la Carriera o la Vita

Lavorare da casa e guadagnare bene? Si può!

Sembra un classico slogan da fregatura online, e invece è realtà in molti Paesi europei. Dai semplici impiegati a quadri, ai dirigenti, chi fa lavoro d’ufficio ha la possibilità di lavorare da casa, di tanto in tanto o regolarmente, senza sconti di stipendio né di carriera.

Col telelavoro ci guadagnano tutti. L’ambiente per primo, perché ci si risparmiano due viaggi al giorno, e poi i lavoratori e, forse a sorpresa di qualcuno, anche i datori di lavoro.

Per un lavoratore, lavorare da casa significa non solo risparmiare tempo e benzina o lo stress e dell’ora di punta, significa anche potersi organizzare per fare quelle piccole commissioni che altrimenti non si sa quando fare e spesso costano permessi. Otto ore di lavoro (sette ore e mezza o anche meno per qualche fortunato) fatte da casa non sono molte, e lasciano spazio persino per qualche lavatrice e per andare a prendere un bambino a scuola, per una visita medica. Per non parlare delle energie risparmiate!

Tutto questo ovviamente giova di più a chi non deve preoccuparsi solo del lavoro, ma anche della casa e dei figli, e che in Italia spesso decide, proprio perché lavorare da casa è un lontano miraggio, di non lavorare: le donne. Dico le donne perché, per quanto anni di lotte qualcosa abbiano fatto, il risultato principale che è stato ottenuto è che adesso, oltre che prenderci cura della casa, possiamo anche lavorare; è vero che una mano in più la riceviamo, ma la preoccupazione che la baracca vada avanti come si deve rimane spesso tutta nostra. Di solito si chiede aiuto alla nonna, alla zia in pensione, ad un’amica casalinga, si mandano i figli all’oratorio o si paga una babysitter. Sono ancora la famiglia e il vicinato a fare il grosso del welfare, non di certo le politiche statali né tantomeno quelle aziendali, e il piatto della bilancia su cui tutto grava di più, è quello delle donne. Siamo istruite, siamo brave, ma siamo sempre un gradino sotto. Siamo sottopagate e facciamo meno carriera, siamo escluse dai posti di comando. Personalmente, credo che sia anche un fatto di auto-discriminazione, perché scegliamo di mettere la famiglia davanti al lavoro.

Gli uomini, dal canto loro, non è che se la passino molto meglio. In un Paese dove l’idea che l’uomo debba portare a casa i soldi per mantenere tutta la famiglia, in cui la stabilità economica sta prevalentemente sulle sue spalle, è facile entrare nel tunnel del lavoro straordinario. Se poi avere un lavoro è un lusso che non tutti si possono permettere, la paura di perderlo tiene inchiodati alla sedia finché il capo non è uscito. Penso che anche a loro farebbe piacere passare più tempo a casa, sentirsi più vicini ai figli, se ne avessero davvero la possibilità. Ma l’Italia vive ancora in quel tempo in cui l’uomo lavora e porta a casa la pagnotta, mentre la donna fa la brava massaia. Le cose cambiano a poco a poco, ma la mentalità radicata a fondo e difficile da sradicare è questa. Mi chiedo come facciano le coppie omosessuali a tirare avanti.

Con più telelavoro, comunque, staremmo tutti meglio. Le aziende ci guadagnano perché i tempi morti sono minimizzati, si chiedo meno permessi e meno giorni di ferie vengono sprecati lontani dalla spiaggia, rendendo gli impiegati più sereni e più positivi nell’approccio al lavoro. Addirittura, il lavoro straordinario viene , in caso di necessità, accettato di miglior grado. Rimane però il fatto che molti non se la sentono di lavorare da casa, per le troppe distrazioni, e che i datori di lavoro non si fidano a lasciare tanta libertà.

Gli Olandesi hanno risolto il problema creando degli spazi per uffici, chiamati “Smart Work Centres”, in alcuni punti chiave, facilmente accessibili in bici o con i mezzi, che possono essere utilizzati per lavorare a distanza. Serviti di tutto il necessario (eventuale dispositivo per timbrare, fax, fotocopiatrice, connessione internet veloce, eccetera), dal 2008 stanno guadagnando spazio, sponsorizzati dalle autorità pubbliche locali, il cui obiettivo principale era ridurre il traffico, ma pagati dalle imprese.

