Approvato alla Camera, il processo breve si avvia al vaglio del Senato, per poi rimettersi nelle mani del Presidente della Repubblica. "Un passo verso l'abisso" o ultima mossa di un governo alla deriva?

Approvato il Processo Breve, “un passo verso l’abisso”

Mentre il premier ci annuncia i costi delle prestazioni dell’estetista della nipote del deposto mubarack tanto esorbitanti che mai avremmo potuto ritenere reali, ma che evidentemnte ben si confanno alla realtà berlusconiana, il parlamento assiste ad un’eccezionale presenza parlamentare della maggioranza, richiamata all’ordine per votare il “Processo breve”, già rinominato (trecentesima?) norma “salva-premier”, “processo europeo”, insomma, si tratta dell’accorciamento dei tempi di prescrizione per gli incensurati che, casualmente, farà saltare il processo Mills in cui è inputato il presidente del Consiglio.

Quello del caso Mills è un processo alquanto curioso: l’avvocato inglese è stato condannato per aver intascato tangenti da parte di Berlusconi, il quale non è stato, però, processato prima per via del lodo alfano, poi per i legittimi impedimenti e, ormai, per la prescrizione accorciata.

Il testo è stato ufficialmente chiamato “provvedimento contenente misure a favore dei cittadini contro la durata indeterminata dei processi”, nonostante i processi cui si applicherà saranno solo lo 0,2% del totale (stando alle stime del ministro Alfano) ma, allora “perché lo si fa se non serve a nulla”? (Fassino) Un provvedimento a favore dei cittadini che, però, tocca poco più che lo 0 per cento dei processi a cosa serve? Che non si dica che lo si approva solo per il premier poiché “il caso Mills è già scaduto: scade nel 2012”, come riferito da membri della stessa maggioranza.

Il processo breve è appena stato approvato alla Camera, come già previsto, nonostante l’ostruzionismo delle opposizioni (di cui possiamo leggere in uno dei nostri articoli la cronaca inerente alla giornata di ieri, http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2809); per Bersani “un passo verso l’abisso”.
Non resta ora che aspettare la decisione da parte del Presidente della Repubblica sulla firma o sul rinvio (“il testo non reggerà le verifiche sotto il profilo istituzionale, non passerà il vaglio del Presidente”, afferma Casini), magari sperando che, come auspicato da D’Alema durante la lettura in aula dell’Art. 88 della Costituzione, questa assurda situazione venga finalmente risolta nella maniera più appropriata.

(“Il presidente della Repubblica ha il potere di sciogliere le Camere. E più che una lettura è un auspicio”.

(l’intera lettura da parte del PD è a questo link)

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