Da file finora segreti di Cia, Urss e Sisde emergono carte scottanti: l'intelligence di mezzo mondo voleva Berlinguer morto. A Sofia i sovietici quasi ci riuscirono, mentre gli USA avevano ben cinque ipotesi di intervento, tra cui un golpe armato. Berlinguer, insomma, doveva morire.

Berlinguer doveva morire

Guerra Fredda. Il mondo diviso in due. Comunisti contro anticomunisti. Capitalisti contro anticapitalisti. Negli anni ’70 lo scontro non potrebbe essere più acceso. Eppure in Italia il muro contro muro tra le due fazioni sembra cadere di fronte ad una convinzione comune: Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, doveva morire. Troppo pericoloso lasciarlo in vita, perché anche qualora il PCI fosse andato al governo, non si sarebbe potuto corromperlo come tutti gli altri.

È quanto emerge, a distanza di oltre trent’anni, dagli archivi non più segreti di CIA e URSS. Enrico Berlinguer come nemico pubblico numero uno. Il Bin Laden degli anni ’70. “La spina nel fianco del PCUS”, come si legge in una nota del Cremlino, e “il comunista più pericoloso” per gli USA, a detta di Kissinger, proprio perché diverso, con un’idea di socialismo dal volto umano che avrebbe messo in crisi la rappresentazione del nemico da entrambe le parti.

Kgb, Cia, Sid, Sisde: tutti indaffarati a spiare Berlinguer, nella vana speranza di trovare anche solo una mezza parola, un fatto, un neo, per giustificarne l’eliminazione fisica o comunque distruggergli la popolarità che riscuoteva nel suo paese (a metà degli anni ’70 Berlinguer, stando ai sondaggi, risultava il leader politico più popolare di tutti).

Piani, progetti, scenari possibili: l’intelligence di mezzo mondo che lo spiava e progettava di farlo fuori. E in un caso quasi ci riuscì: a Sofia, nel 1973, quando per miracolo Berlinguer si salvò da un’incidente stradale alquanto insolito. Simile però a quello subito da Palmiro Togliatti vent’anni prima in Val d’Aosta (e anch’esso rimasto segreto per decenni) e che pare fosse proprio una tecnica sovietica per far fuori senza destare scandalo gli indesiderabili. Ma torniamo a Berlinguer.

Il 3 ottobre 1973 Berlinguer è a Sofia, in Bulgaria, per la sua prima e unica visita ufficiale: i colloqui tra il segretario del Pci e Todor Zhivkov, segretario del Partito comunista bulgaro, vanno male, malissimo; lo scontro tra i due, che hanno due idee di socialismo opposte, finiscono nella partenza anticipata di Berlinguer. Sulla strada che va all’aeroporto, improvvisamente, un camion militare pieno di pietre esce a tutta velocità colpendo proprio la macchina in cui si trova Berlinguer. Sarà un palo a salvare l’auto dallo strapiombo e a salvare la vita di Berlinguer, che ne esce quasi illeso. Con la macchina, insieme a lui, c’era anche un altro personaggio scomodo al regime bulgaro, il numero due del regime, Velchev, che poi sarà messo ai margini qualche anno più tardi, ma che in quel periodo aveva una popolarità in Bulgaria pari a quella di Berlinguer in Italia, con delle idee su democrazia e socialismo non tanto diverse. Quando si dice: due piccioni con una fava.

 

Del resto, quando nel marzo del ’72 Berlinguer viene eletto segretario del Pci, negli ambienti filosovietici del partito e della sinistra rivoluzionaria italiana il fatto viene avvertito come una sciagura, un tradimento degli ideali rivoluzionari. Ed è proprio per sabotare il congresso al Palalido di Milano che Giangiacomo Feltrinelli, l’editore-guerrigliero, ci lascerà le penne: stava collocando una bomba su un traliccio di Segrate che, per un difetto del timer, esplose in anticipo uccidendolo. Come emergerà dalle inchieste, Feltrinelli voleva sabotare la linea elettrica proprio per far mancare la corrente al Palalido dove si stava aprendo il congresso che avrebbe incoronato Berlinguer segretario.

In un appunto del SID del 26 aprile 1973 si accenna al ruolo di Feltrinelli e di Pietro Secchia, estromesso da Togliatti dalla dirigenza del Pci dopo il suo incidente stradale, in funzione anti-berlingueriana: “[Feltrinelli] manteneva contatti con il KGB, con il servizio cubano e con quello cecoslovacco. Egli, in particolare, assolveva i compiti di collegamento, sotto il profilo del coordinamento operativo, tra detti servizi e i seguenti gruppi e movimenti eversivi: Brigate Rosse, GAP, movimenti separatisti sardi, FARI, gruppi anarchici individualisti, Fronte Rivoluzionario Clandestino di Aosta, Gruppo XXII Ottobre di Genova e Fronte Rivoluzionario d’Italia.

Lo stesso Alberto Franceschini, fondatore delle BR, nel suo libro “Che cosa sono le BR”, parla dei rapporti fra ex partigiani secchiani ostili alla linea antisovietica del partito e brigatisti rossi. E a proposito di Berlinguer dice: “Con lui il partito andava esattamente nella direzione opposta a quella da noi auspicata. Era il capo dei venduti. Con lui era arrivato a conclusione il processo iniziato con la destalinizzazione. Non era di origini operaie, proveniva addirittura da una famiglia aristocratica, e non aveva fatto la Resistenza, come Longo o Secchia: anche dal punto di vista della biografia personale rappresentava una rottura. Per noi era un nemico.”

