la cosa migliore che potessimo fare.

26 commenti su “13 giugno 1984: i funerali di Enrico Berlinguer”

  1. io non ero ancora nato, ho letto molto sul gran Berlinguer visto queste immagini e poi i miei genitori sempre me ne hanno parlato quindi è come se lo avessi conosciuto da sempre onore all’ ultimo vero leader comunistra degno di questo nome

  2. ho militato a destra per tutta la mia adolescenza, fino ai miei 22/23 anni. Ora sono totalmente schifato da questa politica, da destra a sinistra, sono fiero di essere un anarco insurrezionale, un ultrà senza fede politica. Ed è in questo mio status quo di schifato che onoro e rimpiango UOMINI (prima che politici) come Enrico Berlinguer.

  3. Ero della “sinistra extraparlamentare”, così si chiamava allora. Criticavo anche aspramente Berlinguer. Quando alla TV vidi quella folla, quell’amore, dapprima mi sentii meschino, poi mi trovai in lacrime, e capii che era meglio essere in milioni ad avere il 70% delle ragioni che in mille ad avere il 100%. Seguì riflessione. Nel 1986 presi la tessera del PCI. Grazie Enrico.

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