Dichiarazione storica di Barack Obama: "Israele torni ai confini del '67″. E annuncia un nuovo Piano Marshall per il Medio Oriente che si ribella ai dittatori.

Obama: “Israele torni ai confini del ’67″

Non ci può essere vera pace con un’occupazione permanente.” Così Barack Obama oggi, nel suo discorso al Dipartimento di Stato, a poche ore dalla visita ufficiale del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Una dichiarazione che già molti definiscono “storica“, perché che gli USA per bocca del proprio Presidente affermino che “Israele deve tornare ai confini del ’67“, cioè ai confini precedenti la Guerra dei Sei Giorni, che portò Israele ad occupare Gerusalemme Est, la CisgiordaniaGaza, non è cosa da poco. Significa sconfessare la politica estera statunitense degli ultimi quarant’anni e lascia spiazzati tutti, a cominciare dai terroristi di Hamas e dalla destra di Israele, che potrebbero non avere più escamotage per farsi la guerra d’ora in avanti.

Questa dichiarazione è inscritta però in un discorso che è stato ribattezzato “Piano Marshall per il Medio Oriente“: Obama ha assicurato l’appoggio americano non solo a parole ai milioni di giovani che chiedono democrazia, libertà, lavoro, migliori condizioni di vita in molti Paesi arabi.

Due miliardi di dollari in cancellazione dei debiti e prestiti garantiti sono stati promessi all’Egitto, mentre una serie di aiuti –accordi commerciali, investimenti, nuovi prestiti – toccheranno alla Tunisia. Il cammino della modernizzazione economica dovrà essere secondo Obama accompagnato da misure politiche: “Bisogna ampliare il nostro approccio” ha detto il presidente, riconoscendo che la pura lotta contro il terrorismo e il controllo degli arsenali nucleari “non servono a riempire gli stomaci o a favorire la libertà di espressione”, e danno al tempo stesso l’impressione di un’America ripiegata unicamente sul proprio interesse.

Sul piano politico, Obama ha chiesto al presidente siriano Bashar al-Assad, già punito con una serie di sanzioni economiche, di “condurre il suo Paese verso la democrazia, o levarsi di mezzo”. Analoga richiesta è stata rivolta a chi, in Yemen, Bahrein, Libia, continua a massacrare la popolazione e a compiere aperte violazioni dei diritti umani.

Dopo la morte di Bin Laden, Obama sembra finalmente orientato a guadagnarsi sul campo il Premio Nobel per la pace vinto nel 2009. Solo belle parole che verranno sacrificate sull’altare della realpolitik? Vedremo. Intanto sul fronte interno il Presidente è costretto a rinunciare al taglio degli sgravi fiscali per i petrolieri, che dopo un’intensa attività di lobbismo hanno convinto, a suon di milioni di finanziamenti per le campagne elettorali, anche i senatori democratici a non votare la legge voluta dal Presidente.

Ce la farà Obama a riportare la pace in Medio Oriente?

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

26 commenti

  1. Ma nessuno vede in queste scelte di obama un chiara strategia politica. Il nuovo “piano marshal” americano, anche se servisse a portare la pace, servirebbe ai grandi poteri americani ( e non mi riferisco ad Obama, ma a qualcuno che comanda più dall’alto) ad ampliare il loro controllo sui cosiddetti stati “non allineati”. E mi rifiuto di credere, anche perchè credo di conoscerle, che le loro siano buone intenzioni.

  2. Vincenzo Fiore attraverso Facebook

    @ Eva – Ma quale speranza??? Obama, Nobel sulla fiducia, parla e basta. Israele vuole TUTTA la Palestina, o comunque il più possibile, per puro integralismo religioso e per nazionalismo. E la pace non si fa da 60 perchè gli Usa parteggiano (armano, finanziano) Israele e non gli impongono di finirla con le colonie. I palestinesi non hanno speranze. Che schifo…

  3. Gennaro Mattera attraverso Facebook

    apprezzo il tuo ottimismo eva ma credo che i potenti facciano sempre i potenti sulle spalle dei piu deboli, (vedi palestina e alcuni stati africani……….)pesce grande mangia sempre il pesce piccolo è una causa purtoppo naturale fatta esclusivamente di interessi ……APRIAMO GLI OCCHI…..è come in casa nostra o COSA NOSTRA……tanto è uguale vedi tu………

  4. Hey, stai a vedere che gli USA cominciano a smarcarsi …? Mi sa che stanno finendo le bombe al fosforo bianco…

  5. Aniello Mancino attraverso Facebook

    Giusto

  6. Gli USA hanno troppi impegni militari in tutto il globo. Il costo dell’esercito e delle guerre comincia a superare il ricavo. Questa è una della cause della caduta dell’impero romano. Forse Obama ha studiato la storia e forse ha imparato qualcosa. Oppure è soltanto intelligente.

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