Berlinguer, dunque, era percepito come un nemico da sovietici e filo-sovietici, tanto che da Mosca arrivò l’ordine di infangare il nome di Berlinguer il più possibile, se non si poteva farlo fuori fisicamente. Nota è la famosa vicenda dei terreni di presunta proprietà di Berlinguer che gli avrebbero fruttato miliardi di speculazioni edilizia, che poi si sono rivelati una bufala. O i movimenti nati alla sinistra del Pci, i cui esponenti perlopiù sono andati ad ingrossare le file del berlusconismo più becero e ignorante.

Ma c’erano anche gli USA, che in quanto a piani, ne avevano a decine per attuare un colpo di Stato simile a quello cileno o a quello dei colonnelli in Grecia.

A quanto ha ricostruito Filippo Ceccarelli, in un celebre articolo, Kissinger e gli americani avevano pianificato una lista delle possibili cose da fare per evitare che i comunisti andassero al governo (alla fine riusciranno nell’intento dopo la morte di Moro, che metteva d’accordo Vaticano, Usa e Urss una volta tanto). Una di queste, la option number four, ha un titolo che, anche in lingua inglese, non è che suoni proprio tranquillizzante: “Subversive or military intervention against the Pci“. Ecco come comincia:

Questa opzione copre una serie di possibilità: dalle operazioni di basso profilo al supporto attivo delle forze democratiche (finanziario o di altro tipo) con l’obiettivo di dirigere un intervento a sostegno di un colpo di Stato incoraggiato dall’esterno“. Vantaggi: “Tali misure possono aiutare a rimuovere il Pci dal governo”. Svantaggi: “Vi sono immense difficoltà pratiche per portare a compimento questo tipo di operazione. Vista la situazione italiana, è estremamente improbabile che un’operazione coperta rimanga segreta a lungo. La sua rivelazione può danneggiare gli interessi dell’occidente e aiutare il Pci a giustificare in maniera più decisa il suo controllo sulla macchina del governo. Inoltre, la pubblica opinione dei paesi occidentali potrebbe prenderla male col risultato di creare tensioni all’interno della Nato, soprattutto fra Usa e alleati europei, nel caso gli americani assumano il comando dell’iniziativa“. E conclude: “Anche se l’intervento esterno servisse a rimuovere il Pci dal potere, la situazione politica italiana rimarrebbe instabile, rafforzando così l’influenza comunista e quella dell’Urss sul lungo periodo“.

Quando si parla e si giudica la politica berlingueriana, dunque, bisogna tenere conto di molti aspetti, che il qualunquismo dei duri e puri rivoluzionari e il revisionismo vetero-craxiano dei suoi presunti eredi non tengono minimante in considerazione. Qualcuno si lamenta che lo strappo da Mosca è arrivato troppo tardi, gradualmente: se però Berlinguer lo avesse compiuto nel 1972, non si sarebbe portato dietro tutto il partito nella “svolta”, consegnandolo nella mani di Cossutta e dei filosovietici, che all’interno del Pci costituivano la quinta colonna dell’Urss in funzione anti-berlingueriana.

Invece Enrico, nel 1983, dietro allo strappo e “alla terza fase della costruzione del socialismo in Italia” si era portato dietro il 95% del partito. Nessuno può dire cosa avrebbe fatto o proposto. Certo è che il Pci che avrebbe lasciato Enrico nel giugno 1984 era un partito profondamente diverso, rinnovato e aperto rispetto a quello che aveva trovato.

Anche se, dopo tutto quello che è emerso ed emergerà dalle carte ancora sottoposte a segreto, la domanda sorge spontanea: “E se Enrico fosse stato ucciso?” La coincidenza di tre segretari colpiti da tre ictus (di cui due mortali, Togliatti e Berlinguer) ha illuminato il filone complottista, ma come diceva Agatha Christie: “Una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze fanno un indizio, tre coincidenze fanno una prova.

Commenta con il tuo account Facebook

Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

225 commenti

  1. i film a volte sono lo specchio della realta’ berlinguer era troppo avanti con i tempi e questo dava fastidio alle grandi potenze… le br… ma?????????

  2. Ma perchè secondo voi Moro chi lo ha ucciso? Gli USA temevano il compromesso storico che avrebbe portato la sinistra al governo… e hanno fatto fuori il suo sostenitore!

  3. ci riflettessero i vari Veltroni e D’Alema che si sono affrettati a rinnegare un autentico personaggio di SINISTRA ormai nei miti di ogni persona democratica che ha a cuore lo sviluppo dello stato sociale e la difesa dei diritti di tutti, soprattutto delle classi meno protette. Che stava sullo stomaco all’America e alla Russia è emblematico

  4. kissinger è il maniaco omicida sanguinario fascista vivente peggiore al mondo.morto lui e la tatcher il mondo sarà migliore!

  5. … le politiche e le strategie del grande e democratico occidente … cospirare contro i giusti ed osannare gli stolti …

Lascia un Commento