Berlusconi all’attacco della Costituzione

Silvio ci riprova. Ma si sa, errare è umano, perseverare e diabolico. Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Ci aveva già provato cinque anni fa, quando aveva martellato e restaurato completamente la seconda parte della Carta, introducendo una forma di premierato (forma di governo fallimentare laddove è stata provata, in Israele) e mettendo mano all’assetto della giustizia costituzionale (i membri della Consulta eletti non più nella forma 5-5-5 ma con un aumento di due unità espresse dal Parlamento, quindi sette, a scapito della Presidenza della Repubblica e delle supreme magistrature che ne nominano quattro a testa).

Cinque anni fa il popolo sovrano respinse fragorosamente quell’abominio di stampo piduista; il sì prevalse solo in Lombardia e in Veneto, regioni a maggioranza leghista, poiché la riforma conteneva importanti aspetti sul tema della devolution.

Era comunque utopico pensare che il cav. non covasse una nuova distruzione della nostra Carta, ma qualcosa certo è andato storto. Con i finiani già prima ribelli e ora addirittura fuori dal governo, con i numeri presenti in Parlamento, è persino difficile ipotizzare che possa esistere un testo che fornisca la sola maggioranza assoluta. Però il cavaliere pare sicuro di recuperare il consenso di altri deputati ed è probabile che si possa giocare il tutto e per tutto nuovamente con il referendum.

Berlusconi è convinto che per avere vera democrazia occorra cambiare la Costituzione. E’ l’incipit del suo discorso durante la premiazione del concorso Campus mentis ieri a Palazzo Chigi. Se si può considerare normale l’attacco contro quelle istituzioni che limitino eccessivamente il potere del Presidente del Consiglio (sono ormai anni che si cerca di ovviare il problema), non è certo normale attaccare quelle figure preposte proprio alla difesa e al rispetto della Costituzione, ovvero la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica. Berlusconi infatti ha evidenziato come è impossibile approvare una legge purosangue, che possa rimanere tale e quale dopo tutti gli innumerevoli controlli, specialmente se è una legge invisa ai pm di sinistra che la impugnano innanzi alla Consulta che, essendo composta da 11 giudici di sinistra, la abroga.

Bisognerebbe però ricordare al cavaliere che prima di toccare l’architrave dello Stato, bisognerebbe essere informati: dalle dichiarazioni qualsiasi cittadino poco propenso a sapere di leggi e articoli della Carta, risulta che ci siano 11 membri della Consulta automaticamente di sinistra e 4 di destra. Berlusconi infatti omette di dire che sono sue personalissime interpretazioni poiché i giudici della Corte Costituzionale non possono avere la tessera di alcun partito politico, e omette di dire che sono membri nominati da Parlamento e Presidente della Repubblica, quindi soggetti all’alternarsi delle stagioni politiche. Ipoteticamente, se si andasse ad elezioni nel 2013 e vincesse nuovamente lui, anche gli argini della Presidenza della Repubblica e della Consulta sarebbero superati, visto che una maggioranza di destra si troverebbe ad eleggere 5 giudici della Corte e il Presidente della Repubblica che ne elegge 5 a sua volta.

La storia della Seconda Repubblica però è chiara: mai nessun polo è stato riconfermato maggioranza e dal ’94 ad oggi, sia Ciampi che Napolitano sono stati eletti durante governi di centrosinistra (D’Alema nel ’99 e Prodi appena eletto nel 2006). Silvio quindi ha fretta e per liberarsi al più presto di corti, giudici e maggioranze poco fedeli è disposto a rigiocarsi l’arma della riforma costituzionale. Cinque anni fa, il No al referendum di giugno fu il definitivo schiaffo a cinque anni di malgoverno. Ci auguriamo che questa dichiarazione sia il preludio verso la definitiva sconfitta del cavaliere.

 

Commenta con il tuo account Facebook

Giorgio Pittella

Sono nato a Milano un anno e mezzo prima della caduta del Muro di Berlino, da genitori lucani portandomi nell sangue le diverse percezioni della penisola. Da sempre appassionato di politica, vengo insignito del titolo di "sindacalista" sin dalla quinta elementare e "comunista" sin dalle materne, quando le maestre scrutano preoccupate un mio disegno sui funerali di Berlinguer, con falce e martello ben in vista. Ho coniugato la mia passione con i miei studi, iscrivendomi alla Facoltà di Scienze Politiche di Milano, e scrivendo per Qds. Da sempre appassionato di giornalismo, specialmente quello d'inchiesta. Vedo calare drasticamente la mia media voti alle scuole medie dopo un articolo nel giornalino di classe in cui accusavo la prof. di religione di valutare secondo simpatie e antipatie, venendo così meno ai buoni principi cristiani. Tra le mie altre collaborazioni, ho scritto di politica per il sito web di una web-radio e ho scritto per un web-giornale universitario. Sono anche molto appassionato di storia, di filosofia, di arte e di musica e sfegatato tifoso juventino

26 commenti

  1. il problema è che onestamente non cè verso…il PD è d’accordo….gli altri idem………o come in Egitto oppure niet………

  2. nn è mai troppo tardi x riprendersi la propria dignità di italiano/a!!!!!

  3. e come si può fare se gli italani non capisconi niente e continuano a votarlo? sarà perchè si identificano a lui?….

Lascia un Commento