Dalla paura si costruisce un particolare tipo di politica, fondata sulla retorica della sicurezza: votate per me e non avrete più paura, a soldoni questo è il messaggio. Ma la macchina della paura non può smettere di generarne, perché senza la paura che nasconde le inefficienze e le indecenze del potere, il potere si dissolve.

La macchina della paura

 Nell’imbarazzante vicenda UE-Immigrazione, dopo la bocciatura della linea Italia-Malta e la vittoria del solito asse Parigi-Berlino, occorre (anche se è difficile farlo) distinguere tra la retorica nazionalista ad uso interno esclusivamente propagandistico e i fatti reali.

Che i governi di centro-destra che guidano Francia e Germania, già azzoppati da elezioni di medio termine che vedono le sinistre alla ribalta in tutta Europa, siano contrari alla libera circolazione temporanea dei profughi e dei clandestini provenienti dal profondo sud del mondo, è comprensibile: gli interessi nazionali (e del proprio partito) hanno un naturale diritto di precedenza su quello di esseri umani ammassati come animali in una sperduta isola siciliana.

Anche qui, però, è bene fare un po’ di chiarezza: del milione e mezzo di profughi stimati dal ministro dell’Interno Maroni quasi un mese fa, in 3 settimane ne sono arrivati appena (si fa per dire) 20.000. Se contate che su ogni barcone ci possono stare in condizioni umane disperate 350 persone (tante sono quelle finite in fondo al mare settimana scorsa), nelle ultime tre settimane l’Italia sarebbe dovuta essere presa d’assalto da ben 4285 unità navali, cioè più dell’intera flotta statunitense. Già allora sarebbe stato facile sbugiardare il ministro con un po’ di logica, ma televisioni e giornali hanno fatto passare il messaggio e nessuno si è preoccupato di diffondere il dato effettivo.

Sul perché però l’UE si sia rifiutata di accollarsi il cosiddetto “esodo biblico” (c’è sempre questa tendenza a tirare in ballo l’antico testamento per la propaganda di regime), forse qualche dato aggiuntivo può aiutare a rendere più chiara la situazione.

Prendiamo l’esempio della Grecia: ha un ottavo della nostra popolazione (meno della Lombardia), eppure l’anno scorso ha sopportato, oltre ai tagli imposti dal risanamento finanziario, un’immigrazione dalla Turchia e dall’Albania di 48.000 persone. L’anno scorso l’Italia ha avuto un quinto dell’immigrazione greca, pur avendo una popolazione otto volte più grande. Fatte le debite proporzioni, per raggiungere lo stesso tasso di immigrazione della Grecia, dovremmo sopportare l’arrivo di 384.000 immigrati, cioè quanti ne ha sopportati e assorbiti la Germania durante la guerra del Kosovo. Ricordate per caso sceneggiate napoletane in tutto il mondo? Ovviamente no.

La paura dello straniero, però, è una potente arma elettorale: indurla nella popolazione attraverso le televisioni e i giornali è un’arma perfetta per allentare il grado di libertà e democrazia in un Paese per poi allungare i lacci del regime populista e autoritario sulle istituzioni e soprattutto sulla società.

Dalla paura si costruisce un particolare tipo di politica, fondata sulla retorica della sicurezza: votate per me e non avrete più paura, a soldoni questo è il messaggio. Ma la macchina della paura non può smettere di generarne, perché senza la paura che nasconde le inefficienze e le indecenze del potere, questo stesso potere, infame, corrotto e dispotico, sarebbe sopraffatto dagli uomini. Che sono sì uomini politici, per dirla alla Aristotele, ma sono anche vittima della paura, che più che un sentimento, nella collettività si fa situazione dove può venir meno lo Stato di diritto, la democrazia, la libertà. Basta guardare in Italia cosa ha fatto la paura per il comunismo e in Germania quella per gli ebrei e la crisi economica.

Gli economisti ci insegnano che la domanda produce l’offerta: al giorno d’oggi è il contrario. I nostri bisogni sono bisogni indotti, attraverso principalmente la pubblicità, e la paura è indotta esattamente come tutto il resto, solo che ha fine essenzialmente manipolativo e a tutela dei soliti interessi.

Alla politica del facile consenso, populista e razzista, si può ben rispondere con un comportamento che di voti ne porta pochi all’inizio, ma che sicuramente ci lascia in pace con la nostra coscienza. Una scelta etica, che paga però sul lungo periodo, perché un Paese che si chiude al mondo è un Paese che perde peso culturalmente, economicamente, politicamente. Esattamente come sta succedendo all’Italia, che non può lamentarsi dell’asse Parigi-Berlino, né invocare secessioni o ritorsioni, utili solo a tenere in vita il gioco propagandistico-elettorale.

A soldoni, se gli altri son dei bastardi, noi non è che siamo molto meglio. Anzi. Se vogliamo essere diversi e migliori, forse faremmo bene anche noi a non reggere il gioco di chi la macchina della paura l’aziona per meri interessi di breve periodo. C’è chi ha una concezione ateniese della cittadinanza (sono cittadini solo quelli che hanno entrambi i genitori ateniesi… Pericle che impose questa legge escluse automaticamente suo figlio, dato che la moglie non era ateniese), io ho invece una concezione napoleonica: considero, come il fu imperatore di Francia, cittadino chiunque si trovi sul territorio, lavori e paghi le tasse. Forse dovremmo ricominciare da qui. Ed evitare di abbandonarci ai populismi della destra. Perché passi combattere il crimine: qui, però, l’unica cosa che si combatte sono i diritti umani.

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Pierpaolo Farina

Classe 1989, milanese, blogger, sociologo, scrittore. Nel 2009 ho creato enricoberlinguer.it, nel 2010 il blog Qualcosa di Sinistra. Sono il padre di WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, co-fondata nel 2012 insieme a Francesco Moiraghi. Nel 2013 ho scritto il libro "Casa per Casa, Strada per Strada". Nel 2014 mi sono laureato in Scienze Sociali con una tesi su Mafia e Capitalismo con Nando dalla Chiesa. Nel 2015 ho dato vita a MafiaMaps, prima app antimafia. Scrivo per riviste scientifiche, mi occupo di comunicazione politica e social media. Last but not least, fotografo con Sophie, la mia Canon 6D.

13 commenti

  1. Non siamo ancora abbastanza maturi per non lasciarci spaventare dal primo imbecille che si inventa un pericolo: abbiamo paura dei ladri, delle truffe (salvo poi cascarci come pere) dei diversi siano essi di un altro colore di pelle, di un altro credo religioso o di un altro orientamento sessuale, ma anche dei cani, dei ragni, delle radiazioni (perchè non si vedono e non si possono controllare) abbiamo paura delle forze dell’ordine quando se la prendono con noi, quando ci obbligano a rispettar la legge, ma le osanniamo quando cacciano degli immigrati con lo sguardo perso…siamo noi stessi un pò isterici nell’affrontare la realtà, al punto da non volerla vedere anche quando è evidente.

  2. ve lo ricordate il “ministero della paura” creato da Albanese, no?
    purtroppo la gente comune ci casca

  3. Stefano Fasanos via Facebook

    prendiamo atto ke oggi dobbiamo fare i konti kon un NUOVO ANALFABETISMO!!!KE E’ la NUOVA LINFA DELLE NUOVE DITTATURE!!!lo psikonano è veramente neofascista!nel karattere ,nella megalomania, nel narcisismo nel komportamento ,è kiarissimo solo gli IGNAVI nn lo vedono!!!

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