In Italia la densità abitativa non permetterebbe di applicare il concetto ovunque, ma nelle periferie delle città più grandi, che aspettiamo ad evolverci?

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Marta Gazzola

Cresciuta a San Giuliano Milanese, laureata con lode in economia aziendale alla Bocconi, sto facendo un master di ricerca in economia alla Bocconi e all'UCL-CORE (Belgio). Stage alla Commissione Europea, poi in una think tank che si occupa di economia sociale e sviluppo sostenibile. A settembre 2010 ho aperto il blog "Hic et Nunc" con cui mi impegno a pensare ad un sistema economico differente, che rispetti la natura e le persone, e da febbraio 2011 eccomi qua con l'omonima rubrica.

7 commenti

  1. L’Olanda è un altro mondo rispetto a noi (purtroppo)

  2. mia figlia vive li ne so qualcosa! altro pianeta!!…..lontani mille anni luce

  3. tutto bello, ma c’è anche da dire che in italia chi fa l’impiegato senza contatti con clientele di varia natura è una minima parte. in italia va cambiata proprio la mentalità riguardante i settori lavorativi che è ormai vecchia e superata, e le normative annuali sono troppo lente rispetto al progresso generale. si potrebbe benissimo detassare le buste paga e far lavorare meno ore la gente pro capite, in modo da estendere a tutte le categorie lavorative la possibilità di passare piu tempo in casa ed in famiglia, far odiare meno il proprio lavoro, ma soprattutto creare migliaia di nuovi posti di lavoro… purtroppo in un paese dove rubare ripaga la realtà è quella che è.

  4. Al telelavoro ho guardato con interesse anch’io per le ragioni dette nell’articolo. E proprio per quelle ragioni ho rinunciato. Il lavoro da casa isola, falsa la prospettiva, astrae il lavoro dal suo contesto e gliene fa inquinare un altro (cioè la casa). Io lavoro da quasi trent’anni e vi dirò che molte fasi di asocialità le ho superate proprio grazie al fatto che dovevo andare a lavorare. Sono una mamma che ha dato il cognome a suo figlio, sono un dirigente figlia di un muratore. Volendo si può ma non facciamoci ricacciare in casa come le nostre mamme: le donne devono riuscire a contaminare il mondo ed a cambiarne le regole e non farsi ri-estromettere.

    • Sandra, hai perfettamente ragione. Anche a me non piace il fatto che non ci sia uno scambio, un incontro con altre persone. Proprio per questo come esempio ho segnalato il caso olandese, dove in realtà non si sta a casa, solo più vicino a casa.
      Quando parlo invece di tempo per piccole commissioni o per attaccare la lavatrice, mi riferisco non al telelavoro “esclusivo”, ma al fatto che ci sia la possibilità di telelavorare un giorno o due alla settimana (vivo in Belgio e qui è abbastanza comune a tutti i livelli).

      Nell’articolo avrei potuto essere più chiara, grazie per averlo sottolineato.

      Comunque, ci tengo a precisare che un po’ più di tempo a casa, o di tempo libero, farebbe bene anche agli uomini. Poi è vero che, come dici tu, “le donne devono riuscire a contaminare il mondo ed a cambiarne le regole e non farsi ri-estromettere.” Parole sante. Ma non è che il telelavoro (inteso non come Esclusione, ma come Inclusione, come ampliamento delle possibilità, tenuto conto delle dovute precisazioni di poco fa) fa parte di quel cambio di regole?

      Mia mamma è funzionario d’azienda, figlia di un operaio, e per arrivare fin lì ha passato poco tempo con me. Grazie ai suoi sforzi mi sono potuta permettere la Bocconi, e spero in futuro di potermi permettere più tempo con la mia famiglia. Abbiamo lottato tanto, non smettiamo! Lottiamo ancora per tutte le donne e per tutti gli uomini!

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