L’Occidente accoglie lo straniero, purché sia denaro.


L’emergenza libica, che vede nelle ultime ore il governo impegnato come non lo si vedeva da molto tempo, sta sconvolgendo l’opinione pubblica e politica che nel giro di pochi mesi si è trovata a constatare che nel Nord Africa e nel Medio Oriente delle dittature opprimono i propri cittadini da decenni e che i governi occidentali, con il silenzio dell’ONU, sono stati a guardare senza muovere un dito.

L’Occidente, che da tempo immemore ormai finanzia il proprio sviluppo con il debito, ha giovato della larga partecipazione del capitale proveniente dai cosiddetti fondi sovrani. Questi sono degli stock di liquidità posseduti in larga parte da stati nordafricani, asiatici e mediorientali. Tale liquidità deriva da diverse operazioni tra le quali i cospicui surplus che si ottengono dall’esportazione del petrolio. La Libia, come la Russia e l’Arabia Saudita, essendo un grande produttore di petrolio, ed avendo accumulato ricchezza grazie alle privatizzazioni attuate dal governo di Gheddafi, possiede ingenti somme che destina ai fondi sovrani. Tali fondi sono gestiti direttamente dallo Stato e, nel caso della Libia, sono stati fin adesso gestiti da Gheddafi e il suo entourage.

L’Europa è un grande recettore di fondi sovrani e l’Italia, prima del prepotente ingresso della Libia, era uno dei meno attivi in questo campo. Ultimamente, però, grazie ai rapporti di amicizia che i nostri governi hanno instaurato con il dittatore, la Libia è sempre più presente nel nostro sistema economico e possiede massicce partecipazioni in otto aziende italiane tra le quali si ricordano ENI, Unicredit (primo gruppo bancario italiano), Finmeccanica, Mediobanca e FIAT. È quasi superfluo notare la pericolosità del ruolo che possono giocare gli investimenti provenienti da tali fondi che, essendo gestiti direttamente da governi, che per di più molto spesso non sono totalmente democratici, come nel caso libico, possono presentare finalità diverse da quelle puramente commerciali ed essere utilizzati come uno strumento a vantaggio di chi li possiede in un eventuale disputa internazionale.

La crisi libica ha posto anche una questione d’emergenza immigrazione, soprattutto per l’Italia che è geograficamente il paese sviluppato e democratico più facile da raggiungere per chi scappa dall’Africa in cerca di un futuro roseo. Le strutture in cui ospitiamo gli immigrati africani si sono presto rivelate insufficienti e prive di primari servizi che possano rendere minimamente dignitosa una permanenza anche temporanea. Il governo, che non ha mai espresso una linea di azione condivisa riguardo all’intervento in Libia, si trova adesso in seria difficoltà nella gestione degli sbarchi e dell’accoglienza. Il resto dell’Unione Europea, incapace di pianificare una politica estera univoca, si trova estremamente frammentata. Il risultato di questo caos ha portato oggi a una situazione di totale incomprensione e mancanza di coordinamento tra i paesi UE che mina la solidità dell’intervento nel suo insieme.

Italia ed Unione Europea sono entrate nel pallone di fronte all’esplosione della crisi facendo emergere sin da subito difficoltà nella gestione dell’intervento e dell’accoglienza dei profughi. La paura del terrorismo e del disordine sociale ci rende dei pessimi ospiti.

Proprio noi che accoglievamo e che tutt’ora accogliamo somme stratosferiche di investimenti senza curarci della provenienza e della pericolosità che esse possono assumere.
Ai governi occidentali bisognerebbe chiedere a questo punto: come mai prima di accogliere sul proprio territorio un uomo è necessario verificare che non sia pericoloso mentre il denaro lo si lascia viaggiare indisturbato senza curarsi delle conseguenze?

 

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Riccardo Marchingiglio

Sono nato il 17 Dicembre del 1990 ad Erice, in provincia di Trapani. Ho frequentato a Trapani il Liceo Scientifico e al termine degli studi superiori, nel 2009 mi sono trasferito a Milano per frequentare l'Università Bocconi dove sono iscritto al corso di laurea in Economia e Scienze Sociali. Ho militato per quasi due anni nel Partito della Rifondazione Comunista presso il Circolo Mauro Rostagno di Trapani che ho abbandonato dopo il VII congresso del 2008, nel corso del quale ho appoggiato e votato la Mozione Acerbo. Appassionato di musica, in particolare del Seattle sound degli anni '90, e tifoso sfegatato della Juventus.

9 commenti

  1. Ma i sensi sono una famiglia di ladri, corruttori, grassatori, collusi ed incompetenti…totale meglio gli stranieri in questo caso…

  2. Retorica: PECUNIA NON OLET! Il profugo si! il danaro non ha bisogno di cibo, assistenza sanitaria, servizi igenici, di umanità. IL DANARO NO!!!!!!!!!!!!

  3. Partecipare alla guerra è comunque stato da parte dell’Italia non solo una violazione della Costituzione ma una mossa poco avventata poichè non solo sarà una guerra in cui come sempre è stato le popolazioni civili saranno le più esposte ed è di oggi la notizia che aerei americani hanno bombardato con l’uranio impoverito, ma oltretutto noi saremo i primi a farne le spese poichè da paese amico (anche se per puri interessi economici) siamo da un giorno all’altro diventati nemici e quindi le conseguenze potrebbero prima o poi arrivarci addosso, allora vedremo se la Francia e l’Inghilterra saranno pronte a sostenerci. Inoltre se non ci fosse stato il petrolio non avrebbero mosso un dito per i diritti civili di quel popolo ed aiutarlo a liberarsi del tiranno. Non vorrei essere cinica ma quello a cui abbiamo assistito fin’ora mi ha fatto credere questo.

  4. solo interessi ,ma dovè l’umanita ,la carita cristiana ,il papa che predica amore per il prossimo cosa ha mandato a Lampedusa

  5. Nicolaus Nicola Lattarulo via Facebook

    pecunia non olet

  6. Giuseppe Pelligra via Facebook

    compagno Enrico….che facciamo?

  7. Dello Ioio Gerardo via Facebook

    L’OCCIDENTE E L’EUROPA SONO DEI BASTARDI VENDUTI

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