La battaglia più lunga e difficile per gli omosessuali italiani riguarda la normalità, l'essere considerati gente qualunque. Non basta sfilare né scendere in piazza ma dimostrare la propria normalità, la propria capacità di essere amanti, padri, cittadini modello esattamente come tutti gli altri.

Europride/La lotta della comunità LGBT

11 giugno 2011, per problemi logistici pubblico con un giorno di ritardo..

Mentre oggi affronto un viaggio della fortuna che mi vede percorrere circa 450km in 6 ore con l’utilizzo di ben tre differenti treni, si tiene a Roma la sfilata finale del GayPride europeo, che, ricordando la celebre rivolta allo Stonewall di New York del giugno 1969, intende rivendicare i diritti della comunità omosessuale (e non solo), in un periodo in cui –nella nostra piccola Italia soprattutto- ce ne si è dimenticati totalmente, e di cui, alla luce dei temi referendari, poco si è parlato nel dibattito quotidiano.

Che sia necessario e auspicabile un impegno diretto per un pieno riconoscimento dei diritti sono il primo a dirlo, essendo -tra l’altro- l’Italia l’unico tra gli stati fondatori dell’UE a non avere una legislazione sul tema, e non è certo la prima volta che affronto l’argomento difendendo i diritti delle coppie (e dei single) omosessuali (e trans, bisex ecc), basti per tutti ricordare l’articolo relativo alla crociata di Giovanardi del 4 maggio ’11 (http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=3227), tuttavia è altrettanto necessaria una piccola critica allo stesso movimento LGBT, riguardo alle modalità delle proprie mobilitazioni.

Parliamo prima, però, della situazione attuale.

Negli ultimi tempi gli attacchi omofobi non hanno fatto che crescere in numero, minando la convivenza civile del Paese, ancor peggio è pensare che le discriminazioni legate all’identità sessuale (per quanto sia essa tutelata dall’Unione Europea) non siano trattate come le discriminazioni a danno di altre categorie di cittadini.

Vogliamo passare ai diritti?

Credo non sia un mistero per nessuno (di quanti leggono) la totale negazione di un qualsiasi status giuridico alle coppie omosessuali, esistenti di fatto, conosciute come coppia da amici e (non sempre) da parenti ma prive di ogni riconoscimento giuridico, che sarebbe un attacco (come visto dalla Chiesa e dal centro destra) all’idea di famiglia tradizionale.

Ma cos’ha una coppia omosessuale di così tanto diverso da una coppia etero? Nulla, gli stessi problemi, le stesse gioie, le stesse difficoltà, perché, dunque, precluderle gli stessi diritti?

Primi passi (con notevoli ritardi rispetto a Paesi come la Francia) si erano cominciati a vedere durante l’ultimo governo italiano di centrosinistra (Prodi 2006-08), ma che fine hanno fatto i DICO? Sotto quale tappeto a abbiamo spazzato via il dibattito?
“Quando siamo arrivati in Italia siamo stati presi da un senso di frustrazione, perché ci siamo resi conto che il nostro matrimonio era scomparso nel nulla, quel documento qui è carta straccia, non vale. Scesi a Fiumicino eravamo di nuovo due perfetti estranei” affermano Gonzalo e Michele, a proposito del loro matrimonio celebrato a Madrid nel 2008. “Per lo stato gli omosessuali non esistono, anzi il clima di odio cresce giorno dopo giorno, alimentando lo stereotipo del ‘diverso=pericolo’.”

“La battaglia più lunga e difficile per gli omosessuali italiani riguarda la normalità, l’essere considerati gente qualunque. Per vincere la battaglia non basta sfilare né scendere in piazza” ma, a mio parere, mostrare e dimostrare la propria normalità, la propria capacità di essere amanti, padri, cittadini modello esattamente come tutti gli altri, come quel cittadino autoproclamatosi normale solo in quanto etero. E qui sta la critica alle mobilitazioni del movimento LGBT: non è con le carnevalate, i carri e i costumi sfarzosi che si dimostrano le proprie capacità, non è con l’ostentare estremizzate diversità che, nella vita di tutti i giorni, non si pongono in essere che si chiede l’equiparazione, non è mostrando una leggerezza sfrontata nei rapporti interpersonali o una facile attitudine ai rapporti promiscui che si ottengono il rispetto della società civile e i diritti civili.

Quello che il movimento è chiamato a fare è qualcosa di più, una vera RIVOLUZIONE CULTURALE E POLITICO-SOCIALE sull’argomento sia tra gli etero che tra gli stessi omosessuali e non semplicemente (non solo, almeno) una semplice “parata”, quasi un festa, un carnevale, ma un LOTTA VERA E AUTENTICA, che parta dalle manifestazioni e passando per i dibattiti (pubblici e non), per il mondo della cultura, per le televisioni, per i giornali, e porti finalmente ad un dibattito anche in parlamento tra le forze politiche di opposizione e di maggioranza, perché dalla Francia non si cerchi di importare solamente le obsolete tecnologie del nucleare invece che i progressi civili raggiunti già alla fine del secolo scorso.

Serve battersi giorno per giorno, non solo (e non nei modi) del Pride, “ognuno nel suo piccolo spazio, ognuno per conquistare un pezzetto della libertà di tutti”.

(dedicato a quello che negli ultimi due anni è stato il mio migliore amico, la persona più importante che abbia avuto.. mi spiace esserci quasi del tutto persi, volevo dirtelo pubblicamente..
virgolettati presi da Tommaso Cerno, Quant’è normale la mia vita gay,  l’Espresso, 9 Giugno 11,  pag 70ss)

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Qualcosa di Sinistra

50 commenti

  1. Manfredi Sogg Palazzolo attraverso Facebook

    Claudia, che male c’è ad essere macchiette? La domanda è sempre la stessa…

  2. Nessun male, ciascuno deve essere libero di rappresentarsi come si vede. Ma io certi travestimenti palesamente troppo pesanti li lascerei per altre occasioni, è inutile nascondersi dietro a un dito, le manifestazioni come quella di ieri la considero un po’ una provocazione ed io, per mia natura, non amo le provocazioni.

  3. Giovanni Bruno attraverso Facebook

    Essere diversi da Giovanardi per una persona civile è doveroso!!!!

  4. Manfredi Sogg Palazzolo attraverso Facebook

    Ma troppo pesanti rispetto a cosa, Claudia?

  5. La vera libertà è potersi mostrare nella propria personale diversità, che può riguardare ogni aspetto della persona, non solo il sesso!

  6. Michele Catinella attraverso Facebook

    anche se a me all’inizio stava antipatico però come politico si comportava seriamente,è un peccato che vladimi luxuria l’abbia lasciata

  7. giovanardi e’ un malato sessuale, si accender ttoppo quando si parla di problemi sui gay, sulla droga , forse, vuole far sentire la sua voce per giustificare quello che guadagna, non so, ma a me da’ fastidio

  8. Michele Catinella attraverso Facebook

    nel 2011 mi tocca ancora leggere di persone che confondono ancora l’eterosessuale con l’omosessuale,l’eterosessuale per le persone ignoranti sono quelli che si innamorano del sesso opposto,uomini con donne e viceversa,quelli considerati normali

  9. Michele Catinella attraverso Facebook

    anche se al governo entrasse una che somiglia eva erzigova che è una delle modelle che a me piaciono di più,e scoprissi che però come politico si comporta come i seguaci del nano e mi accorgessi che c’è un politico trans che fà delle leggi dalla parte di qualsiasi cittadino io preferirei questa persona

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